14 agosto al PAC di Milano / Materia Prima Russkoe Bednoe

MATERIA PRIMA
RUSSKOE BEDNOE
“L’arte povera” in Russia
dall’ 8 luglio all’ 11 settembre 2011
al PAC di Milano, via Palestro 14
ingresso gratuito

Agosto a Milano equivale a negozi chiusi per ferie, meno traffico da sardine imbottigliate per le strade, e, soprattutto, arte gratis. Molti i complessi museali che non hanno fatto pagare l’ingresso domenica 14 e lunedì 15 (ferragosto).

Domenica pomeriggio, riluttanti alla solita capatina in piscina, siamo andati a Milano arrivando in metro fino al Duomo. Abbiamo mangiato un boccone e poi passeggiato fino al Museo di Storia Naturale e ai giardini pubblici. Eravamo intenzionati a vedere la mostra di Anish Kapoor alla Fabbrica del vapore (rotonda della Besana), ma, trovandoci nei pressi di via Palestro, abbiamo ripiegato sul PAC (Padiglione delle Arti Contemporanee). L’ingresso era gratuito e la mostra allestita era un omaggio all’arte russa attraverso un percorso di 116 opere di 23 artisti contemporaei. Anche la visita guidata era gratis, tenuta dalla storica dell’arte Silvia Vacca. Una mostra stupenda che non ci ha fatto rimpiangere nulla, semmai ci ha stimolato interessanti riflessioni sull’arte russa di oggi: questo gruppo di artisti, accomunati dall’uso di materiali “poveri” e non consapevoli dell’appartenenza ad un movimento artistico, ha prodotto le opere nell’ultimo decennio. Questa mostra itinerante ha già girato molte città europee e verrà esposta al MoMa in futuro. Silvia ci ha spiegato che, a differenza dell’arte povera italiana che sceglie i materiali per una questione etica, l’arte povera russa li sceglie per necessità, proprio come chi non mangia per ascetismo e chi non mangia perchè non ha la possibilità di comprarsi il pane.

Ed è proprio il pane di segale uno degli elementi primari dell’arte di Anatoly Osmolovsky. Le sue grandi sculture in legno grumose ricalcano la superficie del pane, la sua forma ingigantita fino a diventare un portale, creando una magia che ci fa pensare alle icone russe. Le sue opere sono materiche, incise, annerite, appaiono analogamente a del vero pane abbrustolito, icone di una religione indefinita, la religione di Osmolovsky, che richiama agli Albigesi (gente che adorava il pane e fu sterminata in una crociata.)

L’arco a tempera su cartoni di Valery Koshlyakov

Interessante metafora linguistica e concettuale quella del gruppo Sinie Nosy/Blue Noses: le loro grandi immagini grafiche/fotografiche guardano al suprematismo russo e lo trasportano in un allegro suprematismo culinario, colto, ricco di dotte citazioni. Omaggiano il quadrato nero di Malevich tramutandolo in una fetta di pane nero su fondo bianco.

Vladimir Kozin è un artista ironico e anticonformista: usa la gomma, quella dei copertoni delle auto, che taglia, cuce e modella al fine di comporre sculture parietali e non, “cui aggiunge dettagli in chiave parodistica e dissacratoria”, (Pravda, lametta, teschio di gomma-che ironizza sul famoso teschio di diamanti di Hirst, analogamente al teschio di carbone Anzelm).

Il teschio di Kozin

E ancora osserviamo il lavoro dei coniugi Olga e Aleksander Florenskye, creatori di scheletri animali con materiali “da buttare”. Questa coppia gira i mercatini comprando pezzi di antiquariato, conserva pezzi antichi familiari, o salva oggetti che la gente butta via, per stiparli nell’atelier e osservali bene. Non modifica i pezzi, non li salda, quando trova quelli giusti compone le opere usando le viti. La bellezza dell’assemblaggio degli “oggetti trovati” è un pò come per la pittura astratta, lo spettatore non conosce cosa abbia influenzato l’artista nella scelta degli elementi, ed è in questo che risiede la magia dei Florenskye.

Lo scettro di “artista-simbolo” della mostra lo porta Aleksandr Brodsky, che nell’opera L’ultimo giorno di Pompei mescola elementi come la rete in ferro, l’argilla non cotta, il petrolio e la video proiezione, restituendo allo spettatore il senso di eterno e ultraterreno, della caducità del tempo che scorre. Le sue opere parlano della tangibilità della perdita. Interessanti le vetrate pitturate e graffiate con disegni che ricordano i graffiti dei muratori, nonchè il carrello a manovella che suona e muove la neve all’interno di una città subacquea grazie all’azione dello spettatore.

Il penultimo giorno di Pompei di Aleksandr Brodsky

E ancora le foto delle opere di land art di Polissky che lavora ad opere gigantesche all’aria aperta seguendo l’idea dell’estetica della collaborazione.

Le grandi gemme di Zhanna Kadyrova, ingigantite e prive di lucentezza, fatte di piastrelle sono strabilianti.

L’atmosfera della Camera d’ambra del Gruppo Mylo è un’istallazione importante ed efficace. Omaggio alla Camera d’ambra degli zar è formata da finestre recuperate e allestite scenograficamente, i vetri filtrano luce ambrata di diverse gradazioni perchè “sporcati” di sapone (prodotto da loro), lo stesso che, fatto a saponette, sorregge la struttura. Oltre alla luce colore dell’ambra, intrigante anche il profumo che coinvolge olfattivamente lo spettatore.

Vladimir Anzelm crea le sue sculture col carbone. Pressato e composto, dà vita a curiosi oggetti dalle forme note, come revolver, teschi, scarponi e stellette militari; un’iconografia rubata alle immagini che caratterizzarono l’ex unione sovietica, ma anche a quelle contemporanee.

Molti altri gli artisti che hanno partecipato con le loro idee e opere alla kermesse. Assolutamente da vedere. Ringrazio ancora la dott. Silvia Vacca, storica e critica d’arte,  per averci condotto in visita guidata, con una chiarezza e competenza ammirevoli.

Andateci numerosi, la visita guidata è gratis tutte le domeniche!

Per maggiori informazioni visitate i siti http://www.comune.milano.it/pac e http://www.associazioneitaliarussia.it

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