FABIO MAURI. THE END.

FABIO MAURI. THE END

Palazzo Reale, Piazza del Duomo 12, Milano

Dal 18 giugno al 23 settembre 2012

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Palazzo Reale ospita in esclusiva uno straordinario progetto espositivo: per la prima volta in mostra a Milano le opere più importanti di FABIO MAURI. Installazioni, oggetti, performance, opere, emozioni e visioni dell’artista che ha fatto dell’ideologia un materiale dell’arte.

Il progetto si muove su un itinerario unitario e coerente: un primo percorso, più intimo, per l’esposizione di una raccolta inedita di disegni; un secondo percorso, inaspettato e palese, delle più importanti installazioni dell’artista romano, e un ultimo che raccoglie una ricca selezione di schermi, le sue prime opere monocrome realizzate alla fine degli anni Cinquanta che contengono già il riferimento al cinema e alla civiltà contemporanea dell’immagine.

Artista e drammaturgo, fondatore di due riviste critiche e protagonista dell’avanguardia italiana a partire dagli anni Cinquanta, Mauri intreccia storia e destino individuale nella sua poetica, che si struttura nei suoi primi diciotto anni di vita: la guerra, la conversione, la follia, il dramma degli amici ebrei mai più tornati, la scoperta del fascismo reale. Le sue opere sono una riflessione sull’arte e sull’uomo, testimonianza delle idee poetiche, da sempre al centro del suo affascinante lavoro.

DOCUMENTA (13), una delle rassegne di arte contemporanea più prestigiose al mondo, gli ha reso omaggio con la performance Che cosa è la filosofia. Heidegger e la questione tedesca. Concerto da tavolo.

Un artista considerato maestro per le giovani generazioni: un autore fortemente contemporaneo, capace di agire e sperimentare molteplici linguaggi espressivi senza mai nessuna concessione al consenso. Un percorso potente e poetico in cui la parola ‘memoria’ non è rivolta al passato, ma diviene un allarme per le possibili vicende future.

La mostra propone quello che da sempre è il tema centrale della poetica dell’artista: l’arte declinata con i toni, a lui più congeniali, della tensione ideologica, allusione alla condizione drammatica dell’uomo tra forma, immagine e storia. Inevitabile diventa il coinvolgimento del pubblico, attraverso oggetti e immagini presi in prestito dalla storia, personale e collettiva, e caricati di nuovo significato nel contesto artistico.

La tensione tra espressività artistica e macabra realtà evocata in Ebrea (1971), installazione abitata da oggetti-sculture che simulano una provenienza umana – pelle, denti, ossa, capelli di ebrei morti nei campi di sterminio nazisti – emoziona lo spettatore e lo accompagna in una diretta esperienza del male. Uno stato d’animo simile alla progressiva inquietudine generata dai contrasti di Che cosa è il fascismo (1971), ricostruzione simulata di una cerimonia di “ludi juveniles” d’epoca fascista, costruita tra l’apparente normalità degli eventi e la presenza di segnali negativi. La denuncia diventa invece sottile e a tratti ironica in Manipolazione di cultura (1976), analisi critica dell’ideologia attraverso le immagini da essa prodotte e propagandate, in cui le fotografie icone dell’epoca fascista e nazista sono accompagnate da zone d’ombra in forma di monocromi neri e didascalie spesso tautologiche, paradossali, descrittive.

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All’interno del percorso la monumentale installazione Il Muro Occidentale o del Pianto, (1993), una parete costruita con vecchie valigie di cuoio, di varie forme e dimensioni, alta 4 metri e originariamente parte dell’allestimento di Ebrea in occasione della 45° Biennale di Venezia. Il muro è un esplicito riferimento al Muro del Pianto di Gerusalemme, simbolo della divisione del mondo, dell’esilio, della fuga forzata.

Il catalogo della mostra è edito da Skira Editore.
La mostra è realizzata in collaborazione con Studio Fabio Mauri di Roma.

INGRESSO GRATUITO

ORARI

Lunedì: 14.30_19.30
Martedì, Mercoledì, Venerdì e Domenica: 9.30_19.30
Giovedì e Sabato: 9.30_22.30
Ultimo ingresso un’ora prima della chiusura

a cura di FAM Francesca Alfano Miglietti

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