cosa c’è che non va?

non esco molto, lo ammetto.
sarà che mi annoio. sono una nerd sulla trentina, che non lo era affatto da adolescente. se vi dico che a vent’anni non riuscivo quasi ad accendere il computer mi credete? ma avevo delle fichissime pubbliche relazioni.  il prodotto-carol era molto più vendibile, era festoso, casinaro, grande amante, l’amicona, l’aperitivista, la viaggiatrice notturna. zero problemi. oggi no. oggi non sono più accondiscendente, non voglio più fidarmi, divertirmi che tanto non mi diverto. mi basterebbero emicranie in meno. adesso l’immagine mi servirebbe, la favoletta da raccontare. dovrei sempre aver voglia di andare ai vernice, agli incontri, agli aperitivi in e in discoteca. invece mi scazzo. dipingere, creare, questo mi piace davvero, coi calzoni sporchi e le mani colorate. non andare a beccar gente e aspettarsi i loro velati commenti, le loro allusioni (questo se sono un filo acculturati). fossero la solita marmaglia altro che commenti! le gente si ferma a ciò che vede. e quando guardano me non vedono di certo una tutta tirata a lucido, truccata, ingioiellata, e vestita da gran dama o da panterona. pensano che io stia male. per le ragioni sopraindicate, come che per tutto l’universo fosse prerogativa il vestirsi “bene” per stare bene. ma che cazzo! non siamo tutti uguali! io mi sento bene nel momento in cui realizzo qualcosa che mi soddisfa: che sia un disegno, un quadro, una foto, un collage. il mio campo d’azione non è me stessa, ma il mio lavoro creativo. e poi non è mica così vero che mi trascuro, perché mi lavo per bene, uso l’olio di mandorle e delle creme per la mia pelle sensibile, tengo i capelli corti per lavarmeli frequentemente. spesso faccio pediluvi, l’aerosol e docce nasali quando respiro a fatica. tengo il viso in ordine, le unghie corte e mi depilo. per me questo è sufficiente. se per gli altri non vado bene perché uso i calzoni di canapa e non le minigonne sono affari loro, e sono stufa che continuano a farmi notare che sono giovane e potrei star meglio che conciata così. fanculo. non voglio omologarmi. per me il vestito è un qualcosa che serve a coprirmi, e deve rispondere ai requisiti di comodità, naturalità delle fibre, facilità di lavaggio. e deve durare a lungo. la forma è chiaro che deve piacermi, ma piacere a me, che di solito non centra nulla col trend del momento e vaccate del genere. non mi trucco perchè non uso porcherie sulla pelle. ma in occasioni importanti, tipo 4 o 5 volte l’anno, mi trucco. e sono anche una bella ragazza con del fondotinta, matita e rossetto. ma non è mia abitudine perder tempo alla mattina per farmi un mascherone che mi fa, tra l’altro, sentire a disagio. per me non c’è cosa migliore di lavarsi la faccia e uscire con la faccia pulita. sarò retrò, sarò stupida, quel che vuoi, ma sono così e sono stufa di sentirmi malata perché non rispondo ai vostri stronzi canoni estetici paesani. andrò a vivere in una città dove posso uscire di casa con le mutande in testa e la gente sembrerà non accorgersi. qua le persone mi danno fastidio da troppo tempo, con le loro mentalità ristrette. l’importante è la salute psico-fisica delle persone, non la lampada e la borsa vuitton. porca troia! piantiamola tra tutti, uccidiamo la cultura soffocante che ci ha fatto crescere come se dovessimo essere tutti britney o justin, taglia 40, tette sode, gambe perfette, glabri e ricchi. io sono carol e non sono così.

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