La grande odalisca

La grande odalisca 
Jean Auguste Dominique Ingres
Parigi

Ne esistono almeno 4 versioni:
l’olio su tela (cm 91×162) del Louvre;
la tela su tavola (cm 6×10,7) firmata sul retro Ingres pinxit, di una collezione privata francese;
la tela (cm 10×19) firmata Ingres Angers, del Musée Turpin de Crissé;
la tela (cm 109×82) del Metropolitan di New York

In più esistono due Teste dell’odalisca adagiata, una che il Louvre ha depositato al Combray;
e l’altra che il Louvre ha depositato al museo di pittura e scultura di Grenoble.

Il celebre dipinto La grande odalisca fu ordinato a Ingres da Carolina Murat nel 1813 per creare la coppia con un altro nudo di donna dormiente già eseguito per lei dall’artista cinque anni prima, andato disperso. La tela non fu mai consegnata per la caduta del Regno di Napoli e venne acquistata dal conte de Pourtalès-Gorgier; dopo un altra serie di passaggi di proprietà giunse al Louvre nel 1899. Il dipinto era presente ai Salons del 1819-1846-1855. Secondo Amaury-Duval (1878) l’esotismo della rappresentazione non deriva solo dagli accessori (turbante, scacciamosche in piume di pavone, pipa, incensiere) ma dall’uso di zone di colore prive di passaggi di tono. Questi accenni plastici sarebbero tipici dell’arte giapponese, che gli europei scoprirono mezzo secolo più tardi. Questo fa di Ingres (secondo Duval), un precursore.
Nonostante questo il richiamo ad un primo manierismo toscano è indubbio: e non solo alla Venere di Urbino di Sanzio ma anche al Giorno e alla Notte delle Cappelle Medicee di Buonarroti. Alcuni disegni preparatori dimostrano le sopraffina ricerca del particolare coniugata all’astrattezza della figura nel suo complesso. Anche in questo caso Ingres sceglie di rendere la sensualità e l’erotismo (come già nella donna al bagno) anche attraverso l’incongruenza e l’inesattezza anatomica per ricreare l’idea del calore corporeo unito alla staticità marmorea. Ciò che vediamo è una giovane donna, semisdraiata, sorretta dal gomito sinistro in punta sul giaciglio di ricche sete. Mostra il lato posteriore del corpo nudo. Le gambe semipiegate risultano accavallate, in uno scorcio prospettico. Nessun organo genitale è espresso interamente, si intravedono solo il sedere e il seno destro. Questo accresce maggiormente la carica erotica del dipinto. Il braccio destro con bracciali si allunga lungo il profilo del corpo, mentre regge il cacciamosche in piume di pavone. L’odalisca guarda di sguincio l’osservatore: ha capelli castani raccolti con un elaborato copricapo frangiato ed un prezioso gioiello di piccole dimensioni. Il fondo del dipinto è di uno scuro assoluto. Lo splendido incarnato assieme al neutro del lenzuolo, designano le tinte più chiare della gamma: l’ocra-bronzo-oro-blu celeste, invece, i toni medi. I più scuri sono lo splendido lapislazuli della tenda e il nero (quasi) totale del fondo.
Questo dipinto fu molto discusso. Amato e replicato: fra le numerose odalische di Ingres ricordiamo quella a grisaille del Metropolitan di NY. Il titolo non è attribuito (come molti pensano) alle dimensioni eccessive del soggetto. Ma alle dimensioni della tela.

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