ARCIMBOLDO A MILANO:ASSOLUTAMENTE DA NON PERDERE!

La mostra

Arcimboldo

Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio
10 febbraio – 22 maggio 2011
Palazzo Reale
piazza Duomo, 12 – Milano

Winter di Philipp Haas, omaggio ad Arcimboldo

Informazioni

Orari: tutti i giorni dalle 9.30 alle 19.30;
lunedì dalle 14.30 alle 19.30;
giovedì e Sabato dalle 9.30 alle 22.30.
biglietti: intero 9 euro, ridotto 7,50, ridotto famiglia 19,50.

articolo di Carol Gianotti 2011
Cosa c’è da vedere?
E’ una mostra imperdibile. Davvero. Ben organizzata e gradevole. Capace di dare uno sguardo attento ad un secolo pittorico noto per gli studi di fisiognomica, anatomia, natura e zoologia. Sale dedicate alle arti suntuarie (oggetti preziosi, armature, cristalli e sete lavorate) che raggiunsero, nel sedicesimo secolo lombardo appunto, l’eccellenza. Il percorso comincia con l’eredità leonardesca e finisce con i tronei e le feste e le famose teste reversibili.
Si passa per le opere di Figino, Luini, Lomazzo, Carracci; i testi di Fuchs, Mattioli, Menabeni, Giovio, Carcano detto lo Sforzino e Quicchelberg.
Stupende la sala del collezionismo enciclopedico, delle tavole sulla natura di Arcimboldo e di Froeschel dove gli occhi catturano roditori, uccelli, crostacei e pesci, fiori e piante.
Importanti le teste grottesche, filo conduttore che tiene assieme la scuola di Leonardo, la pittura visionaria di Arcimboldo e la futura accademia del Blenio.
Nella sala dei tornei molti disegni acquarellati di maschere e acconciature, bardature per cavalieri con elmi e pennacchi. A dimostrare la potenza Asburgica, che diede il lavoro al nostro Arcimboldo. Nobili e dignitari apprezzarono il suo operato, capace di stupire, conservando le note leonardesche ma in veste ironica ed intellettuale. La stessa serie delle stagioni fu pensata per manifestare la grandezza del casato, eterna come l’avvicendarsi delle stagioni.

A Palazzo Reale le famose Teste Composte, Le stagioni e altre straordinarie opere dell’artista celebrato nelle più grandi corti europee del Cinquecento.

La prima mostra su Arcimboldo realizzata a Milano, sua città natale, restituisce l’artista al suo contesto d’origine spiegando le ragioni della sua chiamata alla corte degli Asburgo. Il cuore della mostra sono le famose Teste Composte (Stagioni e Elementi), dipinte in più varianti a partire dal 1563, provenienti da Vienna, Madrid e Parigi, le tre Stagioni giunte da Monaco e gli strepitosi disegni di figure grottesche appartenenti alla “pitture ridicole”.

Fiori, frutti e bizzarrie del Cinquecento in mostra a Milano. E’ in svolgimento a Palazzo Reale “Arcimboldo”, esposizione voluta e realizzata dal Comune di Milano, prodotta da Palazzo Reale e Skira editore, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici di Milano, la Soprintendenza Speciale per il Polo Museale della città di Firenze – Gabinetto Disegni e Stampe degli Uffizi e il Kunsthistorisches Museum di Vienna, con il sostegno di Cariparma Crédit Agricole e il supporto media del Corriere della Sera, posta sotto l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica Italiana.

“Una mostra nel segno della tradizione, che approfondisce la vita e le opere di un artista milanese che ha avuto grande successo alla corte degli Asburgo – ha spiegato il sindaco Letizia Moratti – . Un uomo che propone un’arte stravagante e di forte impatto e che, partendo dalla scuola di Leonardo, ha saputo sviluppare uno stile personale ed innovativo. Opere che non ci lasciano indifferenti, che ci emozionano, stupiscono e, talvolta, fanno sorridere”.

“Proporre a Palazzo Reale un’esposizione sull’Arcimboldo vuol dire ricollocare l’artista nel contesto d’origine e reinterpretare lo sviluppo dell’arte lombarda coeva e a seguire – dichiara l’assessore alla Cultura Massimiliano Finazzer Flory -. E non soltanto. Poiché Arcimboldo dissolve l’artificio temporale nel porsi con l’immaginazione oltre le coordinate della storia, quella da noi scritta e quella ancora da scrivere. Nella nostra società della comunicazione binaria che tende spesso alla semplificazione, il mondo dell’artista milanese rivela, così, tutta la complessità e la ricchezza dei segni, delle figure e dei simboli”.

“Dopo le esposizioni di Dalì, con circa 6.000 presenze nelle sezioni didattiche, e di Ciurlionis, con più di 1.200 presenze, ancora una volta i laboratori per i bambini e i ragazzi delle scuole accompagnano una grande mostra a Palazzo Reale, avvicinando i più piccoli alle tematiche dell’esposizione”, ha commentato l’assessore alla Famiglia, Scuola e Politiche sociali Mariolina Moioli.

“Per la mostra Arcimboldo è stata predisposta una sezione didattica, per cui abbiamo già la prenotazione di 200 classi, che grazie all’ausilio di un’installazione, coinvolge i bambini in un gioco delle meraviglie- continua l’assessore Moioli – Dall’installazione, che rappresenta una dodecaedro, si estraggono oggetti, figure, parole che guidano i ragazzi in un gioco di immaginazione poetica, che li aiuta a guardare con meraviglia le cose, così come ha saputo guardarle l’occhio di Arcimboldo.”

La personalità di Giuseppe Arcimboldo, nel passato come oggi, è stata coronata da fama e successo. Lo stesso Arcimboldo, di ritorno a Milano da Praga nel 1587, si premura di consolidare la propria fama dettando agli amici artisti, umanisti e storici (tra cui Paolo Morigia, Giovan Paolo Lomazzo e Gregorio Comanini) le proprie imprese d’artista alla corte degli Asburgo. Il suo nome viene però presto dimenticato e nei secoli successivi la sua opera etichettata come “scuola di Leonardo”. Non c’è dubbio che il maestro di Vinci sia alla base della cultura di Arcimboldo, ma da questa inesauribile fonte d’ispirazione l’artista milanese trae le mosse per sviluppare uno stile personalissimo.

Il contesto culturale in cui si muove Arcimboldo, il suo apprendistato e le sue prime opere in ambito milanese sono state finora considerate come un prologo di un’attività artistica svoltasi principalmente fuori dall’Italia. La tradizione artistica milanese e lombarda ebbe invece un ruolo fondamentale nella formulazione delle famosissime teste composte e delle “bizzarie” di Arcimboldo, come gli studiosi lombardi hanno ripetutamente sottolineato: ma tali spunti non sono stati finora recepiti dalla ricerca internazionale.

Il principale obiettivo dell’esposizione milanese è quello di “restituire” Arcimboldo al suo contesto d’origine, per capire le ragioni della sua chiamata alla corte degli Asburgo (gli studi naturalistici, le coreografie per cortei e feste, o ancora i ritratti), precisare le radici culturali delle sue teste composte, e approfondire infine il ruolo giocato dall’artista nello sviluppo dei generi della natura morta e delle “pitture ridicole”.

La mostra, curata da Sylvia Ferino, Direttrice della Pinacoteca del Kunshistorisches Museum di Vienna – che presta il nucleo più corposo di opere – in collaborazione con un prestigioso Comitato Scientifico formato da Giacomo Berra, Giulio Bora, Chiara Buss, Silvio Leydi, Robert Miller, Giuseppe Olmi, Caterina Pirina, Francesco Porzio, Lucia Tomasi Tongiorgi, e divisa in nove sezioni, introduce il visitatore nella Milano cinquecentesca, in un percorso affascinante tra disegni, pittura e preziosi oggetti usciti dalle officine artigianali milanesi, all’epoca rinomatissime per la qualità e l’eccellenza dei propri manufatti artistici.

Le prime due sezioni si dedicano all’analisi dei poli principali attorno ai quali ruota la cultura artistica milanese del Cinquecento: da un lato il genio leonardesco, dall’altro le grandi officine artistiche milanesi. Una scelta di disegni grotteschi di Leonardo provenienti dalla Pinacoteca Ambrosiana, da Venezia e Vienna, accompagnati da disegni e dipinti di seguaci come Girolamo Della Porta, Bernardino Luini, Giovanni Antonio De Predis, Cesare da Sesto, Francesco Melzi, Giovanni Paolo Lomazzo, Giovanni Ambrogio Figino, attestano l’influenza di Leonardo nello studio della fisionomia caricata e della figura, della natura, dell’atmosfera come della flora e fauna. Milano fu senza dubbio, alla metà del Cinquecento, il più importante centro per la produzione di oggetti di lusso realizzati in oro e argento combinati con cristalli di rocca, pietre preziose e pietre dure e perfino conchiglie rare, destinati alle grandi corti europee.

Nella seconda sezione, dedicata alle arti suntuarie, l’occhio viene catturato da stupendi cammei, vasi, scudi, preziose armi e armature, tessuti raffinati, codici miniati, medaglie, sculture, tutte opere di artisti e artigiani milanesi provenienti principalmente dal Kunsthistorisches Museum di Vienna.

La terza sezione è intitolata “Arcimboldo a Milano” e presenta le opere giovanili di Arcimboldo e dei suoi maestri: il Ritratto di Biagio Arcimboldo di Bernardino Luini; le vetrate per il Duomo di Milano, realizzate su disegni  di Arcimboldo e del padre Biagio; i disegni per il Gonfalone di Sant’Ambrogio attribuiti a Giuseppe Arcimboldo e a Bernardino Campi o Giuseppe Meda, dal Metropolitan Museum di New York e dal Museo Diocesano di Milano; l’arazzo con il Transito della Vergine (1561-1562) di Giovanni Karcher su cartone di Arcimboldo proveniente dal Duomo di Como.

La sezione successiva è dedicata all’illustrazione naturalistica in Italia e in Lombardia. Con la scoperta dell’America, specie rare di animali e vegetali furono importate in Europa e presentate ai principi d’Europa. Di queste straordinarie rarità veniva eseguito subito un “ritratto” dal vivo poi copiato e inviato ad altri regnanti, a scienziati e appassionati collezionisti. Il ruolo di Arcimboldo come illustratore di animali, uccelli e probabilmente anche di piante e fiori, viene correttamente collocato nell’ampio contesto delle scienze naturali: molti suoi disegni furono infatti utilizzati per i volumi pubblicati dal bolognese Ulisse Aldrovandi, il più famoso umanista delle scienze naturali.

Seguono le spettacolari Teste Composte di Arcimboldo (Stagioni ed Elementi), dipinte in più varianti a partire dal 1563, provenienti dal Kunsthistorisches Museum di Vienna, che custodisce la raccolta qualitativamente più importante di opere di Arcimboldo, dalla Real Academia de San Fernando di Madrid e dal Museo del Louvre. Tre Stagioni delle Bayerische Staatgemäldesammlungen di Monaco sono presentate accanto alle Stagioni di Vienna, Parigi e Madrid: il pubblico è così coinvolto nel confronto tra le varie fasi dell’invenzione e stimolato a cogliere le differenze tra i dipinti eseguiti quando Arcimboldo operava ancora a Milano e quelli presentati all’Imperatore. Le intricate composizioni di fiori, frutti e animali celano un complesso significato allegorico, legato alle vicende e alle aspirazioni universalistiche della dinastia asburgica. Giovanni Battista Fonteo nel suo poema in latino le interpreta come un panegirico del sovrano e ci consegna dettagli preziosi sulla loro presentazione a Massimiliano II nel 1569.

Segue la sezione sulla pittura ridicola, con disegni strepitosi di figure grottesche di Francesco Melzi (copie da Leonardo), Giovan Paolo Lomazzo, Camillo Procaccini e due dipinti di Arcimboldo provenienti da Stoccolma: Il bibliotecario e Il giurista. Arcimboldo è profondamente innovativo e lancia anche in questo caso un nuovo genere di pittura in consonanza con gli intellettuali dell’Accademia della Val di Blenio.

Arcimboldo svolse inoltre un’intensa attività di inventore, animatore e regista di feste e tornei, contribuendo allo sviluppo della pittura di corte con l’invenzione di prodigiosi attrezzi e strabilianti mascherate. Con questa settima sezione si entra nel mondo sfavillante delle feste di corte con una straordinaria raccolta di cinquanta bellissimi disegni di Arcimboldo provenienti dagli Uffizi, uno studio di Giulio Romano dal Louvre, e la cosiddetta “armatura milanese” forgiata dal famosissimo artefice milanese Giovanni Battista Zarabaglia per l’arciduca Ferdinando II del Tirolo.
L’ottava sezione si concentra sul ritorno di Arcimboldo a Milano e si apre con un Autoritratto del maestro del 1587 proveniente da Palazzo Rosso a Genova. In questo disegno Arcimboldo si raffigura come “testa cartacea”, come se si volesse presentare in veste di letterato e poeta. E infatti questa sezione riunisce libri e raccolte di poesia composti dagli amici poeti e letterati intorno alle pitture inviate a Rodolfo, fra le quali il celeberrimo Vertunno (Ritratto di Rodolfo II) del Castello di Skokloster. Fra questi testi figurano le opere in latino, in volgare e in dialetto di Gherardini, Borgogni e di un poeta che (casualmente?) si firma “G.A. da Milano”.

Chiude la mostra la sezione sulle teste reversibili e la natura morta, con alcuni capolavori assoluti di Arcimboldo come L’ortolano e Testa reversibile con canestro di frutta, da cui Caravaggio avrebbe preso ispirazione per la natura morta più celebre della storia dell’arte: La canestra di frutta della Pinacoteca Ambrosiana. Tra i primi esempi di natura morta sono presentati: il Piatto metallico con pesche e foglie di vite del Figino e la Fruttiera di ceramica con uva, prugne e pere di Fede Galizia. Il dipinto scoperto durante la preparazione della mostra di Parigi e Vienna (2007-2008) Testa delle quattro stagioni dell’anno, e acquistato in occasione della mostra di Washington dalla National Gallery of Art chiude festosamente la mostra.

A testimonianza di quanto ancora oggi le invenzioni di Arcimboldo rappresentino un’inesauribile fonte di ispirazione per l’arte contemporanea, nel periodo della mostra verrà esposta in piazzetta Reale un’opera realizzata dall’artista americano Philip Haas (courtesy Sonnabend Gallery, New York e Robilant+Voena, Londra-Milano): una scultura in vetroresina di 5 metri di altezza ispirata all’Inverno di Arcimboldo.

La mostra nasce inoltre in stretto collegamento con la National Gallery of Art di Washington, dove si è appena conclusa una mostra che ha condiviso con quella milanese il nucleo fondamentale delle Teste di Arcimboldo.

Analisi storica

GIUSEPPE ARCIMBOLDI DETTO ARCIMBOLDO

Milano 1527-11 luglio 1593

Cronologia 

1502-1503

Leonardo da Vinci (1452-1519), dipinge Sant’Anna, la Vergine e il Bambino, un olio su tavola, oggi al Louvre, di cui ci è pervenuto anche il cartone (il disegno preparatorio) e altre versioni a carboncino, biacca e sfumino del 1508-1510, oggi alla National Gallery di Londra.

1503-1506

Leonardo dipinge la Monnalisa  (La Gioconda), poi ripresa nel 1513-1515.

1504

Michelangelo Buonarroti (1475-1564) termina il suo capolavoro scultoreo: il David.

1504-1505

Giorgione da Castelfranco, detto Giorgione esegue la Pala di Castelfranco, rappresentante la Madonna in trono fra i santi Nicàsio e Francesco.

Raffaello Sanzio (1483-1520) esegue  l’olio su tavola di grandi dimensioni Lo sposalizio della Vergine, per la Chiesa di San Francesco a Città di Castello. (oggi restaurato e conservato a Brera).

E i ritratti civili di Agnolo Doni e Maddalena Strozzi.

1506-1508

Leonardo esegue la seconda versione della tavola La Vergine delle Rocce. La celeberrima Dama con l’ermellino risale al 1490 ca.

Raffaello, invece, La Madonna del prato o Madonna del Belvedere. Sempre nel 1508, comincerà il suo lavoro più importante: il ciclo di affreschi delle stanze dell’appartamento papale, abbracciando la fine del pontificato di Giulio II e quello del successore (il Papa De Medici Leone X).

1509

Raffaello Sanzio (e aiuti) affrescano la Scuola di Atene, nella Stanza della Segnatura, in Vaticano.

1510

Giorgione (1478-1510) dipinge la Venere Dormiente, che introduce ad un tema importantissimo nella storia dell’arte: il nudo semisdraiato con panneggio; esso influenzerà i soggetti realizzati da molti altri artisti (ricordiamo la Venere di Tiziano, coeva e l’ Olympia di Manet, di quasi quattro secoli dopo).

1514

L’ 11 aprile 1514 muore a Roma Donato di Angelo di Pasuccio detto Bramante, artista e architetto di origini toscane, celebre per la tempera su tavola del Cristo alla colonna (oggi a Brera) e per la Tribuna della chiesa di Santa Maria delle Grazie a Milano, nonché il Tempietto di San Pietro in Montorio a Roma.

1516

Matthias Grunewald (Wurzburg 1480-1528), dipinge l’altare della Chiesa abbaziale degli Antoniani di Isenheim, composta dal pannello centrale, dai due laterali e la predella.

1519

Antonio Allegri detto il Correggio (1489-1534) affresca la Volta della Camera della Badessa nel Convento di San Paolo a Parma.

1526

Nasce Giuseppe Arcimboldi detto l’Arcimboldo.

Sebastiano dal Piombo (1485-1547) dipinge il Ritratto di Clemente VII.

1528

Lorenzo Lotto (ca 1480-1557) dipinge la Madonna con bambino e i santi Caterina d’Alessandria e Tommaso. 

Muore Albrecht Durer, il più grande degli artisti rinascimentali tedeschi.

1531

L’arciduca Ferdinando I d’Asburgo (fratello di Carlo V), figlio di Filippo d’Asburgo detto “il Bello”, duca di Borgogna e reggente di Castiglia e di Giovanna di Castiglia detta “Giovanna la Pazza” è nominato re del Sacro Romano Impero.

1536-1541

Michelangelo affresca Il Giudizio Universale sul soffitto della Cappella Sisitina in Vaticano.

1538

Alfonso d’Avalos, marchese del Vasto, è nominato governatore di Milano.

Tiziano Vecellio (1488-1576) dipinge la Venere di Urbino, dal soggetto simile a quella del Giorgione, ma inserita in un contesto innovativo, all’ interno di una casa patrizia, dove compaiono anche due fantesche e un cagnolino.


1541

Entrata dell’imperatore Carlo V a Milano.

1546

Muore il governatore Alfonso d’Avalos, marchese del Vasto.

Entrata del nuovo governatore Ferrante Gonzaga a Milano.

L’arciduca Massimiliano d’Asburgo riceve il cavalierato del Toson d’oro.

L’Ordine del Toson d’oro fu istituito il 10 gennaio 1430 da Filippo III di Borgogna a Bruges per celebrare il proprio matrimonio con la principessa portoghese Isabella d’Aviz. La grande particolarità e novità di questo Ordine che lo rese davvero esclusivo, il più importante in Europa e certamente uno dei più prestigiosi al mondo, furono gli straordinari privilegi di cui i suoi insigniti potevano disporre.
Il Sovrano dell’Ordine era tenuto a convocare una riunione con la consulta dei cavalieri dell’Ordine del Toson d’Oro prima di entrare in guerra.

(dotte le citazioni dell’ Arcimboldo riferite al Toson d’oro in quadri come “la terra” nella serie degli elementi: ritrarre il vello d’oro dell’ordine rimanda al rapporto tra la casata degli Asburgo ed il mito classico di Giasone e gli Argonauti, a sottolinearne le connessioni)

1547

Jacopo Bassano dipinge la Decollazione del Battista.

1548

Entrata dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo a Milano.

Entrata del principe Filippo d’Asburgo a Milano.

Jacopo Robusti detto il Tintoretto (1518-1594) è allievo di Tiziano. Lo stesso Vasari (uno dei più grandi critici d’arte del Cinquecento), che lo definisce “disegnatore disordinato e superficiale”, ammette tuttavia che il suo sia “il più terribile cervello che abbia mai avuto la pittura”. Nove anni dopo, nel 1557, dipingerà il celebre Susanna e i Vecchioni.

1549

Primo pagamento ad Arcimboldo per quattro disegni per le vetrate del duomo di Milano.

Entrata dell’arciduca Ferdinando II d’Asburgo a Milano.

1550

Pagamento del duomo a Biagio Arcimboldo per gli stemmi del nuovo arcivescovo Giovanni Angelo Arcimboldi.

Entrata del nuovo arcivescovo Giovanni Angelo Arcimboldi a Milano.

1551

Ultimo pagamento a Biagio Arcimboldo per sei disegni per le vetrate del duomo di Milano.

Secondo pagamento ad Arcimboldo per sei disegni per le vetrate del duomo di Milano.

Pagamento del duomo ad Arcimboldo per cinque stemmi del re di Boemia (Massimiliano d’Asburgo).

Entrata del principe Filippo d’Asburgo a Milano.

Entrata dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo e della sua famiglia (la moglie Maria d’Asburgo e la figlia Anna) a Milano.

1552

Pagamenti del duomo ad Arcimboldo per disegni per vetrate e altro.

1553

Pagamenti del duomo ad Arcimboldo per disegni per vetrate e altro, tra cui un rilievo del territorio di Volpedo.

Paolo Caliari detto Veronese (1528-1588) dipinge il suo capolavoro Giunone versa i suoi doni su Venezia.


La data 1553 ricorre in un disegno di Arcimboldo di un camaleonte.

Mascherate carnevalizie organizzate da Carlo Visconti (Pompa dei corrieri amorosi) e da Francesco Grassi (Pompa dei poeti amorosi).

1554

Pagamenti del duomo ad Arcimboldo per disegni per vetrate e altro,tra cui parte delle ante dell’organo e stemmi di Filippo d’Asburgo come re d’Inghilterra. Pagamento per lavori all’ancona dell’Incoronazione di spine di Tiziano nella cappella del Luogo Pio di Santa Corona in Santa Maria delle Grazie a Milano.

Il principe Filippo d’Asburgo sposa Maria Tudor, regina d’Inghilterra.

Carlo V rinuncia al titolo di duca di Milano a favore del figlio Filippo d’Asburgo.

1555

Pagamenti del duomo ad Arcimboldo per disegni per vetrate e altro, tra cui lo stemma di Filippo d’Asburgo, nuovo duca di Milano.

Muore l’arcivescovo Giovanni Angelo Arcimboldi.

La diocesi torna a Ippolito II d’Este.

Entrata del nuovo governatore Fernando Álvarez de Toledo, duca d’Alba, a Milano.

Il re dei Romani Ferdinando riceve il cavalierato del Toson d’oro.

   Vetrata raffigurante Santa Caterina d’Avignone dell’Arcimboldo

1556

Pagamenti del duomo ad Arcimboldo per disegni per vetrate; Andrea Lomazzo (padre di Giuseppe, il Meda) e Arcimboldo sono anche pagati per lavori al nuovo organo del Duomo.

Contratto (con il Meda, padre di Giovan Paolo Lomazzo) per l’esecuzione dell’affresco in San Giovanni Battista di Monza.

Pagamento per lavori alla cappella di Ottaviano Taverna in San Francesco grande a Milano.

Carlo V abdica: il re dei Romani Ferdinando, suo fratello, assume la carica di imperatore come Ferdinando I.

Nomina del nuovo arcivescovo di Milano, Filippo Archinto.

Entrata del nuovo governatore, il cardinale Cristoforo Madruzzo, a Milano.

Giuseppe Meda (1534 – 1599) è stato un pittore, architetto e ingegnere italiano.

Giuseppe Lomazzo, meglio noto come Giuseppe Meda, all’apprendistato artistico con Bernardino Campi unì subito una formazione più tecnica basata sull’architettura e l’ingegneria idraulica.

Come pittore, Meda fu un buon esponente del tardo manierismo lombardo, cercando di coniugare la monumentalità e il gigantismo di Michelangelo con lo sfumato di Leonardo, non dimenticando alcune citazioni dalla tradizione locale, in special modo da Gaudenzio Ferrari. Vanno ricordati gli affreschi del Duomo di Monza, eseguiti in collaborazione con Giuseppe Arcimboldi, e le ante d’organo del Duomo di Milano, forse la commissione più ambita degli anni dell’episcopato di Carlo Borromeo.

Vetrate del Duomo di Milano progettate  e realizzate dall’Arcimboldo e aiuti

1557

Ultimi pagamenti del duomo ad Arcimboldo per disegni per vetrate.

Viene anche pagato per aver dipinto lo stemma del governatore Juan de Figueroa; riceve inoltre una modesta somma per l’ingessatura delle ante del nuovo organo.

Juan de Figueroa, castellano di Milano, è nominato governatore interinale dello stato.

1558

Pagamenti del duomo ad Arcimboldo per lo stemma dell’arcivescovo Filippo Archinto.

Primo pagamento per il cartone dell’arazzo con il Transito della Vergine (Dormitio Virginis) per il duomo di Como, che fu realizzato in seguito da Giovanni Karcher su tessuto.

Arazzo Dormitio Virginis, di Arcimboldo e Karcher, Duomo di Como

Muore Carlo V.

Muore a Bergamo l’arcivescovo di Milano Filippo Archinto.

La diocesi torna a Ippolito II d’Este.

Entrata del nuovo governatore, Consalvo Fernández de Córdoba duca di Sessa, a Milano.

1559

Arcimboldo riceve il saldo per l’affresco in San Giovanni Battista a Monza (con Giuseppe Lomazzo detto il Meda).

Festa in corte, a Milano, per la pace di Cateau-Cambrésis.

Esequie per l’imperatore Carlo V in Duomo.

Festa di Carnevale con torneo a tema in casa di Giovanni Battista Castaldo, a Milano, in onore del duca di Sessa e del marchese di Pescara (organizzazione di Leone Leoni); qui compaiono le Arti liberali, ciascuna accompagnata da un personaggio.

Filippo II sposa Elisabetta di Valois, figlia di Enrico II re di Francia.

1560

Arcimboldo riceve il saldo per il cartone dell’arazzo del Transito della Vergine per il Duomo di Como.

Il cardinale Carlo Borromeo è nominato amministratore della diocesi di Milano.

Francesco Ferdinando d’Avalos, marchese di Pescara, sostituisce ad interim il duca di Sessa come governatore di Milano.

1561

Festa a Mantova per le nozze tra il duca Guglielmo Gonzaga ed Eleonora d’Asburgo, figlia dell’imperatore Ferdinando I (Leone Leoni organizza la grandiosa festa di nozze)

1562

Arcimboldo si trasferisce alla corte imperiale su richiesta di Massimiliano II d’Asburgo.

In settembre l’arciduca Massimiliano è incoronato re di Boemia a Praga; tra novembre e dicembre è nominato e incoronato re dei Romani a Francoforte.

1563

Arcimboldo, definito “pittore di sua maestà reale” (cioè di Massimiliano d’Asburgo, re dei Romani) è incaricato dall’imperatore Ferdinando I di copiare due ritratti.

Serie delle Quattro stagioni di Vienna. La data 1563 ricorre in un disegno di Arcimboldo di uno zoccolo deforme.

L’estate di Arcimboldo

Entrata a Milano degli arciduchi Rodolfo ed Ernesto d’Asburgo, figli del re dei Romani Massimiliano (in viaggio per la Spagna).

In settembre lo stesso Massimiliano è incoronato re di Ungheria a Posonia (Bratislava).

Pieter Bruegel il Vecchio dipinge a olio su tavola La grande torre di Babele.

1564

Giuseppe Lomazzo (detto il Meda) ricorda che Arcimboldo era stato in passato giudicato migliore di Bernardino Campi, suo concorrente nel concorso per il progetto del gonfalone di Milano.

In luglio muore Ferdinando I.

Il re dei Romani Massimiliano è incoronato nuovo imperatore come Massimiliano II.

Massimiliano II d’Asburgo (Vienna, 31 luglio 1527 – Ratisbona, 12 ottobre 1576) era il primogenito dell’imperatore del Sacro Romano Impero Ferdinando I d’Asburgo e gli successe sul trono nel 1564 (dopo essere già stato eletto re di Germania e Boemia nel 1562 e d’Ungheria nel 1563).

1565

L’arcivescovo Carlo Borromeo si insedia a Milano.

1566

Serie dei Quattro elementi di Vienna.

Arcimboldo esegue Il Giurista.

In estate Arcimboldo lascia la corte imperiale e torna in Italia.

1567

In maggio è emesso un mandato di pagamento a favore di Arcimboldo per i primi disegni eseguiti per il gonfalone di Milano.

Il versamento avverrà tra ottobre e dicembre, nelle mani di un procuratore di Arcimboldo.

In novembre Arcimboldo è di ritorno alla corte imperiale.

1568

Giovanni Battista Fonteo presenta Le Stagioni e gli Elementi a Massimiliano II (il poema è datato “Vienna Austria tertio calendas Januarias Anno Domini MDLXIII”, ovvero tre giorni prima delle calende di gennaio (cioè il 30 dicembre del 1568).

Esequie a Milano per la morte della regina di Spagna Elisabetta di Valois e di Carlo d’Asburgo, rispettivamente moglie e figlio di Filippo II.

1570

La data 1570 ricorre in un disegno di Arcimboldo di una antilocapra.

Arcimboldo probabilmente organizza il torneo tenutosi a Praga in occasione del fidanzamento di Anna d’Asburgo, figlia di Massimiliano II, con Filippo II.

Filippo II sposa Anna d’Asburgo, figlia dell’imperatore Massimiliano II.

Ottobre: Elisabetta d’Asburgo, figlia dell’imperatore Massimiliano II, sposa per procura Carlo IX di Valois, re di Francia.

1571

Arcimboldo organizza a Vienna i festeggiamenti per le nozze tra l’arciduca Carlo d’Asburgo e Maria di Baviera.

Anche in questo caso,come nella festa milanese del 1559, compaiono le arti liberali, ma accompagnate ciascuna da due personaggi.

La data 1571 ricorre in un disegno di Arcimboldo di un hocco dall’elmo.

Entrata a Milano degli arciduchi Rodolfo ed Ernesto d’Asburgo, figli di Massimiliano II (di ritorno dalla Spagna).

Luis de Zúñiga y Requesens è nominato governatore di Milano.

Nasce a Milano, da una famiglia di origini bergamasche, Michelangelo Merisi, detto il Caravaggio.

1572

Serie delle Quattro stagioni di Denver.

La data 1572 ricorre in un disegno di Arcimboldo di una mangusta grigia indiana.

L’arciduca Rodolfo d’Asburgo è incoronato re di Ungheria.

1573

Serie delle Quattro stagioni di Parigi.

Antonio de Guzmán, marchese di Ayamonte, è nominato governatore di Milano.

1574

La data 1574 ricorre in un disegno di Arcimboldo di una taccola.

Don Giovanni d’Austria (che alloggia a Vigevano) si reca per tre volte a Milano: il 24 giugno partecipa al torneo e al ballo in casa di Pietro Antonio Lonati; il 26 giugno assiste a una sfilata con personaggi mascherati in corso di Porta Romana.

1575

Arcimboldo schizza il profilo di Rodolfo d’Asburgo in occasione delle due incoronazioni.

La data 1575 ricorre in un disegno di Arcimboldo di un falco.

Legittimazione di Benedetto, figlio di Arcimboldo e di Ottilia Stummer.

L’arciduca Rodolfo d’Asburgo è incoronato re di Boemia e re dei Romani.

1576

La data 1576 ricorre in un disegno di Arcimboldo di una cinciarella.

In ottobre muore Massimiliano II.

Rodolfo d’Asburgo è incoronato nuovo imperatore come Rodolfo II.

Entrata di don Giovanni d’Austria a Milano.

1576 o 1577

Arcimboldo roga testamento a Milano.

1577

La data 1577 ricorre in un disegno di Arcimboldo di un tarabusino, di un fagiano e di una tortora quaglia testazzurra.

1578

La data 1578 ricorre in un disegno di Arcimboldo di una starna.

Una corsa all’anello organizzata a Praga da Arcimboldo “riuscì solo in imaginatione” (così riferisce l’ambasciatore mantovano a corte).

Rodolfo II organizza a Praga tornei e feste per il matrimonio tra Albrecht von Fürstenberg e Isabella Pernsˇteyn.

1581

Arcimboldo roga codicilli al proprio testamento a Milano.

Entrata dell’imperatrice Maria d’Asburgo e dell’arciduca Massimiliano d’Asburgo a Milano.

Esequie a Milano di Anna d’Asburgo, regina di Spagna, figlia del defunto imperatore Massimiliano II e sorella di Rodolfo II.

1582

Rodolfo II invia Arcimboldo a Kempten per visionare la raccolta di antichità e opere d’arte di Raimond Dorn ed eventualmente ritirare ciò che potrebbe interessare l’imperatore.

Carlo d’Aragona, duca di Terranova, è nominato governatore di Milano.

Solenne traslazione di reliquie a Milano.

1583

Su richiesta di Filippo II Arcimboldo gli invia una serie delle Stagioni. La corte imperiale si trasferisce definitivamente a Praga.

1583-1585

Arcimboldo fornisce disegni naturalistici ad Aldrovandi.

1584

Torneo a tema in corso di Porta Romana a Milano.

Muore l’arcivescovo di Milano Carlo Borromeo. Giovanni Paolo Lomazzo (pittore) pubblica il Trattato dell’arte de la pittura.

1585

Arcimboldo dedica a Rodolfo II una serie di disegni per costumi e ornamenti per tornei (la data che compare sul frontespizio è però 1535: MDXXXV).

La data 1585 ricorre in un disegno di Arcimboldo di una nitticora.

A Praga Rodolfo II e gli arciduchi Ernesto e Carlo ricevono il cavalierato del Toson d’oro.

1586-1587

Arcimboldo propone al barone Ferdinand Hoffmann una serie di immagini della Sericultura per la decorazione del suo palazzo.

1587

In autunno Arcimboldo torna definitivamente a Milano stabilendosi con suo figlio nella stessa casa abitata da Giovanni Filippo Gherardini, in Porta Vercellina, parrocchia di San Pietro alle Vigne.

Esegue l’Autoritratto cartaceo (datato sul colletto).Giovanni Paolo Lomazzo pubblica le Rime.

1588

Giovanni Filippo Gherardini pubblica Alcuni versi […] in occasione delle nozze de i molt’Ill.ri S.ri Giulio Dardanone, et Zenobia Coria in cui nomina insieme Arcimboldo e Giovanni Ambrogio Figino.

Il duca di Mantova Vincenzo I Gonzaga è a Milano (barriera in corso di Porta Romana).

1589

Arcimboldo esegue la Flora.

1590

Arcimboldo esegue il Vertunno, il suo capolavoro.

Giovanni Paolo Lomazzo pubblica l’Idea della pittura.

1591

Arcimboldo invia all’imperatore Rodolfo II la Flora e in seguito anche il Vertunno.

Ha anche terminato un dipinto in cui associa le quattro stagioni in un unico “ritratto” e ne fa dono a Gregorio Comanini.

Gregorio Comanini pubblica Il Figino.

Giovanni Filippo Gherardini cura la pubblicazione dei Componimenti sopra li due quadri Flora, et Vertunno, Sua Ces. Maestà da Giuseppe Arcimboldo, Milanese.

1592

L’imperatore Rodolfo II nomina Arcimboldo conte palatino.

Juan Fernández de Velasco, duca di Frias, è nominato governatore di Milano.

Il duca di Mantova, Vincenzo I Gonzaga, di passaggio da Milano, alloggia presso Pirro I Visconti Borromeo.

Paolo Morigia pubblica l’Historia dell’antichità di Milano.

Gerardo Borgogni pubblica la Nuova scielta di rime.

1593

L’11 luglio 1593 Arcimboldo muore a Milano.

Paolo Morigia pubblica l’Historia brieve dell’Augustissima casa d’Austria.

Nasce a Roma Artemisia Gentileschi, primogenita del maestro Orazio Gentileschi. Fu allieva di Agostino Tassi, la prima pittrice donna che la storia dell’arte ha documentato in Italia.

1596

Caravaggio dipinge lo scudo ligneo Medusa (oggi agli Uffizi) e il primo dei suoi “Bacchi”. L’anno dopo, nel 1597, La canestra di frutta, oggi alla pinacoteca ambrosiana.

Chi era Arcimboldo?  in tre righe…

Pittore milanese dotato di sorprendenti capacità, è considerato una delle figure più originali della storia dell’arte.
Riceve i primi insegnamenti dal padre Biagio, amico del Luini e col padre collabora nel Duomo di Milano a lavori di poco conto (dal 1549 al 1558) e alle vetrate delle finestre. Restano, di questa attività, la vetrata con le storie di Santa Caterina d’Alessandria e quella con le storie del Vecchio Testamento. Nel 1558 conduceva lavori analoghi nel Duomo di Como dove lasciò anche una serie di cartoni per arazzi. Nel 1562, a 36 anni, si trasferisce a Vienna e diventa ben presto ristrattista ufficiale della corte.

Acqua di Arcimboldo

Successivamente, segue l’imperatore Rodolfo II, alla morte del padre Massimiliano II, che sposta la capitale dell’impero Asburgico da Vienna a Praga, sempre in qualità di pittore di corte.

Nell’ambiente praghese, singolarmente complesso e raffinato, l’Arcimboldo stabilisce le basi di quel linguaggio pittorico ironico e ricco di metafore che, a posteriori, l’hanno reso più celebre di ogni altra sua attività. Del 1563 è una serie di Quattro Stagioni di cui restano due pezzi (l’Estate e l’Inverno) al Kuntshistorisches Museum Vienna, e un’altra serie di Stagioni di cui la Primavera è conservata al Castello Sforzesco di Milano. Del 1566 è la serie degli Elementi; il Fuoco e l’Acqua si trovano sempre al Kuntshistorisches.

Flora di Arcimboldo

Sempre del 1566 è il Ritratto di Calvino, mentre il Cuoco è del 1574 e si trova in una collezione privata svedese.

Accanto alla sua attività di pittore scherzoso e ritrattista ufficiale Arcimboldo non si nega ad altre esperienze: costumista, musicista, organizzatore di eventi.
Tentò, fra l’altro, di costruire uno strumento musicale per cui a ogni nota doveva corrispondere un certo colore. (Ciclicamente questa analogia musica-colore si è riproposta nelle indagini artistiche, anche nelle avanguardie storiche). Nel 1566 torna per alcuni anni in Italia, ma è nuovamente a Praga nel 1974 dove Rodolfo II succede al fratello Massimiliano. Per il geniale e coltissimo Imperatore l’Arcimboldo cerca e acquista eterogenei oggetti da collezione, per lui ripete la serie delle stagioni (1577), a lui dedica una serie di 150 disegni di costumi, carri e slitte da parata ora agli Uffizi.
Nel 1587 torna in Italia, dove morirà sei anni più tardi.

La produzione artistica

Qualche decennio dopo la morte di Giuseppe Arcimboldo, anche la sua fama iniziò a disperdersi. In primis, per la fine dell’Impero Asburgico saccheggiato dagli svedesi, alla fine della guera dei trent’anni. La riscoperta della sua produzione artistica da parte della critica dovette attendere, nel XX secolo, l’impulso della pittura surrealista con la inquietudine esistenziale che essa seppe mettere in scena. Lo considerano padre spirituale del surrealismo, sia la critica, che i surrealisti stessi; da Breton a Man Ray e Max Ernst. Senza dimenticare Picasso che ne studiò le teste composite (vedi Il babbuino, scultura di Picasso che dimostra tale predilezione).

Arcimboldo fu interprete, inoltre, della cultura magico-cabalistica del XVI secolo e fu, per molti versi, esponente di quel manierismo nel quale andò progressivamente ad infiacchirsi la pittura rinascimentale.
Piuttosto evidente – come si è detto – è il suo debito verso le deformazioni fisionomiche di Leonardo, ma ancor più evidente è il suo debito verso la straordinaria diffusione di enigmatiche decorazioni a grottesche, e verso altre e più esplicite elucubrazioni alchemico-pittoriche del tempo.

L’arte di Arcimboldo è dunque figlia del suo tempo, soprattutto quando essa muove giocosamente verso la ricerca del significato nascosto delle cose, sia essa rivolta alla omogenia della parte e del tutto, alle corrispondenze tra macrocosmo e microcosmo, oppure al senso enigmatico e nascosto delle cose (come nelle sue celebri “nature morte” reversibili).

Ma il senso ludico della sua ricerca, quasi per effetto di quel sortilegio alchemico che troviamo spesso nella pittura surrealista, si trasforma – almeno allo sguardo dell’uomo d’oggi – in profonda inquietudine.

Osserva acutamente Roland Barthes, che l’effetto che oggi suscitano in noi le tavole di Arcimboldo è la “repulsione”:

«Le teste di Arcimboldo sono mostruose perché rimandano tutte, quale che sia la grazia del soggetto allegorico, […] ad un malessere sostanziale: il brulichio. La mischia delle cose viventi […] disposte in un disordine stipato (prima di giungere alla intelligibilità della figura finale) evoca una vita tutta larvale, un pullulio di esseri vegetativi, vermi, feti, visceri al limite della vita, non ancora nati eppure già putrescenti»

In fondo il senso più vero della pittura di Arcimboldo è quella inquietudine trasmessa dal gusto del “mostruoso” che ritroviamo nelle Wunderkammer o nei disegni (cari per esempio al contemporaneo Ulisse Aldrovandi) di esseri in cui le forme animali si confondono, segno della misteriosa inclinazione teratologica che talvolta la natura manifesta.

Particolare del Vertunno, il suo capolavoro

APPROFONDIMENTO: analisi visiva di un’opera

“AUTUNNO”

di Giuseppe Arcimboldo, 1573

olio su tela (di cui esistono copie autografe su tavola)

Museo del Louvre, Parigi.

Punti di attenzione: nespola-fungo-zucca (disposti sulla diagonale sinistra/destra dal basso verso l’alto).

Punti di fissazione: la zona del volto.

Prima lettura: la figura si staglia su di un fondo monocromatico nerastro, ed è incorniciata da una decorazione floreale.

L’immagine appare in tridimensione grazie ai volumi degli elementi che la compongono. E’ percepita in un piano avanzato rispetto allo sfondo, retrocesso rispetto alla cornice floreale.

Appare statica, in linea con il manierismo cinquecentesco.

La gamma cromatica prevalente è quella del giallo-verde, anche se alcune tinte virano al bruno rossastro. L’efficacia è data dal contrasto rosso/verde, ma la forza descrittiva è data dai contrasti di luminosità, pecepibili maggiormente nei toni della testa e del mezzo busto. Essa è composta da una gran varietà di frutti, foglie e tuberi. Leggiamo una zucca sul capo, grappoli d’uva bianca e foglie di vite, pere, una castagna nel riccio, un fungo e un fico viola nella zona dell’orecchio, melagrana e rape a comporre il collo. Il busto è dato dalle assi di legno di una botte, legate con una fascina.

Il tipo di rappresentazione dello spazio che viene messa in atto è quella di un ritratto classico (pensate ai ritratti di Federico di Montefeltro e Battista Sforza di Piero della Francesca).

Lo spettatore è portato ad interagire con il dipinto leggendo ogni forma che lo compone singolarmente, fino ad arrivare alla cosiddetta visione d’insieme. Il linguaggio utilizzato è durevole, non effimero, oggettuale e figurativo.

Notiamo accordi a tre colori e il fenomeno della trasparenza percettiva (chicchi d’uva).

I colori impiegati non sono mai puri, ma schiariti e desaturati, questo per accentuare la matrice naturale delle figure descritte. In natura, infatti, le tinte non sono mai del tutto pure, sia per l’interazione della luce (non quella artificiale, ma quella del sole), sia perché lo impone la materia stessa.


Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: