una visita alla GALLERIA GIANNONI

Sabato pomeriggio ero a Novara per consegnare un dipinto alla Riseria di Alessandro Binotti per la mostra di ottobre intitolata OPUS, partner della giornata internazionale del contemporaneo. Non è la prima volta che partecipo, è un appuntamento fisso degli ultimi anni. Ero in netto anticipo. Così mi son detta, perchè non farsi un giro alla Giannoni intanto che aspetto? Così, per ammazzare il tempo. Sfrutto qualche ora per visitare una galleria che sta in centro a Novara e che io, da quasi novarese non ho mai visto. E’ incredibile quanto la gente si muova, percorra chilometri, per andar a vedere mostre lontane e non si avvicini alle gallerie della propria città. Sono entrata in un ambiente museale nuovissimo, che non ha nulla a che invidiare alle migliori sale espositive milanesi o torinesi.

La Galleria si trova all’interno del Broletto, inserita in un contesto esterno medievale ma con architettura interna contemporanea, design semplice e ben delineato, sale ampie, pulite, con illuminazione adeguata, con sensori che si attivano potenziandosi al passaggio del visitatore. Il pian terreno vede copie di artisti famosi, il primo piano i pezzi più illustri della galleria.

STORIA DELLA GALLERIA GIANNONI DI NOVARA

Alfredo Giannoni.
l’interesse di A.G. per la pittura e la scultura del proprio tempo si manifesta dal primo decennio del novecento: acquisti sicuri, effettuati nell’ambito delle rassegne indette dalla Famiglia Artistica Milanese, sono tuttavia documentati solo negli anni della prima guerra mondiale.

Inizialmente Giannoni si orienta verso artisti lombardi, ma grazie all’amicizia stretta con Carlo Fornara e Giovanni battista Ciolina, nel contempo si apre anche alla pittura di Enrico Cavalli e, in generale, degli artisti della Val Vigezzo.

Ben presto altri stimoli intervengono a irrobustire una passione ormai divenuta testimonianza di uno status sociale sempre più autorevole e sicuro: dal rapporto con il direttore dei musei civici di Novara A.Viglio alla parentela acquisita col noto tenore G.Borgatti, che accentuò i riferimenti di Giannoni alle interelazioni tra musica, pittura, poesia, favorendo il suo incontro con Plinio Nomellini di cui entrarono, di cui entrarono in collezione capolavori divisionisti.
E, nell’ambito del divisionismo, Giannoni acquista opere di Angelo Morbelli, Rubaldo Merello, Enrico Lionne e Camillo Innocenti; ancora Nomellini è forse tramite per un allargamento verso la pittura Toscana degli allievi di Fattori, del gruppo Iabronico e in particolare di Lorenzo Viani.

Nel corso degli anni Venti la raccolta diventa ricca e complessa grazie ad opere acquistate sul mercato e in occasione di importanti rassegne. I gusti di Giannoni si rivelano eterogenei, spaziando dall’ottocento tardo romantico e dalle sue implicazioni veriste al primo novecento intimista e rassicurante: il Naturalismo viene declinato in tutte le sue articolazioni regionali, dai piemontesi (Fontanesi, Delleani) ai lombardi (Gignous, Mariani, Formis, Rapetti, Sala), dai veneti (Ciardi, Dall’Oca Bianca, Milesi, Tito) ai toscani (Fattori, Lega, Signorini, Gioli), dai romani (Corrodi) ai napoletani (De Nittis, Palizzi).

Consolidando il rapporto con il critici Raffaello Gioli, il collezionista acquista un compatto nucleo di opere rappresentative del Novecento italiano, punto di arrivo della raccolta. Con questi sviluppi, la collezione, iniziata in maniera localistica e lombarda, esula dal solo taglio tradizionale o regionale per orientarsi verso un più ampiospettro di rappresentatività nazionale.

GLI IMPERDIBILI

Ecco una sorta di elenco delle opere che ho preferito della Collezione.
Non ho potuto fotografare e non ho trovato immagini in rete da usare allo scopo di illustrarvele. Accontentatevi degli appunti che vi lascio per prestare attenzione a queste opere che sono, a mio parere, da considerarsi fiore all’occhiello della Giannoni.

RITORNO DOPO LE MANOVRE (cavalcata di soldati nel bosco), G.Fattori, 1898-1899
Una tela enorme, che raffigura alcuni soldati garibaldini di ritorno ai quartieri d’inverno. Scendono per un pendio scosceso in sella ai loro cavalli. La scena esprime dinamismo e concitazione eppure regna l’armonia. I cavalli magistralmente realizzati denunciano la grande capacità di Fattori nel risolvere figure animali in grandi dimensioni. Le tinte dominanti sono i bruni, gli ocra e verdi desaturi del terreno, a contrasto con il bianco della neve e delle nuvole, su un cielo denso.

LA ROSSA AVANGUARDIA SULLE ALPI e L’IMBARCO DEI MILLE A QUARTO, Plinio Lomellini, 1917
Due esempi magistrali ma poco conosciuti rispetto alle opere di Seurat di un solido e pregiato divisionismo, o cromoluminismo.
Altre due tele di grandi dimensioni, realizzate con insolite composizioni formali e una tecnica coloristica dall’effetto unico.

sezione / il naturalismo e le sue articolazioni regionali
SUL LAGO DI MERGOZZO, Paolo Sala, 1910
opera raffinatissima, veduta del lago di Mergozzo al tramonto, con bagnanti; la superficie del lago risolta con tocchi morbidi, invasa dalla luce rosata e da bagliori acquatici.

PAESAGGIO SUL LAGO MAGGIORE NEI DINTORNI DI STRESA, Guido Boggiani, 1910-1915
altra tela naturalista magistralmente realizzata dal Boggiani, raffigurante il lago maggiore, le sue coste, le ville che si stagliano in alto, con cromìe ricche e un occhio attento all’insieme ed al particolare.

Notiamo nel quadro di Emilio Gola LA SPIAGGIA DI ALASSIO del 1918-1919, le prime forme semplificate che preannunciano le correnti astratte. La veduta è quella della spiaggia ligure, con barche e persone, il punto di vista leggermente alzato rispetto allo spettatore, il bagnasciuga violaceo staglia rispetto alla spuma del mare bianca; la sabbia è grigia, tutto è molto esemplificato ma lirico, la pittura è sublime. Alcune figure sono risolte con applicazioni nette di colore, senza perdersi in dettagli: questo mi ha fatto pensare al coraggio di un modo pittorico simile, agli inizi del novecento e non ho potuto non ricordare le prime esperienze di smaterializzazione pittorica che hanno aperto la strada al blaue raiter.

Vi segnalo anche lo splendido ritratto di donna POPOLANA ABRUZZESE, di Francesco Paolo Michetti. Tutto giocato sui toni del grigio, del bianco con punto luce sulla collana corallo. Meravigliosa la resa dei tratti somatici e fisici, della camicia e del gioiello: il tutto offuscato da uno sfumato sapiente che non toglie nulla all’espressività ma conferisce un senso di disorientamento onirico.

Interessantissima anche la pittura del Fornara, materica e dai colori vividi, accostamenti audaci ed atmosfere raccolte tipiche vigezzine. Tutto questo mi ha ricordato le tele di Van Gogh, non tanto per il modo di raschiare e applicare colore, ma per il gusto, gli accordi cromatici e le scene proposte, dove una natura dai colori sgargianti e minacciosi si integra con le figure di povera gente dai volti umili in processione.

Molte altre le opere che mi hanno colpita, ma delle quali non dirò nulla, perchè non voglio rovinarvi  la visita, mi piace lasciare un bel margine di suspance. Ovviamente vi invito a recarvi presso la galleria d’arte moderna Paolo e Adele Giannoni che si trova al complesso museale Il Broletto, in via fratelli Rosselli 20 a Novara. Potete parcheggiare la macchina in Piazza Martiri (parcheggio a pagamento) e l’ingresso costa 5 euro. Se invece arrivate coi mezzi pubblici da Piazza Garibaldi il percorso migliore è quello dal Baluardo o da corso Cavour, poi corso Italia con ingresso al Broletto da c.so Italia.

Ho passato alcune ore tra dipinti di grande valore e molto belli. Provateci. Poi  mi dite!

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3 thoughts on “una visita alla GALLERIA GIANNONI

  1. Alberto ha detto:

    NOVARA ritrovata e vissuta un po’ !!! Brava Carol !!!

  2. glauco ha detto:

    raccolta davvero notevole, merita un viaggio! Le opere del pittore Ciolina sono state una vera scoperta.

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