Libri

I libri selezionati per voi da Artistagoloso.

La Versione di Barney
Mordecai Richler
Gli Adelphi

“Libro complesso sotto molti punti di vista. Le prime pagine shoccano per il modo delirante e confusionario in cui vengono riportati fatti, impressioni e ricordi, ma, una volta entrati nel ritmo del racconto, si comincia a seguire Barney pagina dopo pagina. E nonostante abbia vissuto come un momzer-shiker per tutta la sua vita, troviamo un lato di Barney tenero e protettivo quando parla di Miriam e dei suoi figli. Il Barney alcolizzato che inveisce contro tutto e tutti e che non penseresti capace di un amore tanto profondo, commuove. Nonostante le sue bugie, le vigliaccate, gli scherzi di dubbio gusto, Barney rimane, nella sua sregolatezza, un personaggio affascinante. E a dispetto di tutte le prove, ti ritrovi a difenderlo e a credergli, perchè Barney tutto può essere, ma non un assassino. Finale triste e penoso, ma purtroppo realistico, e che inquadra perfettamente tutta la confusione del racconto, dovuta alla malattia che sta avanzando e non solo al carattere caotico di Barney.” Da Kua’s Rewievs, traduzione M.Codignola
Personalmente ho trovato La versione di Barney un libro dall’inaspettata caratura narrativa e stilistica. 484 pagine di puro piacere letterario, dalle quali mi sono staccata a fatica, fino a che non l’ho finito. Mi sono affezionata al personaggio, così duro e scorbutico ma anche così simpatico e condivisibile, un’orso dal cuore grande. Un uomo ormai anziano che butta uno sguardo al passato, con la solita indifferenza che lo contraddistingue, che è poi una forma di difesa. Un uomo capace di farti ridere dalle pagine di un romanzo, bhè questo è un personaggio più unico che raro. E, allo stesso tempo, sa commuoverti e farti ragionare. Questo senso di grottesco e disillusa  amarezza ci disegnano un Barney ormai malato, che non può fare a meno del ricordo di Miriam, la sua amata Miriam con le spalle lisce vestita di taffetà azzurro, la mamma dei suoi figli, la terza ma unica grande donna della sua vita. Il rimpianto lo divora. E il “problema” con Boogie. Il grande enigma da risolvere. Colpevole o innocente? Sua figlia lo crede innocente. Agli altri qualche dubbio viene. Il mistero si risolve alla fine, nella postfazione, con un epilogo degno del suo nome. Alla fine di questo libro ho esclamato: “finalmente un romanzo da affiancare ad Hesse e Yourcenar nella mia personale top-three, dei the best of.!” Grandissimo! Huge! Più irriverente di Palahniuk, più raffinato di Coe, più minuzioso di Ammaniti. Un Richler da non perdere. Non leggerlo sarebbe un peccato.

Qualcuno con cui correre 
David Grossman
Mondadori

Assaf e Tamar. Due personaggi cardine della narrazione, ignari l’uno dell’altra ma trascinati in un turbinio di avvenimenti da Dinka, il cane. Un romanzo piacevole e non banale come può sembrare. Ambientato tra i vicoli di Gerusalemme è un bello scorcio della vita dei giovani e degli artisti di strada.

Si parla anche della realtà della tossicodipendenza e del difficile cammino di chi ne vuole uscire e dei sacrifici che siamo pronti a compiere per aiutare le persone che amiamo.

 

 

 

 

 

LA CASA DEL SONNO di Jonathan Coe, Universale Economica Feltrinelli

DANNAZIONE di Chuck Palahniuk, Mondadori Strade Blu

E TI HO SPOSATO di Lily Tuck, Bollati Boringhieri

SOSTIENE PEREIRA di Antonio Tabucchi, Universale Economica Feltrinelli

VOGLIO VIVERE DI PIU’ di Isabel Losada, Feltrinelli

OGNI COSA E’ ILLUMINATA di Jonathan Safran Foer, Le Fenici

QUALCUNO CON CUI CORRERE di David Grossman, Oscar Mondadori

LA BANDA DEI BROCCHI di Jonathan Coe, Universale Economica Feltrinelli

FOLLIA di Patrik McGrath, Gli Adelphi

 

 

Milan Kundera
Amori Ridicoli
Gli Adelphi

<“Versami un’altra slivovice” mi disse Klára, e io non ebbi nulla in contrario. Il pretesto per aprire una bottiglia non era certo straordinario, ma c’era: quel giorno avevo ricevuto un compenso piuttosto consistente per l’ultima parte di un mio saggio uscito a puntate su una rivista d’arte.>

Il narratore, Ondríèek, attende in un caffè di piazza San Venceslao, immerso nella lettura di un grosso libro tedesco sulla cultura etrusca,  il suo amico Martin, un don giovanni sposato che ha la capacità di fermare qualsiasi donna per la strada con spericolata sfrontatezza senza mai combinare nulla, sempre sospeso nel  gioco della seduzione.

Martin compare all’improvviso nella porta a vetri del caffè  interrompendo le sue meditazioni. Comincia a fare delle smorfie e gesti significativi  in direzione di un tavolino dove davanti a una tazza di caffè è seduta una giovane donna.

Ondríèek è così immerso nella lettura che non ha notato la ragazza. Un atto imperdonabile agli occhi di Martin!

Prima che la ragazza abbandoni il caffè, Martin prende il grosso libro e lo infila con cura nella borsa della ragazza aggiungendo: ”E’ scomodo da portare in mano”. Il tram la porta via e loro si ritrovano lì ad agitare la mano.

Un racconto divertente che parla di desiderio, d’amore, di attese cosmiche. Kundera ha detto una volta di aver scritto Amori ridicoli con maggior divertimento, con maggiore piacere di tutti gli altri suoi libri.
Non riuscirete a smettere di leggere.

Andrè Héléna
Il buon Dio se ne frega
Edizioni Aìsara

“Come se non lo sapessi da me quanto valgono gli uomini e il loro buon Dio, il loro buon Dio di legno e gesso, il loro buon Dio delle guerre e degli eserciti. Lo stesso buon Dio dei giudici e, guarda caso, anche dei piedipiatti, e dei gendarmi, e dei secondini, il buon Dio dei ricchi e della sbirraglia. Un tizio onnipotente che maledice i piccoli ladri e benedice quelli grandi, un tizio in vendita e in affitto come tutti gli altri, perché le cerimonie di culto si comprano, signori miei, esistono diverse classi come in treno, è sempre una questione di quattrini.”

In una notte nera come l’inferno, sotto una pioggia incessante, l’evaso Félix Froment torna a casa per riprendersi la propria vita. Fuggito dalla Guyana, è di nuovo in Francia per barattare alcuni diamanti con la libertà: ora è James Morgan, artigiano gioielliere, inglese. La nuova identità lo mette in salvo dal passato e dagli sbirri, ma non dalla paura, che continua a ronzargli nel cervello, lo insegue nella sua città, aggredisce l’unica illusione di speranza della sua giovinezza. Nonostante tutto, quest’antieroe della disperazione che aspira a essere puro e felice, cade con l’ingenuità di un bambino nel sogno di una nuova vita e dell’amore.
Ma a uno come lui, con un passato di rapine, violazioni e sangue, a uno così la vita non può arridere. La polizia lo bracca, gli sta alle costole. E non è forse ancora un recluso, lui, che fatica a liberarsi dal mondo, come da una prigione?
ANDRÉ HÉLÉNA (Narbonne, 1919-Leucate 1972), autore del secondo dopoguerra, è oggi considerato uno dei più autentici rappresentanti del romanzo noir francese.
Nel 1948, durante una reclusione in carcere, scrive Gli sbirri hanno sempre ragione e comincia la sua sterminata produzione narrativa: 11 romanzi nel 1952, 18 nel 1953, 10 ancora nel 1954. Tra i noir, Il gusto del sangue (Aìsara, 2008) e I clienti del Central Hôtel (Aìsara, 2009) gli valsero i maggiori riconoscimenti.

Alessandro Mari
Troppo umana speranza
La Feltrinelli

“Colombino si guardò i piedi, infilati nei calzettoni di lana e negli zoccoli. Tre passi, e tutto sarebbe cominciato. Tre passi soltanto. Perché al primo si è solo partiti, al secondo si può ancora rinunciare, mentre al terzo è tardi, resta solo il tempo di guardarsi indietro.” Prima metà del diciannovesimo secolo. Sullo sfondo di un’Italia che non è ancora una nazione, quattro giovani si muovono alla ricerca di un mondo migliore… Un grande romanzo sulla giovinezza. La giovinezza del corpo, della mente, di una nazione.”

 

 

 

 
Yousef Al-Mohaimeed
Le trappole del profumo
Edizioni Aìsara


Ora dimmi, Turàd, finisci la tua storia. Illuminiamo,
con le nostre storie e i nostri ricordi infinitamente tristi,
la notte di Riyad,
addormentata come una grassa donna anziana.

In una stazione di Riyad un uomo è in fuga, incapace di decidere la meta del suo viaggio. Si chiama Turàd, “il cacciatore”, anche se è stato lui a finire in trappola, e porta lo shimàgh ben stretto attorno alla testa – è la sua ossessione. Dov’è finito il suo coraggio, quella dignità forgiata nel deserto, fra le distese di sabbia che circondano i wadi? Dove e quando ha perso la sua identità?
Fra le strade caotiche della città araba contemporanea, un inferno senza fascino e senza profumi, i ricordi di Turàd il beduino si mescolano a quelli di Tawfìq lo schiavo e dell’orfano Nàsir, anime sfigurate dalla vita che lottano contro un mondo spietato e realizzano il senso del proprio destino nell’amicizia, nel legame fraterno, nella condivisione dell’esistere.
Yousef Al-Mohaimeed è nato e vive a Riyad. Le trappole del profumo è uscito in lingua inglese per Penguin books col titolo Wolves of the crescent moon, in francese per Actes Sud col titolo Loin de cet enfer.

Adrian Chivu
Album da disegno

“La verità è la bugia alla quale decidi di credere”
Edizioni Aìsara 

Premio Insula Europea 2009
Colori, matite e un album da disegno. È “quasi un uomo”, ormai, ma solo così riesce a dire quello che prova, quello che vede: i genitori che si separano, il padre che se ne va di
casa e la nonna che accusa lui, il figlio ritardato, di essere la causa di tutto.
Ma il vero problema è il legame torbido e morboso che unisce madre e figlio, nonna e nipote, madre e figlia.
ADRIAN CHIVU, (Bucarest, 1975), di sé dice: «Non ho studiato lettere, non mi piace viaggiare, non mi piace la montagna e nemmeno il mare, non mi piace mangiare lentamente, non mi piace giocare al computer, non mi piace che l’uomo sia arrivato sulla Luna, non mi piacciono i luoghi in cui non è permesso fumare, non mi piace bere acqua, non mi piace il caffè senza zucchero, non mi piacciono le persone che credono di detenere la verità, non mi piace prendere l’aereo, non mi piacciono le camere d’albergo, non mi piacciono i fiori e nemmeno i bambini, non mi piacciono i barbieri e neppure camminare».


Viola di Grado
Trenta acrilico settanta lana
Edizioni e/o

Articolo tratto da Marie Claire, scrive Spadoni:
Mercoledì, 19 gennaio 2011
Non l’avessero già usato per la promozione di un altro chiacchierato esordio dell’anno scorso, si potrebbe dire che Settanta acrilico, trenta lana di Viola Di Grado (Edizioni e/o, pp. 208, 16 euro, esce il 19 gennaio) è un romanzo “potente”. Che ti fa venir voglia di abbracciare la protagonista, la ventenne Camelia da Leeds, un padre morto in un incidente stradale con l’amante e una madre che sa solo fotografare buchi e (non) parlare con gli sguardi; e dirle che sì, questa non sarà «una storia d’amore, anche se vorrebbe tanto esserlo, darebbe dieci paragrafi per esserlo», ma va bene così, va bene trucidare i vestiti, vomitare parole per strada, violentare il silenzio di Wen, il ragazzo orientalecon l’ex fidanzata morta e il fratello strano, che poi la chiave di tutta la storia, come fosse un ideogramma cinese appena inventato, alla fine in qualche modo si trova. E che questa non è una storia con «le farfalle che volano», si capisce (ancora meglio) nelle ultime spiazzanti pagine.

La “nota sull’autrice” in fondo al libro racconta poco di Viola di Grado, che «ha 23 anni, è nata a Catania, si è laureata in Lingue Orientali a Torino e studia a Londra». Così le abbiamo girato qualche domanda.

Perché hai scelto di ambientare il romanzo proprio a Leeds?
Perché Leeds non è una città qualsiasi, è un palcoscenico ambiguo, magico, pieno di gente di tutto il mondo che per strada si traveste, beve, vomita e canta. Era una tentazione irresistibile trasformarla in un buco che ingoia tutte le parole, renderla apocalittica.

Camelia è un alter ego di Viola?
No, io sono diversa da Camelia. Sia come persona che nelle esperienze. Ho scelto questo nome perchè Camelia trucida i fiori con un coltello, io/Viola faccio del male a Camelia assegnandole una vita tragica, e Lily (giglio) è morta (ma non posso dirvi come). È un gioco perfido di fiori che fanno del male ad altri fiori.

Ti senti più “dark come Amélie Nothomb” o “provocante come Elena Ferrante”, come dice la quartadi copertina?
«Giocosa come Amélie Nothomb».

Scrivi la tua autobiografia in max venti parole.
Scrivo da quando avevo 5 anni, suono il flauto traverso, raccolgo da terra oggetti perduti per farci delle collane.

Alla cerimonia di premiazione di un importante premio letterario, un signore di mezza età prega la regia di inquadrare il tuo décolleté. Che fai?
Non saprei, perchè probabilmente avrei indossato uno dei miei vestitini accollati di pizzo da bambina d’altri tempi, non mostro mai il décolleté.

Il posto più strano dove ti è venuta l’ispirazione?
In un sobborgo di Kyoto, su un treno speciale in cui a ogni fermata saliva qualcuno travestito da fantasma, mentre mangiavo spiedini di carne cruda.

Il libro che ti ha cambiato la vita?
Mrs Dalloway.

C’è stato un momento in cui ti sei detta “sono una scrittrice”?
Sì, a cinque anni, quando ho scritto il mio primo racconto.

Libro o ebook?
Libro con le pagine macchiate di fragole: mi è successo con dei racconti di Miranda July, e sono estasiata dal risultato.

Scrittori di riferimento?
Lewis Carroll e le cortigiane giapponesi dell’anno mille.

Cosa c’è nel tuo armadio?
Vestiti da bambola, collane fatte di giocattoli, pizzi vittoriani, cinture di proiettili e di macchinine di plastica, parrucca nera fino ai piedi, ah e i miei diari, sono anche loro lì, nascosti tra i vestiti.

Ti senti più tipa da Zara, Topshop, Primark o cos’altro? 
Da festa di Halloween.

Il film islandese di cui parli nel libro esiste davvero? 
Sì (ma non ci dice il titolo, ndr)

Hai dedicato il tuo libro a qualcuno? 
In particolare, a qualcun’altro: “To someone Else”, ma c’è un trucco.

Falange Armata
Carlo Lucarelli
2002
Stile libero
Giallo
Giulio Einaudi Editore

«Ho scritto Falange Armata nel ’92. Nel ’94 la Banda della Uno Bianca è stata scoperta e in un certo senso sembrava di leggere parte del mio libro… In realtà io non avevo anticipato proprio nulla. Era successo soltanto quello che succede sempre con i noir, o i gialli: come dice uno che di certe cose se ne intende, a pensare male si fa peccato ma di solito ci si azzecca sempre».
Dalla Prefazione dell’autore
Torna in libreria un Lucarelli leggendario del 1993, con l’impavido sovrintendente della Questura bolognese protagonista anche di Il giorno del lupo. Coliandro non ha le sottigliezze dei personaggi della serie dei “killer animali”, ma il suo modo scalcagnato di irrompere sulla scena assicura al lettore un divertimento fresco e perenne. Naziskin, neonazisti, morti ammazzati si mescolano in un livido intrigo. In una città resa piú complicata e piú viva dalla giungla dei gruppi giovanili. Riuscirà a sbrogliarsi Coliandro? Da solo forse no: ma c’è Nikita, ragazza ribelle e priva di pregiudizi, che accetta di aiutare il poliziotto. Tra risse in discoteca, raffiche di mitra, fughe e qualche momento, dopotutto, di tenerezza.

Vincent, mio fratello
Elisabeth Van Gogh
Edizioni Skira, Ginevra-Milano 2010

“In un angolo dell’atelier aveva collocato il tronco di un vecchio albero abbattuto da una tempesta. Lo aveva segato e infilato in una cassetta piena di terra. Fra i rami aveva posto diversi nidi: Vincent raccoglieva quelli che erano stati abbandonati dagli uccelli durante le sue passeggiate nei boschi. C’era il nido a forma di cono dello scricciolo, il nido muschioso del falco, quelli semplici del passero e del tordo; il nido di usignolo costruito con meno abilità. C’era anche il nido lanuginoso del forapaglia; quello della rondine di ruscello, fatto di erba e argilla. E infine un paio di alcune specie di uccelli che costruiscono il loro nido a terra. Avrebbe voluto un nido di martin pescatore, fatto con lische di pesce, ma non era mai stato in grado di trovarne uno, sebbene lo avesse cercato a lungo con Theodore…” Scritti da Elisabeth van Gogh, la sorella minore del pittore, questi ricordi aprono uno spiraglio sull’adolescenza e la prima maturità del giovane Vincent, un ragazzo dalla sensibilità fuori dal comune, amante della natura e della vita solitaria. Elisabeth ripercorre i molti tentativi del fratello di trovare un ruolo nella società del tempo, tutti irrimediabilmente falliti: libraio, assistente di un mercante d’arte, insegnante di francese, predicatore evangelico. E tratteggia il ritratto di un giovane dalla religiosità tormentata, capace di assistere gli ammalati durante un’epidemia di tifo e di condurre un’esistenza spartana, ai limiti del fanatismo.

Cuore di Tenebra
Joseph Conrad
Postfazione di Alessandro Baricco
Traduzione di Ettore Capriolo
Universale Economica Feltrinelli

Basato sull’esperienza africana di Conrad nel 1890, Cuore di tenebra è il migliore dei suoi romanzi brevi e la più geniale fra tutte le sue opere. Un libro eloquente, audace, sperimentale, satirico, eppure profondamente umano, sin dalla sua uscita a puntate nel 1899 non ha fatto che causare controversie. “II “cuore di tenebra” non è semplicemente la giungla che sta al centro del “continente nero”, ma anche it cuore corrotto di Kurtz e forse persino lo stesso imperialismo europeo. “L’Europa intera ha contribuito alla creazione di Kurtz”, e Londra è iI cuore della tenebra minacciosa.
Scritta quando l’imperialismo era politicamente corretto, quest’opera brillante, antimperialista e antirazzista nacque nel periodo di massimo successo di Conrad, scrittore provocatorio, innovatore di idee e tecniche. Cuore di tenebra si è dimostrato un testo assai influente, e tra i suoi numerosi adattamenti figura anche il film Apocalypse Now di Francis Ford Coppola.

Arte del colore
(Esperienza soggettiva e conoscenza oggettiva come vie per l’arte)
Johannes Itten
Il saggiatore

Vogliamo parlare di colore? E allora prendiamo in mano la Bibbia del Colore. Leggiamola bene. E poi ne parliamo! Questo è il testo fondamentale per l’analisi visiva e la cromatologia. Fondamentale per ogni artista, grafico, osservatore.

Revolver
Isabella Santacroce
Strade Blu, Oscar Mondadori

Angelica e Veronica. Due schiave, due guerriere. Esistenze da consumare rapide, come in fast food.Donne da “sbattere, come un ovetto dentro la ciotola.” Destini segnati, capaci, però, di conservare un estremo istinto di salvezza.

Memorie di Adriano
Marguerite Yourcenar
a cura di Lidia Storoni Mazzolani
Prima Edizione Giulio Einaudi 1963
Uno dei miei libri preferiti, di sempre. Posso non aggiungere altro?

Luminal
Isabella Santacroce
Universale Economica Feltrinelli
Prima Edizione giugno 2000

Non chiamatela solo scrittura creativa!
“E’ imbarazzante la Santacroce. Questa sua genialità letteraria, è imbarazzante. E’ una diversa (e il suo autore preferito, Oscar Wilde, che ha fatto della sua diversità uno stile).
Scrive libri che fanno male. Uno più dell’altro. Luminal fa talmente male che non è neanche più pulp (pulp fino a qualche tempo fa, sui giornali voleva dire cattivo, cattivo forte, un po’ gratuito) e va letto perchè la vita (anche se non succede niente, anche se ci scappa da ridere) fa male più dei libri, più di qualunque libro, e non esiste nessuna cattiveria che nella realtà non vinca i libri.” Aldo Nove

365 storie cattive
Un’antologia nera di AA.VV.
Promossa e curata da Paolo Franchini
A sostegno di A.I.S.E.A. Onlus

www.aiseaonlus.org

www.365web.tk

L’idea: gli scrittori hanno descritto la cattiveria e la pazzia, con  365 parole, uno al giorno per 365 giorni. La scommessa di Franchini, lo scrittore più pallido del web, ha mosso mari e monti ed è stata realizzata in tempo record ed in modo egregio. Una raccolta imperdibile.

Cavie
Chuck Palahniuck
(Titolo originale: Haunted. Traduzione di Matteo Colombo e Giuseppe Iacobaci)
Milano, Mondadori, 2005

Sicuramente uno dei libri più forti degli ultimi anni. Da leggere tutto d’un fiato.
“Chuck Palahniuck è peggio di un polpo.
Ti afferra con i suoi tentacoli e ti trascina
in un buco pauroso. Lasciatelo stare se avete lo stomaco debole.”
Niccolò Ammaniti

Pincopallina e la fontana della vecchiezza
Guglielmo Gaviani
una fiaba per grandi e per piccini
(Illustrazioni di Manuela Furlan)

Lo potevo fare anch’io
(Perché l’arte contemporanea è davvero arte)
Francesco Bonami
Strade Blu Mondadori

Un libro geniale, che smonta il classico detto che chiunque può fare arte contemporanea e ci insegna a “pesare” il valore delle opere, giudicandole senza pregiudizi. Scritto dal critico e curatore di fama mondiale Francesco Bonami; che è anche il direttore artistico delle fondazioni Sandretto Re Rebaudengo, Pitti Immagine Discovery e Centro Arti Contemporanee Villa Manin.

L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello
Oliver Sacks
Adelphi Edizioni

“Sono un appassionato lettore di storie cliniche… ma no  ho mai letto dei racconti psicologici così intensi come quelli narrati da Sacks nell’ Uomo che scambiò sua moglie per un cappello… E’ un libro che vorrei consigliare a tutti: medici e malati, lettori di romanzi e di poesia, cultori di psicologia e metafisica, vagabondi e sedentari,  realisti e fantastici. La prima musa di Sacks è la meraviglia per la molteplicità dell’universo.”

La filosofia di Andy Warhol
(The philosophy of Andy Warhol, from A to B and back again)
Andy Wahrol
Tascabili Bompiani

Istrione, mostro sacro, contro l’establishment ma sempre dentro l’establishment, innovatore al di là di ogni corrente, regolarmente trasgressivo e regolare trasgressivamente, uno dei protagonisti della vita culturale del dopoguerra racconta spudoratamente se stesso.

Ultime tendenze nell’arte d’oggi
(Dall’ Informale al Neo-oggettuale)
Gillo Dorfles
Feltrinelli

Tutto, ma veramente tutto, sull’arte contemporanea, scritto dal lumiare Dorfles, uno dei più grandi critici d’arte italiani, insegnante di estetica, che, dal dopoguerra, si è impegnato in una appassionata difesa dell’arte d’avanguardia.

Il primo libro di antropologia
Marco Aime
Piccola Biblioteca Einaudi

Un libro fondamentale per capire cos’è l’antropologia culturale e cosa fa un antropologo oggi, in chiave percettiva, oltre che didattica. Marco Aime insegna Antropologia culturale all’ Università di Genova

Il piccolo libro dei colori
Michel Pastoureau e Dominique Simonnet
traduzione di Francesco Bruno
edizioni Ponte alle Grazie

Costa poco, scorre ed è illuminante. Sulla storia dei colori e non solo. Consigliato a tutti.
“I colori la dicono lunga sulle nostre ambivalenze. Sono dei formidabili rivelatori dell’evoluzione e della mentalità. Vedremo come la religione li abbia posti sotto il suo controllo, così come ha fatto con l’amore e con la vita privata. Come la scienza abbia detto la sua, sopravanzando la filosofia: onda o crepuscolo? luce o materia? Come anche la politica se ne sia impadronita:  i rossi e gli azzurri non sono sempre stati quelli che conosciamo… Tutto è retto da un codice non scritto di cui i colori detengono il segreto.”

Pigmeo
Chuck Palahniuk
Piccola Biblioteca Oscar Mondadori
“In realtà è una commedia romantica per giunta.”

Pigmeo è un tredicenne proveniente da un non meglio precisato staterello teocratico del sud del mondo. Accolto in una famiglia americana nel corso di uno scambio culturale, il ragazzo fingerà di adattarsi al nuovo clima di apparente tolleranza, preparando nel frattempo un famigerato attentato terroristico. La parola d’ordine? “Fa’ agli altri quello che Dio fa a tutti”.

Lettere a un giovane poeta
Rainer Maria Rilke
Poesia del Novecento
Oscar Mondadori, Prima edizione 1994
a cura di Marina Bistolfi

“La maggior parte degli avvenimenti sono indicibili, si compiono in uno spazio che mai parola ha varcato, e più indicibili di tutto sono le opere d’arte, misteriose esistenze, la cui vita, accanto alla nostra che svanisce, perdura.”
Rainer Maria Rilke
Lettere a un giovane poeta di Rainer Maria Rilke costituisce la reale e reattiva testimonianza di una concentrata corrispondenza fra il poeta austriaco di origine boema e lo scrittore Kappus all’inizio del Novecento pubblicata in seguito alla morte del poeta, forse come una sorta di testamento spirituale. Al di là della concretezza dell’epistolario, queste lettere rappresentano uno squarcio di vita vera che sembra essere una novella la cui conformità, anzi “corrispondenza” con la poesia è incontestabile oltre che infervorante.


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