ogni tanto, ci va giù storto

Non sempre, uscendo a pranzo, uno può ritenersi soddisfatto.
E’ il caso del pranzo di oggi, che non mi è andato a genio, non tanto per ciò che ho mangiato, ma per come mi ha risposto l’esercente.
Ma andiamo per gradi.
Ogni tanto, mea culpa, cedo ad un pranzo fast food presso qualche grande catena di ristorazione franchising, in quei posti dove il logo è uguale in ogni parte del mondo, tutto è precotto e surgelato, costa relativamente poco e ti servono (teoricamente) in modo veloce ed efficiente.
Al centro commerciale di Novara, come in milioni di altre città, c’è un punto ristoro dove gli spazi sono in affitto a ristoranti di vario genere e dove si può mangiare dalla focaccia ad un pranzo con primo e secondo.
Compare l’immancabile McDonald’s coi suoi burger con mille farciture e le patatine che non si decompongono mai ed il nuovissimo Giovanni Rana, sorto sulle ceneri del Becco Rosso.  La focacceria ligure con le super unte, il cinese con gli involtini primavera che emanano il loro inconfondibile odore di fritto e gli spaghetti di soia marroncini, le griglierie che sbattono sullo spiedo qualsiasi cosa e i finti-gran bar con le pietanze che sembrano calchi in gesso dipinti.
Oggi ho mangiato al greco,  dal quale ero già stata a pranzo tempo fa e mi era piaciuto discretamente. Non volendo carne, avevo assaggiato la pita vegetariana. All’epoca aveva aperto da  poco e c’era un signore nello staff che stava facendo l’affiancamento agli attuali gestori, con occhio attento a ciò che usciva dalla cucina e con modi di fare cortesi e all’altezza. Oggi non l’ho trovato, ma c’erano tutti i personaggi visti in precedenza, sia in cucina (che si vede) sia al ricevimento clienti. Fast food, lo dice la parola stessa, dovrebbe essere fast. In effetti non lo sono mai e per esserlo buttano fuori senza ritegno. Abbiamo preso un colosso al piatto, che dovrebbe essere un hamburger con l’insaltina (che Alberto aveva già assaggiato) mista con cetrioli e tzatziki (la salsa tipica greca con aglio, yogurt e cetrioli), patate al forno e fette della pasta della pita.
Come me l’hanno servito? hamburger untissimo e aglioso, insalata tagliata male, grossolanamente, solo verde, senza certrioli, con uno sbuffino nascosto di salsa rosa (?) e tanto di quel sale grosso che non vi dico…… La pita vegetariana era quasi uguale a come avrebbe dovuto esser servita, sebbene la feta fosse poca, non c’erano tutte le verdure dell’insalata come vi ho già descritto e non era condita col balsamico. Se un piatto lo servite in un modo perché cambiare senza attenersi alle ricette, che oltretutto sono quelle tabelle ingredienti esposte in bella mostra?
Le polpettine di carne miste al piatto erano fredde! Fredde! Uno può pure accontentarsi e non lamentarsi, ma ho fatto un’ osservazione: “magari non hanno messo i cetrioli nel menù per l’emergenza escherichia coli, il batterio che ha provocato decessi in Germania e Svezia proprio questa settimana, che è stato assunto proprio dal cetriolo….?” Anche Alberto pensava fosse verosimile, perché nella ristorazione, meglio non rischiare, specie perché gli ingredienti come i vegetali viaggiano in celle frigo e arrivano da chissà dove, di certo non dall’orticello dietro casa.
Allora, mentre ho ordinato il caffè al banco, mi son permessa di chiedere (educatamente!) il perché non ci fossero i cetrioli nei piatti, forse per prevenire “l’emergenza escherichia coli”? E il personaggio che mi ha fatto il caffè mi ha risposto davvero male, con una saccenza inutile, che non centra un cazzo il batterio, che loro la roba la prendono dalla Spagna e che comunque l’avevano finito. Il cuoco, si è sporto e mi ha fatto segno con la mano, a intendere che cavolo vuoi? e poi segno di sei pazza! no, no, qua batteri non ce nè. Si saranno sentiti in pericolo? O gli ha dato fastidio una semplice domanda di routine, visto che non solo io ma chiunque avrebbe potuto far loro (ad oggi) una domanda di quel tipo. Mi sembra che abbiamo messo le mani eccessivamente e immotivatamente avanti. Poi, dico, cosa serve essere maleducati con una persona (cliente!) che ti porta soldi in cambio di cibo, che si può definire tutto tranne che eccellente! Non mi chiedi neppure come ho mangiato?! Ho continuato il discorso facendo notare che già in precedenza avevo mangiato piatti analoghi, trovando il benedetto cetriolo, e lui di tutta risposta, mi ha detto che non c’è mai stato! Mai stato! In una cucina dove quel particolare ortaggio è il re, come nella nostra può esserlo il pomodoro! Ma per piacere! Gran cafone! Questo è trattar bene i clienti?
Palesemente contrariato e incapace di sostenere un dialogo ha tagliato la discussione rivolgendosi alla gallina di turno, che mi ha spinto per farsi strada sul piccolo bancone del bar, che bastava chiedesse permesso e mi sarei spostata senza problemi. Allora quello era il tuo ragazzo? No no lo era, non sono fidanzata ufficialmente. Sì che lo era! E la provocava mentre asciugava bicchieri con l’occhio da marpione incallito. E un bel chissenfrega!!! Avanti così che andate bene! Sapete quanto ci metto io a tagliare i ponti coi posti se mi trattano male? Zero secondi. Per cui, quel posto e i suoi bambini attori che servono da mangiare, per me può chiudere domani, di sicuro non è un mio problema, perché lì a mangiare non ci vado più. E non per il cibo mediocre, ma per l’insolenza di un solo operatore che non sa parlare coi clienti!

 

p.s. e comunque togliere un ingrediente del menù se è per prevenire, in emergenze sanitarie, non è certo un brutto segno da parte del locale! Il cliente si sente tutelato e ha l’impressione di mangiare in un posto che serve alimenti responsabilmente!!!!!!

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