MIRO’-MONDRIAN-CALDER ALL’ARCA

Ha inaugurato il 3 marzo 2012, la mostra dei “giganti dell’avanguardia” a Vercelli. Di certo non solo queste tre eccellenti figure d’artista hanno caratterizzato le avanguardie, ma fa sempre piacere vedere collocate opere coeve di grande classe, importanza e caratura. In più va assolutamente visitata perchè alcune di queste opere transitano in Italia per la prima volta, quelle della Solomon R. Guggenheim, quelle della Calder Foundation di New York e quelle del Gemeentemuseum dell’Aja. Molti pezzi provengono dalla Peggy Guggenheim  e dal museo Carandente di Spoleto. Sono state scelte opere che raccontassero il percorso artistico di ognuno dei tre maestri, dagli esordi alla maturità. Ma le scelte non sono state oculate, poichè le opere sono divise in tre sale, ogni produzione è separata e circoscritta, e non è stata progettata secondo un criterio della visibilità. Ovvero le opere sono state installate secondo un’analisi “cronologica” e non “percettiva”. Se posso permettermi di esprimere il mio parere, avendo a disposizione un materiale così eccellente con quale lavorare, si sarebbe potuto ragionare diversamente con l’installazione, ovvero cercando corrispondenze organiche, materiche, cromatologiche e poetiche tra tutte lo opere a disposizione. Separare in tre blocchi tre artisti diversi non fa accentuarne le divergenze invece che esaltarne la comunicazione. Interessanti i fiori appassiti e le calle di Mondrian, i cieli cromoluministi, i tocchi grandi e plastici col quale ha risolto le forme prima di smaterializzarle. Incredibile il salto fra due superbe e personalissime natura morta con vaso di zenzero. nella prima notiamo l’agenda in cuoio e il volume della lavagna che creano un effetto di profondità mirabile, ritroviamo il punto focale nel vaso verde acqua, che comunque non sovrasta, la visione rimane una visione d’insieme; lo sguardo dell’osservatore vola leggero su un’architettura semplicemente risolta con toni bruni ma superfici distinte, percepiamo la passione e la grandiosa capacità plastica del giovane Mondrian. E’ dell’anno successivo la stessa natura morta con vaso di zenzero, risolta in modo pittorico totalmente diverso: risente dell’influenza della lezione cubista e ci appare con l’intersezione di piani che apre la terza dimensione con un inganno percettivo che è degna dell’ambroise vollard di picasso. E poi la smaterializzazione. I quadri che sono già le opere decisive e uniche di De Stijl, con le verticali, le orizzontali, i tre primari, le geometrie, i bianchi, che non sono davvero bianchi ma sono infiniti toni di grigi. Vibranti e sonore, hanno una musicalità indescrivibile queste tele, solo apparentemente semplici. Hanno un linguaggio articolato e poetico, che consentiva un dialogo diretto con le sculture leggere e complesse di Calder, con quelle  geometrie pure e ariose. La sua architettura si muove fra le forme semplici (sfera, cubo, cilindro, cono) e le intersecazioni di sottili piani organici e vegetali. Sono opere materiche e metalliche che hanno perso la pesantezza che caratterizza la materia per librarsi in aria, leggere come palloncini, come cascate di forme, antigravitazionali. A Mirò è riservato lo spazio centrale della mostra, dove è collocata un’opera pittorica enorme, dove un grafismo semplice e grezzo risolve l’opera con forme assolutamente autoreferenziali, dove non vedo nessuna capacità surrealista, ma solo un linguaggio primitivo e passionale, maggiormente legato a filoni quali l’art brut. Contestabile la definizione di “surrealista” per un artista come lui, che ha inventato un meta linguaggio unico e selvaggio, che non ha nulla del “naturalismo-onirico” surrealista, ma è più legato a matrici organiche trasfigurate e reinterpretate con un codice personale e orrorifico. Il curatore è Luca Massimo Barbero, al quale vanno comunque espressi i complimenti per aver raggruppato e installato queste opere assolutamente fruibili e mirabili. La mostra non è molto vasta e l’ingresso costa (intero) 8.00 euro, ma ve la consiglio, è una bella esperienza visiva, rimarrete affascinati da queste figure. Io, personalmente, ho amato Mondrian ragazzo e Mondrian neo-plasticista, nonchè Calder, che non avevo mai visto prima; mi hanno positivamente sorpresa. Mirò, una delusione (personale).

Museo Vercelli Arca
I GIGANTI DELL’AVANGUARDIA
MIRO’-MONDRIAN-CALDER E LE COLLEZIONI GUGGENHEIM
dal 3 marzo al 10 giugno 2012

di Carol Gianotti 2012, all right reserved

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