la domenica di luglio (ad Arona)

Ieri faceva molto caldo. E c’era il sole, roba da andarsene dritti dritti in piscina, sperando di non fare troppa coda, sgomitare per due sdraio e fare il bagno in compagnia del mondo intero in una poccia, probabilmente farcita di pipì e capelli altrui.

Così abbiamo deciso di fare un giro in una località dove ci portavano i nostri genitori da bambini, che non amiamo particolarmente, o almeno, questo è ciò che credevamo fino a ieri; l’unica attrattiva per noi mocciosi era rappresentata dal giro sulle giostrine,  dalla statua del marinaio, dal gelato gusto violetta o dal trancio di focaccia super unta al formaggio. Tutto il resto era apprezzato più dai grandi. Questo posto è Arona.

Una cittadina che affaccia sul lago maggiore, perla di fascino e architettura. Caratteristici il budellino coi negozi e la passeggiata lungolago dove spesso si trovano i mercatini. Si può fare il bagno ma nessun temerario si è tuffato, neanche i turisti tedeschi pieni di birra, che si son limitati a svenire sulle beole al sole. E’ bella Arona ma per raggiungerla, nel pomeriggio, c’è sempre coda come per andarsene. Bisogna arrivare di mattina e lasciarla dopo cena. E poi non è neanche detto. Ma ne vale la pena.

 Abbiamo pranzato in un posto decisamente all’altezza, l’Enoteca il Grappolo, in via Pertossi 7, la prima via che taglia in su dal budellino (via Cavour) venendo da piazza del Popolo. Questo esercizio attento all’uso delle materie prime freschissime e di qualità, legato allo slow food, vi stupirà con aperitivi, merende, salumi e formaggi tipici, piatti tradizionali, degustazioni, serate a tema, vendita al dettaglio. Ma soprattutto con una cucina attenta e per nulla dilettantistica, ottime presentazioni e cibi realizzati con prodotti di stagione. C’è anche un menù per chi è attento alle calorie, il menù leggero, dove il primo ha 200 calorie e il secondo 240. Questo senza rinunciare al gusto. Oltre all’assoluta cortesia dei gestori, quello che ci ha colpiti è stata la cucina a vista, separata dalla sala solo da un vetro, con la possibilità per i clienti di osservare il cuoco all’interno. Era tutto davvero pulito e confortevole.
Abbiamo assaggiato il timballino di riso e riso venere con le verdure “selvagge” e il pesto; una cupola di risi con verdure al dente decisamente buona e delicata.


Poi un’ insalata dello chef per me, con soncino, indivia, mele, pollo, bacon croccante e maionese appena fatta con uno spruzzino di balsamico.

Un tondino di petto di pollo con maionese e insalatina per Alberto.

 Ci hanno offerto anche un’ entreè a base di melone e prosciutto crudo stagionato della val Vigezzo aromatizzato al ginepro e dei deliziosi biscottini di pasta frolla con gocce di cioccolato da accompagnare al caffè. Abbiamo mangiato bene e non ci siamo sentiti appesantiti. Tutto eccellente, anche la coppa di vino bianco siciliano e la grappa trentina aromatica e invecchiata.

Il Grappolo, Modus Bibendi, via Pertossi 7, tel. 0322/47735, Arona (No).

Dopo pranzo abbiamo fatto la passeggiata d’obbligo tra botteghe di vestiti e artigiane, tra una gelateria e un caffè, per sederci, infine, al vecchio molo vicino al lago. Arona, la città di Federigo e Carlo Borromeo, la città che scampò miracolosamente alle peste nel 500, la città di chi si imbarca sul Maggiore, attorno alla quale satellitano tre isole (Madre, Bella, Pescatori); Arona, la città degli innamorati.

C’è tanta arte ad Arona, arte che per pigrizia o per diffidenza non sono mai andata a scovare, e invece avrei dovuto farlo prima.


La chiesa di Santa Maria di Loreto  (detta anche di Santa Marta) si trova in piazza del Popolo, dove anticamente attraccavano le barche e dove i marinai andavano a pregare prima di imbarcarsi. E’ stata costruita a metà del 500 per volontà dei Borromeo, che hanno anche fatto strappare un affresco dall’antica casa di Maria in Palestina, che la famiglia Angeli ha portato a Loreto, per ricollocarlo in questa chiesa. Tutta la zona dell’altare e del transetto, dell’abside è stata rifatta nel 700, assieme a parte della facciata e le scale esterne. In questa chiesa, aperta solo i giorni festivi, si recita ancora messa in latino. E’ stata punto di ritrovo della confraternita di Santa Marta, ha due splendidi confessionali in ebano ottocenteschi con melograni (oggi purtroppo mancanti per furto, come gli ex voto d’argento per le grazie ricevute appesi alle mura)  e bassorilievi floreali, un grande coro ligneo che corre dietro la cripta, che rievoca le forme della casa di Maria. E statue di artisti novaresi, un gruppo scultoreo in marmo bianco inserito in una nicchia postdatata e teleri pregiati che necessiterebbero di un lavoro di pulitura e di restauro tele da 25.000 euro circa cadauno. Speriamo la soprintendenza possa permetterselo perchè i rappezzi di tela sono visibili e il nerofumo, il fiato, il freddo e il caldo hanno annerito e sporcato questi oli, che vorrebbero, con ogni probabilità, tornare al loro antico splendore.

La collegiata di Arona (dedicata a Maria Nascente)
Chiesa molto amata dagli aronesi.
Sorge nel cuore dell’Arona medioevale, a pochi metri dal complesso monastico dell’abbazia benedettina dei Santi Martiri.
Si può supporre l’esistenza di un edificio di culto dedicato a Santa Maria almeno intorno alla metà del secolo XI, e di questa primitiva fabbrica rimane, oggi, il campanile romanico.
Sul principio del secolo XVII, la chiesa apparve al cardinale Federico Borromeo alquanto disadorna, pertanto Federico ordinò imponenti lavori di restauro e di decorazione degli interni, terminati i quali, il 10 marzo 1608, la chiesa venne eretta a collegiata e dotata di un’ampia canonica.
Al cadere del secolo l’architetto Filippo Cagnola progettò la ricostruzione integrale, su pianta ellittica, della cappella del Rosario.
Infine, dopo la costruzione dell’altare maggiore neoclassico progettato dall’architetto Zanoia nel 1812, venne realizzata, tra il 1856 e il 1910, una serie di interventi miranti a riportare l’edificio a un presunto disegno primitivo. Venne costruito il coro e rifatto il presbiterio; fu aperto il grande occhio della facciata e le finestre portate a sesto acuto (1856-57). Inoltre tutto l’apparato decorativo interno venne rifatto in obbedienza al gusto neoromanico del XIX secolo, che preferiva alla conservazione dell’originalità architettonica, l’arbitrario rifacimento storico.
La facciata di questo edificio è tardoquattrocentesca, a frontone, tripartita da quattro lesene e terminante con una cornice. Il paramento murario è in pietra calcarea di Arona e di Angera.
Nel portale, sopra l’architrave della porta d’accesso alla chiesa, è collocata una lunetta ogivale raffigurante il Presepe.
L’interno della chiesa è a tre navate con archi a sesto acuto sostenuti da pilastri ottagonali con capitelli.

Le volte sono a crociera. Tutta la decorazione dell’interno è della seconda metà dell’Ottocento. La pianta è di tipo basilicale.

Importantissime dal punto di vista artistico sono le tele di Pier Francesco Mazzucchelli detto il Morazzone  (1619): la Natività della Vergine e la Visitazione, il Matrimonio della Vergine e l’Annunciazione, l’Adorazione dei pastori e l’Adorazione dei Magi. Esse compongono il ciclo della vita e dei misteri della Vergine.

Ancor più importanti sono il Polittico cinquecentesco di Gaudenzio Ferrari (che compie quest’anno cinquecento anni ed è ancora splendidamente conservato) e gli affreschi dei maestri novaresi del XV secolo. Sopra l’ingresso è posta la cantano ottocentesca con la coeva cassa dell’organo, rifatto nel 1986 su modelli barocchi.
Notevole anche l’ossario in stile barocco piemontese con splendide inferriate in ferro battuto e macabri memento mori.

Una bella domenica, diversa e ricca di cultura, della quale ho apprezzato tutto, il clima, il lago, la luce intensa di luglio, il borghetto medievale, le gallerie d’arte e le chiese. Vi segnalo anche lo studio dell’artista Nicola Pankoff e numerose botteghe di pittura, dove potrete vedere qualche opera e respirare il clima dello studio d’artista.

Ringrazio aronanelweb.it, i gestori dell’enoteca Il Grappolo e le foto degli utenti flickr che ho usato in quest’ articolo.

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6 thoughts on “la domenica di luglio (ad Arona)

  1. Cà de Mat ha detto:

    Ciao Ragazzi .
    Grazie delle buone parole spese.
    Con grande dispiacere vi chiedo di modificare l articolo non nominandoci poichè potrebbero nascere dei problemi di natura burocratica.Le autorità potrebbero mal interpretare il vostro giudizio , scambiandolo per una pubblicità (che per i circoli è vieteta)rivolta ad i non soci.
    Sicuro della vostra collaborazione vi saluto e mi auguro di rivedervi presto.

  2. […] organizzatori ricordano che non è la prima volta che una gara podistica unisce Arona e Verbania. Nel 1908 si disputò la Maratona Arona-Pallanza a cui partecipò anche Dorando Pietri: […]

  3. Vanessa ha detto:

    Ciao, mi chiamo Vanessa, sono iscritta al tuo blog già da un tempo e mi piace molto. Mi sono imbattuta solo oggi in questa pagina e da aronese, ma soprattutto in qualità di guida turistica, mi permetto di coreggerti su quanto scrivi riguardo l’affresco in Santa Marta. L’affresco a cui fai riferimento raffigura una Madonna con Gesù bambino e decorava in origine una parete o forse un’edicola votiva, sita in piazza del Popolo (del punto esatto oggi si è persa la memoria). Al momento della riproduzione della Santa Casa che è possibile ammirare all’interno della chiesa aronese (e che si propone come copia della Santa Casa di Loreto, ritenuta dai Cattolici quale l’originale Casa di Nazaret, poi trasportata in Italia ad opera di Crociati per preservarla e venerarla come santa reliquia), l’affresco, già per altro ritenuto miracoloso, fu strappato dalla sua collocazione d’origine e portato nell’attuale posizione per volere dei Borromeo, a quel tempo feudatari di Arona.
    Spero di non averti annoiata

    • Carol Gianotti ha detto:

      é passato molto tempo da quando ho scritto quell’articolo e devo ammettere che la mia preparazione in fatto di restauro e architettura aronese è alquanto ridotta. mi sono limitata a scrivere due righe su quel che avevo imparato (o creduto d’imparare) dalla mia visita alla città e alle chiese. se ho sbagliato a riproporre qualcosa al lettore, credetemi non era mia intenzione! é stato un limite del mio apprendimento. ero molto felice della giornata e, come spesso accade in giornate così, posto qualcosa. evidentemente ho commesso degli errori, quindi non posso fare altro che ringraziarti Vanessa, per il tuo intervento e per le tue appropriate correzioni.
      chiedo anche scusa al lettore per il mio articolo approssimativo e in parte errato. Invito a leggere il commento di Vanessa.

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