odore d’orto

sono appena rincasata da un giro in bicicletta, abbastanza lungo da sudare e abbastanza gradevole da fantasticare nel mentre. ha piovuto molti giorni, un pò pioveva, un pò smetteva, i primi sprazzi di sole sono arrivati sta mattina, luminosi e chiari, abbastanza forti da scaldare ed asciugare la terra; l’aria si è conservata freschina, senza il marchio pesante dell’afa. sfrecciavo sul mio bolide rosso con la canna da uomo, pantaloni leggeri e giubbottino blu, mentre sbirciavo l’esteriore di Galliate e pensavo ai fatti miei. è bello pedalare! fa pensare!

 

ecco le case di via varallino, via 25 aprile e di via san martino, coi loro muri, i loro intonachi colorati, i giardini che invitano a guardare i cortili. spazi verdi coronati d’imponenti ortensie blu si alternano agli orticelli, dove campeggiano le zucchine coi loro fiori fragili e buoni;

fiuto le zaffate di organico, un odore che è rimasto immutato per le mie narici, fin da quando ero piccola e mio nonno Nino coltivava dietro casa un orto eccellente. idem mio nonno Roberto. da entrambe le parti pollice verde! patate, cipolle, carote, finocchi, fagiolini, lattughe, pomodori, d’inverno anche le verze; attori di prim’ordine che crescevano fieri negli orti della mia famiglia, attorniati da alberi da frutto, allori, fiori di san luigi ed erbe aromatiche. (questo, in realtà, è un fiore che è sbocciato qualche mese fa; adesso quest’albero ha già su le ciliegie, dei bei duroni scuri e polposi, ma l’immagine dell’infiorescenza dei rami che si staglia su di un bel cielo terso era adatta all’articolo di oggi.)

buttando l’occhio sta mattina e respirandone gli aromi ho fatto un salto indietro. galliate a volte mi piace; nonostante il più delle volte non mi piaccia per niente, quando sono sola, in certi momenti, riesco a rivalutarla. (Ecco l’asparago bollito che mi ricorda la cucina dei miei vecchi, dove lo si mangiava con l’uovo fritto all’occhio di bue o cirighino, e il pane. Quando il tuorlo si rompeva usciva il rosso liquido e ci si pucciavano le punte di asparago. Una cosa semplice che racchiude una potente forza evocativa e bellezza.)

il problema non è il paese, ma è il galliatese medio a rappresentare un problema per quel che mi riguarda! la colpa non è delle cose, delle ricette, delle strade, la colpa eè della gente! di quella facciata borghese pettegola e stupida, vuota come il mio portafoglio, insolente e chiaccherona, sempre in cerca del pettegolezzo per poter dire ah, quella lì è una disgraziata. ah, quello lì non ha ancora imparato a stare al mondo. sai che quella gente gioca in borsa? e quelli hanno adottato un cinese? ma sai, invece, quegli altri due? hanno già divorziato e lei gli ha mangiato fuori un capitale! e poi gran sorrisi, per la serie cortesia portami via davanti, mentre dietro ti ho già tirato giù le pelli dal culo. questa è galliate, o meglio, la gente che ci vive, che ha perso in meno di una generazione tutta la cultura e filosofia dei miei nonni, gente semplice e generosa.

galliate in sè è un paese carino, forse martoriato da zanzare e inquinamento chimico, ma, infondo, meglio di tanti altri piemontesi e lombardi. risaie e cemento, orti e palazzi, un castello, un centro commerciale, un centro storico con la piazza rifatta, che ha sostituito i taragiu con una bella asfaltata stile pista d’atterraggio. orefici, bar, pizze d’asporto, panettieri, parrucchieri e  pompe funebri se la giocano per chi ne ha di più. nonostante la tendenza al franchising qua le botteghe esistono ancora. ma sono quelle storiche. aprire oggi significherebbe, con tutta probabilità, chiudere in due mesi. c’è un mulino, un santuario fuori porta, un bel parco in zona Ticino (che quest’anno è invaso dalla processionaria, oltre ai grigliatori pazzi, ma quelli ci sono sempre). qualche canile e qualche fiorista, l’asl, il municipio, la posta, banche che spuntano come funghi, il centro sportivo. qualche palestra. qualche prato e qualche panchina, quattro viali, altrettanti tabaccai, qualche ristorantino. non possiamo lamentarci. anche se il galliatese è capace di schiaffeggiarti per un posteggio. insultarti per un ritardo. ridere di te per come sei vestito. è bigotto e lingua lunga. e poi è il primo a far le peggio cose.

avete mai pensato ad aver la bacchetta magica e puf, far sparire di colpo la gente o farla rimanere immobile come statue di sale? mentre tu corri in giro, usi tutti, sposti tutto, fai le pernacchie!? mi piacerebbe, non c’è che dire.
ma non si può, se non nei sogni, quindi mi tocca interagire con questi qua; quando giro in bici mi piace la non-interazione, se viaggi hai la scusa per non fermarti per i soliti discorsi fàtici, fare solo ciao con la mano o un cenno con la testa; si ha tempo di guardarsi attorno e guardarsi dentro, muoversi, cogliere, annusare. mi da soddisfazione, innegabile.

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