giallo-blu-verde-rosso: storia di 4 colori

di Carol Gianotti, tardo pomeriggio.

Viviamo, giriamo, ci vestiamo, ci nutriamo, lavoriamo. Ogni giorno ci alziamo la mattina, aprendo gli occhi incrostati di sonno e vediamo la nostra stanza, il nostro bagno. Per mezzo  degli occhi codifichiamo il mondo che ci circonda, fatto di luci e ombre, persone, animali, mezzi di trasporto, prati e strade, edifici, superfici, tessuti, colori.
E’ la luce che bacia la materia che la fa apparire coi suoi volumi. Il colore non è un’entità a sé stante, ma dipende dall’interazione della luce con gli oggetti.

Comunque si parla spesso di colori, di tinte, di colorazioni, di nuance. Andiamo dal parrucchiere e quello ci propone una bella tinta nuova, di un castano intenso tono su tono.
Entrando in un negozio la commessa ci consiglia la t-shirt di un bel turchese che s’intona coi nostri capelli. Comprando una bicicletta nuova, oltre ai rapporti del cambio e le gomme resistenti, facciamo caso al colore della struttura. Un fiore ci piace più di un altro, non solo per la sua forma e il suo fogliame, ma anche per la tinta dei suoi petali, quel dolce giallo bordato di pesco, quel rosso squillante, quel viola profondo. Il caffé è così buono per l’aroma inteso, ma anche per il suo colore bruno che da energia. Il thè verde è sano non solo per i polifenoli, ma anche perché è verde, come tutto ciò che è naturale, vegetale. Il riso bianco è leggero, leggero come il bianco. Il limone è acido come il verde/giallo della sua buccia.  E così via, all’infinito.
Ecco perché è importante scegliere i colori giusti per ogni cosa, ricordandoci che essi hanno un significato e sono legati a simbologie che è importante ricordare. Essi dialogano e danno sensazioni alle persone che li osservano.

Siamo influenzati dal colore. E’ indubbio. Se ci troviamo a lungo in un ambiente con le pareti dipinte di rosso ci agitiamo; il verde o il blu ci rilassano. Mangiare su una tovaglia a quadretti ci piace di più che su una marrone o con fantasie improbabili. L’abusato lilla non ci da il senso di voluttà di suo padre, il viola: con tutto il bianco aggiunto ha perso la sua identità diventando qualcos’altro, qualcosa di più bambinesco e vezzoso. Anche il rosa si comporta allo stesso modo del lilla, ha sviluppato un carattere tutto suo. E pensare che suo padre è il rosso! Vedete come la fenomenologia legata alla percezione della tinta sia importante nella storia di un colore, ma anche il modo di concepirlo delle persone, in quanto soggetto ai cambiamenti di gusto e alle emarginazioni che le abitudini sociali gli conferiscono.

Pensate al giallo. Un colore a mio parere bellissimo. Uno dei miei preferiti. Quello che Kandinskij nel suo Lo spirituale nell’arte associa al triangolo, al misticismo e allo spirituale. Colore dell’oro, del sole, del grano, del pane fragrante, dell’elevazione. Eppure ha una doppia valenza: non è stato sempre visto di buon occhio; la tradizione e l’iconografia ce lo consegnano come un colore macchiato dall’infamia, (Giuda vestiva di giallo, creando la triade di primari proprio assieme alla Madonna, che vestiva di blu/cielo e rosso/terra), nonchè colore con il quale venivano dipinte la case dei falsari smascherati nell’antichità.
Il giallo ultraterreno, ma anche l’apolide, l’estraneo, quello di cui si diffida. La stella gialla cucita sulle vesti degli ebrei, le foglie gialle che cadono in autunno, le vecchie foto o la biancheria dei bisnonni che ingiallisce, il colorito dei malati, il limone. Ecco che da un colore fantastico emerge il rovescio della medaglia. La medaglia d’oro resta comunque la prima, quella a cui tutti si ambisce quando si gareggia. Ed è proprio l’oro al quale dobbiamo attribuire il declino del giallo, perché, nel corso dei secoli ne ha assorbito tutti i valori positivi, incentrandoli su di lui, defraudando il giallo che nell’antichità era visto come colore del sole e del calore e, per estensione, della gioia e della potenza. Ai romani piaceva vestire di giallo, soprattutto nelle cerimonie e ai matrimoni. Per secoli in Cina il giallo è stato il colore dell’Imperatore e ancora oggi, nella vita quotidiana asiatica, rimanda a concetti di potere, ricchezza e saggezza. In occidente, però, secondo sondaggi svolti su un certo numero di individui, il giallo non piace. Scivola in graduatoria dopo il blu, il rosso, il verde, il bianco e il nero. Fanalino di coda dei primari, superato dal secondario verde!

Vediamo perché il verde piace così tanto…. In effetti, devo ammetterlo, piace anche a me; come secondario lo metterei a pari merito assieme viola, che amo fin da quando ero piccola. Mentre l’amore per il verde è sopraggiunto più tardi. Forse per la simbologia al quale è legato, non politica s’intende, ma “ecologica”. Fa immediatamente pensare al biologico, alla montagna, ai prati e ai pascoli e alla natura in generale. Per questo piace ai bambini. Per un effetto di traslazione è diventato anche il colore della nettezza urbana, perché un mondo pulito è più “verde” anche dove i cassonetti sono l’unica cosa verde nel giro di tre isolati. Che cos’avrà mai di pulito il camion dei rifiuti? Per non parlare della benzina verde? Che è stata così ribattezzata per dipingerla come meno inquinante e più “pulita” ma resta sempre un carburante altamente dannoso per l’aria e le forme di vita. Un pò un doppiogiochista, quindi, il nostro caro amico verde! Che ci sta simpatico, ma è instabile come il verde-rame, complementare del rosso, a creare il contrasto primario che piace di meno. E che ha un caratterino nascosto tutto dedito all’infedeltà e al gioco d’azzardo! Verde è l’amore infedele, l’immaturità ma anche la vecchiaia, il colore dei draghi e degli alieni, del dollaro e del tavolo della roulette. Gli attori, che sono tutti scaramantici, si rifiutano di vestire di verde in scena perché Moliere sarebbe morto sul palcoscenico mentre recitava, proprio vestito di verde. I gioiellieri non vedono lo smeraldo di buon occhio perché si dica porti male, come le perle. Siete ancora così convinti che il verde rappresenti solo la freschezza e la naturalità?

Vi starete tutti chiedendo che fine ha fatto il rosso, vero? La star, l’ambizioso, il passionale! Eccovi la mia lettura di questo colore, che da sempre è associato all’amore, al rossetto, alla passione, ma anche ai pezzi grossi della Chiesa, i vescovi e i cardinali (quindi al potere perssochè assoluto), c’è proprio un rosso detto rosso cardinale, che è un porpora davvero bello, superlativo. Se c’è un colore totale questo è il rosso. Un pò schiacciato dai luoghi comuni, ma pur sempre quello dei tre primari con più carattere. Kandiskij lo definisce, in parole musicali, come una gran cassa, per il suono pieno e profondo.  L’essere umano è abituato a vedere il colore rosso, fin dal neolitico, a da sempre ne ha subito il fascino e la potenza. Vestivano di rosso il dio Marte, i centurioni romani, i sacerdoti e oggi i vescovi, a dimostrazione che la logica del potere è difficilmente intaccabile e che la religione organizzata ne conosce i meccanismi alla perfezione. L’iconografia vede rossa la Pentecoste, ma anche l’Inferno con le sue fiamme eterne. Ai pagani romani piace, ai cristiani meno. Tutti usano la A rossa scarlatta per indicare l’adulterio. Ma, incredibilmente, ci vestivano la sposa! Una moda oggi, che torna, più per trend che per simbolismo. Chissà perché quindi associamo il rosso all’erotismo e alla passione? Per retaggi antichi o perché legato al sangue? Perché i quartieri delle vetrine sono i quartieri a luci rosse? Perché il porno in generale si veste di rosso, ma anche l’amore fra due persone? Quanti dilemmi legati al rosso. Che è forte è fuori discussione, basti pensare al successo della Coca Cola o dei Lindt d’or. Eppure se ci avessero scommesso a suo tempo, nessuno avrebbe puntato sul successo di una bibita marrone, in bottiglia etichettata di rosso. Quando si pensa alla freschezza si pensa al blu delle acque minerali o al verde della menta. Ma, infondo, anche il rosso può dirsi un colore naturale e “fiabesco”: pensiamo al pomodoro e alla fragola, all’anguria, alla ciliegia, al rosso del Natale, del ribes e della cannella, a cappuccetto rosso, e non sempre a baci bollenti che tanto il rossetto scompare subito e che non serve necessariamente per stimolare l’erotismo!

Siamo arrivati al morigerato, al serioso, al colore gatta morta: il bel blu. Blu come il principe (che poi è azzurro, ma è suo figlio), blu notte, blu mare, blu cobalto e lapislazuli, blu navy, un cortigiano che si è fatto strada nel cuore della gente con calma, senza sgomitare, pian piano, imponendosi oggi come il non plus ultra di discrezione ed eleganza. In occidente è il garante del conformismo: mettetevi un jeans e una camicia blu e non sbaglierete. Garantito al 100%. E’ davvero giudizioso e non vuol farsi notare, anche se tutti i grandi del mondo vestono di blu. E’ istituzionale. Scoperto da un tintore che cercava un nuovo metodo di fare il rosso, ha surclassato da anni di primato il porpora nelle effigi dei reali (il re di Francia lo scelse perché lo trovava più regale assieme al giglio) ed è considerabile il colore delle persone tranquille. Anch’io nella mia cabina armadio ho un’infinità di abiti blu, che uso quando devo sentirmi, appunto, tranquilla, e non azzardare. Coi miei bermuda Henry Cotton’s blu navy e la camicetta bianca potrei passare per l’educanda più dolce della storia senza mettere nessuno a disagio e dando anche un senso di pulizia e tranquillità apprezzate. Ciò non toglie che sia pulita e tranquilla anche in questo esatto momento, nel quale, seduta su divano (rosso ciliegia!) sto scrivendo questo articolo. Ma vesto con pantaloni di canapa a righe multicolori e una maglia nera e, ne sono certa, non riuscirei ad instaurare un rapporto identico a quello che metto in atto quando, con la mise sul blu elegante, porto il mio gruppo alle visite guidate. Incredibile! Son sempre io, ma se cambia l’impatto visivo, cambia tutto.

Non dirò nulla di bianco e nero, se non che l’optical di questi due colori mi ricorda il pavimento della sala dove andavo a ballare e che uno lo si associa sempre a purezza e l’altro ad eleganza ma anche al lutto. Ne parleremo.

Per oggi vi saluto con due parole ancora sull’arcobaleno. Non m’interessa farvi la lezione di percezione visiva, rimarrei sul simbolico come per tutto l’articolo; l’arcobaleno è fatto di mezze tinte. Non è vero che percepiamo colori puri. L’anima sì, ma per la questione della trasparenza percettiva leggiamo anche qualcosa di ciò che c’è dietro e che abbiamo l’impressione di non percepire; in effetti vediamo le strisce colorate dell’arcobaleno come per la sovrapposizione di due filtri colorati. Provate.

Ebbene non chiediamo all’arcobaleno di rivelarci i suoi segreti. I bambini lo sanno, ai suoi piedi c’è un tesoro, un elfo sopra ad un forziere, o un amico che ci aspetta portando il pallone per giocare. Amiamo i colori come li amerebbe un bambino. Azzardiamo ma cerchiamo di conoscerli. Non scegliamo per moda ma perché una tinta sia in grado di darci emozioni positive, di piacerci davvero.

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2 thoughts on “giallo-blu-verde-rosso: storia di 4 colori

  1. Avverto una notevole differenza tra il primo (primi) Interventi di Carol, improntati sulla contrapposizione frontale e, secondo me provocatori ma guardanti al dialogo.
    Amo il blu della notte, l’azzurro che per me sono buoni colori. E la spazzatura che si decompone, quando organica assume un brutto colore marrone. Hai fatto un bell’elogio della vita ma l’arco dei colori, non sempre brutti si conclude con una signora in nero (differenza di età)

  2. artistagoloso ha detto:

    grazie. in effetti ci hai preso, anche i miei interventi sono cambiati, mutano loro, muto io, tutto si modifica… mi sono lasciata andare nello scrivere sempre più apertamente. è chiaro che mi farebbe molto piacere interagire di più col lettore. il tuo commento, che mi ha strappato un sorriso, ne è la prova. scrivere aiuta, confrontarsi aiuta. fa bene.
    della signora in nero non ho detto nulla. devo approfondire? il nero è amato dai più. mi dispiace di aver bollato il blu, in effetti è un colore profondo, che suona basso, molto bello ed evocativo. ciao gaio marco. buona notte, nel blu dipinto di blu

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