Facciamo il punto sulle mostre a Milano

 Le mostre visitabili in questo periodo a Milano

ALBERTO SAVINIO
PALAZZO REALE
DAL 25/02/2011 AL 02/06/2011
COSTO 9.00 EURO

A cura di Vincenzo Trione. Cento opere di Alberto Savinio (1891-1952) a Palazzo Reale, con il sostegno dell’Archivio Savinio di Roma: la testimonianza di un letterato, pittore e scenografo, fratello di Giorgio de Chirico, che ha saputo attraversare le arti del Novecento contribuendo in modo originale e anticipando la poliedricità e il gusto della citazione che saranno del postmoderno. Soluzioni audaci, forme eleganti, geometrie che giocano con le nostre percezioni, restituendoci visioni di universi nuovi e fuori dal tempo.

L’allestimento, a cura dello Studio Ar.Ch.IT Luca Cipelletti e Associati recupera il tema della finestra e del “guardare attraverso”:  prospettive e coni ottici rendono protagonista lo spettatore della mostra, coinvolgendolo in un vero e proprio spettacolo.

L’esposizione è accompagnata, in apertura e in chiusura, dalla voce di Toni Servillo, che legge una selezione di testi saviniani dedicati all’arte e al teatro.

Cinque le sezioni della mostra:

– Miti Dipinti: una grammatica pittorica fatta di templi e rovine, un Olimpo di anacronismi e leggerezza in cui convivono apparizioni moderne, animali e statue antiche;
– Letterature Dipinte: il pittore letterato ritrae poeti, filosofi e muse, i linguaggi delle diverse arti si fondono tra loro;
– Architetture Dipinte: la sezione più vicina all’opera di De Chirico, in cui le citazioni del mondo classico si assemblano in blocchi monumentali e giocosi, creando nuovi mondi spaziali;
– Oggetti Dipinti: ossia Savinio e le sue incursioni nel mondo delle arti applicate, le composizioni musicali e le scenografie teatrali, per finire con l’importante scoperta dell’intervento realizzato per Villa Malaparte a Capri;
– Scenografie Dipinte: dalle scene create per quattro spettacoli del Teatro alla Scala di Milano alle collaborazioni con il Piccolo di Strehler e il Maggio Fiorentino.

GLI IMPRESSIONISTI
I CAPOLAVORI DELLA COLLEZIONE CLARK
PALAZZO REALE
DAL 02/03/2011 AL 19/06/2011

Palazzo Reale a Milano è la prima tappa  dell’eccezionale e inedito tour mondiale dei capolavori della famosa collezione americana del Sterling and Francine Clark Art Institute, di Williamstown, Stati Uniti, che comprende grandi opere francesi del XIX secolo. In mostra 21 capolavori di Pierre-Auguste Renoir iniseme a Monet, Degas, Manet, Morisot e Pissarro, con alcune opere fondamentali dei pittori barbizonniers quali Jean-Baptiste-Camille Corot, Jean-François Millet, Theodore Rousseau, dei maggiori pittori accademici del tempo quali William-Adolphe Bouguereau, Jean-Léon Gérôme e Alfred Stevens, e di postimpressionisti quali Pierre Bonnard, Paul Gauguin e Henri de Toulouse-Lautrec.

Successivamente la collezione Clark sarà ospitata in Francia, al Musée des Impressionnismes di Giverny, dal 13 luglio al 31 ottobre 2011, in Spagna, alla CaixaForum di Barcelona, dal 18 novembre 2011 al 12 febbraio 2012, e proseguirà nei maggiori musei di tutto il mondo.

Sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana, l’evento è promosso dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, vanta il patrocinio del Ministero degli Affari Esteri, del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, del Consolato Generale degli Stati Uniti di Milano e della Camera di Commercio Americana in Italia ed è organizzato dallo Sterling and Francine Clark Art Institute, insieme a Palazzo Reale e Arthemisia Group.

MIMMO PALADINO
INSTALLAZIONI PRESSO OTTAGONO E PIAZZETTA REALE
PALAZZO REALE

Per la prima volta una mostra raccoglie i lavori che si riferiscono alle sperimentazioni spaziali di Paladino negli anni Settanta (quando il maestro si trasferisce a Milano), molto vicini alla poetica concettuale. Con la svolta pittorica di fine del decennio, in particolare con la presentazione di alcune delle opere che la critica ritiene centrali per lo sviluppo della pittura italiana, inizia anche la vicenda della Transavanguardia, subito dopo la Biennale di Venezia del 1980. I dipinti scelti illustrano i diversi passaggi tematici e stilistici del maestro, fino alla produzione più recente, con alcuni importanti inserti scultorei.

A confrontarsi con uno degli scorci più belli della città, sospesa fra il Duomo, Palazzo Reale e il Museo del 900, la “Montagna di sale” (35 metri di diametro e 10 metri di altezza), ricostruita a vent’anni di distanza dalla sua prima realizzazione a Gibellina e a quindici anni dal riallestimento in piazza del Plebiscito a Napoli.

In questo itinerario ideale alla scoperta dell’arte di Paladino, è coinvolto anche l’Ottagono della Galleria Vittorio Emanuele II dove è posto un aeroplano P.180 Avanti, costruito dalla Piaggio Aero, intitolato Cacciatore di stelle, la cui livrea è stata dipinta dal maestro.

ARTE E DESIGN: VIVERE E PENSARE IN CARTA E CARTONE
MUSEO DIOCESANO
DAL 12/04/2011 AL 29/05/2011
COSTO 10.00/12.00 EURO

Fare il punto sull’estetica della carta, riciclata e non, ma soprattutto proporre una sintesi di linguaggi espressivi in carta e cartone declinati in opere d’arte e pezzi di design. Questo è l’obiettivo della mostra “Arte e Design: Vivere e Pensare in Carta e Cartone”, a cura di Paolo Biscottini e promossa da Comieco (Consorzio Nazionale Recupero e Riciclo degli Imballaggi a base Cellulosica), negli spazi del Museo Diocesano di Milano. Protagonisti della mostra saranno 23 designer di profilo anche internazionale, come Frank O. Gehry, Shigeru Ban, Nicoletta Savioni e Giovanni Rivolta, Sandra Di Giacinto, Giorgio Caporaso, Marco Giunta, e 21 artisti tra cui Sabrina Mezzaqui, Perino&Vele, Chris Gilmour, Angela Glajcar e Pietro Ruffo impegnati nell’interpretare i propri progetti creativi attraverso la carta e il cartone.

LE FABBRICHE DEI SOGNI
UOMINI, IDEE, IMPRESE E PARADOSSI
DELLE FABBRICHE DEL DESIGN ITALIANO
TRIENNALE DESIGN MUSEUM
DAL 05/04/2011 AL 26/02/2012
COSTO 8.00 EURO

In occasione del cinquantesimo anniversario del Salone del Mobile, Triennale Design Museum dedica la sua quarta edizione di “Le fabbriche dei sogni” agli uomini, alle aziende e ai progetti che hanno contribuito a creare il sistema del design italiano dal dopoguerra a oggi e a decretare il successo del Salone del Mobile nel mondo. Mostra a cura di Alberto Alessi.

ARCIMBOLDO
PALAZZO REALE
10/02/2011 22/05/2011

A Palazzo Reale le famose Teste Composte, Le stagioni e altre straordinarie opere dell’artista celebrato nelle più grandi corti europee del Cinquecento.
La prima mostra su Arcimboldo realizzata a Milano, sua città natale, restituisce l’artista al suo contesto d’origine spiegando le ragioni della sua chiamata alla corte degli Asburgo. Il cuore della mostra sono le famose Teste Composte (Stagioni e Elementi), dipinte in più varianti a partire dal 1563, provenienti da Vienna, Madrid e Parigi, le tre Stagioni giunte da Monaco e gli strepitosi disegni di figure grottesche appartenenti alla “pitture ridicole”.

Fiori, frutti e bizzarrie del Cinquecento in mostra a Milano. E’ in svolgimento a Palazzo Reale “Arcimboldo”, esposizione voluta e realizzata dal Comune di Milano, prodotta da Palazzo Reale e Skira editore, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Milano, la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale della città di Firenze – Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, con il sostegno di Cariparma Crédit Agricole e il supporto media del Corriere della Sera, posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana.

“Una mostra nel segno della tradizione, che approfondisce la vita e le opere di un artista milanese che ha avuto grande successo alla corte degli Asburgo – ha spiegato il sindaco Letizia Moratti – . Un uomo che propone un’arte stravagante e di forte impatto e che, partendo dalla scuola di Leonardo, ha saputo sviluppare uno stile personale ed innovativo. Opere che non ci lasciano indifferenti, che ci emozionano, stupiscono e, talvolta, fanno sorridere”.

“Proporre a Palazzo Reale un’esposizione sull’Arcimboldo vuol dire ricollocare l’artista nel contesto d’origine e reinterpretare lo sviluppo dell’arte lombarda coeva e a seguire – dichiara l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory -. E non soltanto. Poiché Arcimboldo dissolve l’artificio temporale nel porsi con l’immaginazione oltre le coordinate della storia, quella da noi scritta e quella ancora da scrivere. Nella nostra società della comunicazione binaria che tende spesso alla semplificazione, il mondo dell’artista milanese rivela, così, tutta la complessità e la ricchezza dei segni, delle figure e dei simboli”.

“Dopo le esposizioni di Dalì, con circa 6.000 presenze nelle sezioni didattiche, e di Ciurlionis, con più di 1.200 presenze, ancora una volta i laboratori per i bambini e i ragazzi delle scuole accompagnano una grande mostra a Palazzo Reale, avvicinando i più piccoli alle tematiche dell’esposizione”, ha commentato l’assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche sociali Mariolina Moioli.

“Per la mostra Arcimboldo è stata predisposta una sezione didattica, per cui abbiamo già la prenotazione di 200 classi, che grazie all’ausilio di un’installazione, coinvolge i bambini in un gioco delle meraviglie- continua l’assessore Moioli – Dall’installazione, che rappresenta una dodecaedro, si estraggono oggetti, figure, parole che guidano i ragazzi in un gioco di immaginazione poetica, che li aiuta a guardare con meraviglia le cose, così come ha saputo guardarle l’occhio di Arcimboldo.”

La personalità di Giuseppe Arcimboldo, nel passato come oggi, è stata coronata da fama e successo. Lo stesso Arcimboldo, di ritorno a Milano da Praga nel 1587, si premura di consolidare la propria fama dettando agli amici artisti, umanisti e storici (tra cui Paolo Morigia, Giovan Paolo Lomazzo e Gregorio Comanini) le proprie imprese d’artista alla corte degli Asburgo. Il suo nome viene però presto dimenticato e nei secoli successivi la sua opera etichettata come “scuola di Leonardo”. Non c’è dubbio che il maestro di Vinci sia alla base della cultura di Arcimboldo, ma da questa inesauribile fonte d’ispirazione l’artista milanese trae le mosse per sviluppare uno stile personalissimo.

Il contesto culturale in cui si muove Arcimboldo, il suo apprendistato e le sue prime opere in ambito milanese sono state finora considerate come un prologo di un’attività artistica svoltasi principalmente fuori dall’Italia. La tradizione artistica milanese e lombarda ebbe invece un ruolo fondamentale nella formulazione delle famosissime teste composte e delle “bizzarie” di Arcimboldo, come gli studiosi lombardi hanno ripetutamente sottolineato: ma tali spunti non sono stati finora recepiti dalla ricerca internazionale.

Il principale obiettivo dell’esposizione milanese è quello di “restituire” Arcimboldo al suo contesto d’origine, per capire le ragioni della sua chiamata alla corte degli Asburgo (gli studi naturalistici, le coreografie per cortei e feste, o ancora i ritratti), precisare le radici culturali delle sue teste composte, e approfondire infine il ruolo giocato dall’artista nello sviluppo dei generi della natura morta e delle “pitture ridicole”.
La mostra, curata da Sylvia Ferino, Direttrice della Pinacoteca del Kunshistorisches Museum di Vienna – che presta il nucleo più corposo di opere – in collaborazione con un prestigioso Comitato Scientifico formato da Giacomo Berra, Giulio Bora, Chiara Buss, Silvio Leydi, Robert Miller, Giuseppe Olmi, Caterina Pirina, Francesco Porzio, Lucia Tomasi Tongiorgi, e divisa in nove sezioni, introduce il visitatore nella Milano cinquecentesca, in un percorso affascinante tra disegni, pittura e preziosi oggetti usciti dalle officine artigianali milanesi, all’epoca rinomatissime per la qualità e l’eccellenza dei propri manufatti artistici.

Le prime due sezioni si dedicano all’analisi dei poli principali attorno ai quali ruota la cultura artistica milanese del Cinquecento: da un lato il genio leonardesco, dall’altro le grandi officine artistiche milanesi. Una scelta di disegni grotteschi di Leonardo provenienti dalla Pinacoteca Ambrosiana, da Venezia e Vienna, accompagnati da disegni e dipinti di seguaci come Girolamo Della Porta, Bernardino Luini, Giovanni Antonio De Predis, Cesare da Sesto, Francesco Melzi, Giovanni Paolo Lomazzo, Giovanni Ambrogio Figino, attestano l’influenza di Leonardo nello studio della fisionomia caricata e della figura, della natura, dell’atmosfera come della flora e fauna. Milano fu senza dubbio, alla metà del Cinquecento, il più importante centro per la produzione di oggetti di lusso realizzati in oro e argento combinati con cristalli di rocca, pietre preziose e pietre dure e perfino conchiglie rare, destinati alle grandi corti europee.

Nella seconda sezione, dedicata alle arti suntuarie, l’occhio viene catturato da stupendi cammei, vasi, scudi, preziose armi e armature, tessuti raffinati, codici miniati, medaglie, sculture, tutte opere di artisti e artigiani milanesi provenienti principalmente dal Kunsthistorisches Museum di Vienna.

La terza sezione è intitolata “Arcimboldo a Milano” e presenta le opere giovanili di Arcimboldo e dei suoi maestri: il Ritratto di Biagio Arcimboldo di Bernardino Luini; le vetrate per il Duomo di Milano, realizzate su disegni  di Arcimboldo e del padre Biagio; i disegni per il Gonfalone di Sant’Ambrogio attribuiti a Giuseppe Arcimboldo e a Bernardino Campi o Giuseppe Meda, dal Metropolitan Museum di New York e dal Museo Diocesano di Milano; l’arazzo con il Transito della Vergine (1561-1562) di Giovanni Karcher su cartone di Arcimboldo proveniente dal Duomo di Como.

La sezione successiva è dedicata all’illustrazione naturalistica in Italia e in Lombardia. Con la scoperta dell’America, specie rare di animali e vegetali furono importate in Europa e presentate ai principi d’Europa. Di queste straordinarie rarità veniva eseguito subito un “ritratto” dal vivo poi copiato e inviato ad altri regnanti, a scienziati e appassionati collezionisti. Il ruolo di Arcimboldo come illustratore di animali, uccelli e probabilmente anche di piante e fiori, viene correttamente collocato nell’ampio contesto delle scienze naturali: molti suoi disegni furono infatti utilizzati per i volumi pubblicati dal bolognese Ulisse Aldrovandi, il più famoso umanista delle scienze naturali.

Seguono le spettacolari Teste Composte di Arcimboldo (Stagioni ed Elementi), dipinte in più varianti a partire dal 1563, provenienti dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, che custodisce la raccolta qualitativamente più importante di opere di Arcimboldo, dalla Real Academia de San Fernando di Madrid e dal Museo del Louvre. Tre Stagioni delle Bayerische Staatgemäldesammlungen di Monaco sono presentate accanto alle Stagioni di Vienna, Parigi e Madrid: il pubblico è così coinvolto nel confronto tra le varie fasi dell’invenzione e stimolato a cogliere le differenze tra i dipinti eseguiti quando Arcimboldo operava ancora a Milano e quelli presentati all’Imperatore. Le intricate composizioni di fiori, frutti e animali celano un complesso significato allegorico, legato alle vicende e alle aspirazioni universalistiche della dinastia asburgica. Giovanni Battista Fonteo nel suo poema in latino le interpreta come un panegirico del sovrano e ci consegna dettagli preziosi sulla loro presentazione a Massimiliano II nel 1569.

Segue la sezione sulla pittura ridicola, con disegni strepitosi di figure grottesche di Francesco Melzi (copie da Leonardo), Giovan Paolo Lomazzo, Camillo Procaccini e due dipinti di Arcimboldo provenienti da Stoccolma: Il bibliotecario e Il giurista. Arcimboldo è profondamente innovativo e lancia anche in questo caso un nuovo genere di pittura in consonanza con gli intellettuali dell’Accademia della Val di Blenio.

Arcimboldo svolse inoltre un’intensa attività di inventore, animatore e regista di feste e tornei, contribuendo allo sviluppo della pittura di corte con l’invenzione di prodigiosi attrezzi e strabilianti mascherate. Con questa settima sezione si entra nel mondo sfavillante delle feste di corte con una straordinaria raccolta di cinquanta bellissimi disegni di Arcimboldo provenienti dagli Uffizi, uno studio di Giulio Romano dal Louvre, e la cosiddetta “armatura milanese” forgiata dal famosissimo artefice milanese Giovanni Battista Zarabaglia per l’arciduca Ferdinando II del Tirolo.
L’ottava sezione si concentra sul ritorno di Arcimboldo a Milano e si apre con un Autoritratto del maestro del 1587 proveniente da Palazzo Rosso a Genova. In questo disegno Arcimboldo si raffigura come “testa cartacea”, come se si volesse presentare in veste di letterato e poeta. E infatti questa sezione riunisce libri e raccolte di poesia composti dagli amici poeti e letterati intorno alle pitture inviate a Rodolfo, fra le quali il celeberrimo Vertunno (Ritratto di Rodolfo II) del Castello di Skokloster. Fra questi testi figurano le opere in latino, in volgare e in dialetto di Gherardini, Borgogni e di un poeta che (casualmente?) si firma “G.A. da Milano”.

Chiude la mostra la sezione sulle teste reversibili e la natura morta, con alcuni capolavori assoluti di Arcimboldo come L’ortolano e Testa reversibile con canestro di frutta, da cui Caravaggio avrebbe preso ispirazione per la natura morta più celebre della storia dell’arte: La canestra di frutta della Pinacoteca Ambrosiana. Tra i primi esempi di natura morta sono presentati: il Piatto metallico con pesche e foglie di vite del Figino e la Fruttiera di ceramica con uva, prugne e pere di Fede Galizia. Il dipinto scoperto durante la preparazione della mostra di Parigi e Vienna (2007-2008) Testa delle quattro stagioni dell’anno, e acquistato in occasione della mostra di Washington dalla National Gallery of Art chiude festosamente la mostra.

A testimonianza di quanto ancora oggi le invenzioni di Arcimboldo rappresentino un’inesauribile fonte di ispirazione per l’arte contemporanea, nel periodo della mostra verrà esposta in piazzetta Reale un’opera realizzata dall’artista americano Philip Haas (courtesy Sonnabend Gallery, New York e Robilant+Voena, Londra-Milano): una scultura in vetroresina di 5 metri di altezza ispirata all’Inverno di Arcimboldo.

La mostra nasce inoltre in stretto collegamento con la National Gallery of Art di Washington, dove si è appena conclusa una mostra che ha condiviso con quella milanese il nucleo fondamentale delle Teste di Arcimboldo.

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