Tutti i miti da sfatare e tutto quello che c’è da sapere sull’energia nucleare & co.

Ai referendum del 12 giugno per dire NO devi segnare SI. Vuoi eliminare il ricorso all’energia nucleare? SI. Vuoi cancellare la privatizzazione dell’acqua? 2 SI. Vuoi sbarazzarti del legittimo impedimento? SI. Il referendum passa se si raggiunge il quorum. Occorre che vadano a votare 25 milioni di italiani. Per questo dobbiamo informare, da subito.

Articolo di Carol Gianotti

http://www.greenpeace.org _ Ringrazio Greenpeace Italia e le informazioni che ha reso pubbliche e delle quali mi avvalgo per far luce su alcuni punti fondamentali da trattare.

Il nucleare.

Perché dire sì all’abrogazione della Legge 99 del 2009 a favore della costituzione delle centrali nucleari sul territorio italiano.

L’errore umano che mette a rischio la sicurezza biologica di un’intera nazione.

Le argomentazioni a favore dei sì:

Alto rischio di gravissimi danni a persone e ambiente in caso d’incidente nucleare.

Contaminazione e decontaminazione

Un’inchiesta rivela come l’estrazione di uranio dalle miniere di Areva, il gigante dell’energia nucleare, sta mettendo in serio pericolo la popolazione del Niger. Areva è la società che possiede la tecnologia dell’EPR, le centrali che il governo vuole costruire in Italia.

In collaborazione con il laboratorio francese indipendente CRIIRAD e la rete di ONG ROTAB, abbiamo realizzato un monitoraggio della radioattività di acqua, aria e terra intorno alle cittadine di Arlit e Akokan, a pochi chilometri dalle miniere di Areva, accertando che i livelli di contaminazione sono altissimi.

La radioattività crea più povertà perché causa molte vittime. Ogni giorno che passa la popolazione locale è esposta alle radiazioni, circondata da aria avvelenata, terra e acqua inquinate. E intanto Areva fattura centinaia di milioni di dollari, sfruttando le risorse naturali di uno dei paesi più poveri dell’Africa. Areva si presenta come una società attenta all’ambiente, ma il Niger ci rivela una verità ben diversa.

Le analisi mostrano che in quattro casi su cinque la radioattività nell’acqua supera i limiti ammessi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Nonostante questo l’acqua viene distribuita alla popolazione. L’esposizione alla radioattività causa anche problemi delle vie respiratorie e non a caso nella regione delle miniere di Areva i tassi di mortalità legati a problemi respiratori sono il doppio che del resto del Paese. Inoltre, le ONG locali accusano gli ospedali, controllati da Areva, di aver nascosto molti casi di cancro.

La metà dell’uranio di Areva proviene da due miniere del Niger, paese che rimane poverissimo nonostante da oltre quarant’anni sia il terzo produttore di uranio al mondo. Il gigante dell’energia nucleare ha firmato un accordo per iniziare a scavare una terza miniera tra il 2013 e il 2014.

Paesi come il Niger scontano la follia nucleare dell’Occidente.

Molte associazioni chiedono che venga svolto uno studio indipendente in Niger, sulle miniere e le città circostanti, seguito da una completa bonifica e decontaminazione. Devono essere attivati i controlli necessari per garantire che Areva rispetti le normative internazionali di sicurezza nelle sue operazioni, tenendo conto del benessere dei lavoratori, dell’ambiente e delle popolazioni.

Eliminazione delle scorie; non c’è un piano preciso ed efficace (a impatto zero) per l’eliminazione delle scorie prodotte negli stabilimenti. Infatti non esiste al mondo nessun deposito per le scorie nucleari.

Il probelma delle scorie:

l’industria nucleare vuole insabbiare il problema delle scorie, immagazzinandole in depositi geologici profondi. Tuttavia al mondo non ne è stato costruito nemmeno uno. Infatti, è stato finora impossibile trovare luoghi in cui la sicurezza potesse essere garantita per il lungo tempo necessario.

Ogni impianto nucleare produce un quantitativo di scorie e gran parte della centrale stessa, a fine vita, diventa una scoria da conservare per tempi lunghissimi. I residui della produzione di energia nucleare, infatti, possono rimanere radioattivi per centinaia di migliaia di anni. Nessun Paese, compresa l’Italia, dopo sessant’anni di storia del nucleare, ha ancora trovato la soluzione per la gestione di lungo termine di queste scorie.

Si tratta di controllare per due-tre secoli quelle a vita media e per decine di migliaia di anni quelle a vita più lunga. Chi potrà garantire questo processo nel tempo? Questa attività, oltre ad avere un notevole peso economico sulla sostenibilità delle centrali, rappresenta una delle minacce più gravi e meglio nascoste del nucleare.

Una falsa soluzione, in nome della produzione di energia pulita e della costituzione di nuovi posti di lavoro che non tiene conto dell’aggravo ai danni ambientali compromessi da comportamenti sociali irresponsabili (ad esempio: produzione di diossina o mg polveri sottili x m3 fuori dalla tabella dei valori protocollo di Kyoto) e dall’industrializzazione che, in meno di un secolo, ha distrutto quasi tutti gli ecosistemi del globo.

L’industria dell’energia nucleare sta cercando di sfruttare la crisi climatica attraverso la promozione aggressiva della tecnologia nucleare come un mezzo “a bassa emissione di CO2” per generare energia. Si sostiene, infatti, che l’energia nucleare sia sicura, economica e in grado di soddisfare il fabbisogno energetico. Ma nessuna affermazione è più lontana dalla realtà.

In realtà, l’energia nucleare distoglie l’attenzione dalle vere soluzioni al cambiamento climatico, concentrando su di sé gli investimenti che sarebbero invece necessari per lo sviluppo di fonti rinnovabili e misure per l’efficienza energetica. Come spiegato nel rapporto Una pericolosa perdita di tempo, del 2009, l’energia nucleare è costosa, pericolosa e costituisce una minaccia alla sicurezza mondiale. Inoltre, quando si tratta di combattere il cambiamento climatico, il nucleare non è in grado di conseguire le riduzioni di emissioni di gas serra necessarie in tempi utili.

I costi del nucleare

Il nucleare costa poco? Se qualcun altro ti regala la centrale e si occupa delle scorie a gratis, allora il nucleare conviene. Il nucleare è troppo costoso: su questo non ci sono dubbi. E come investimento è molto rischioso e poco prevedibile.

Quando si parla di convenienza del nucleare, ci si riferisce al solo costo del combustibile impiegato, che è più basso rispetto alle altre fonti di energia. Il costo finale dell’elettricità dipende, però, anche da altri fattori quali l’investimento iniziale per la realizzazione dell’impianto, la manutenzione, lo smaltimento dei materiali residui.

Nel nucleare, il costo maggiore è rappresentato dalla realizzazione dell’impianto, un ingente investimento che può essere recuperato solo dopo quindici-venti anni di attività. I costi di costruzione di una centrale nucleare oltre ad essere i più alti, rispetto a quelli di centrali di altro tipo, tendono a lievitare durante la costruzione, rendendo non più così conveniente la produzione di energia.

Basta vedere cosa succede in Francia e in Finlandia, dove si stanno costruendo gli unici due impianti EPR (dello stesso tipo di quelli che si vogliono costruire in Italia): i costi sono molto superiori alle attese, superando anche del 70 per cento le previsioni iniziali, e i ritardi nella costruzione arrivano anche a tre anni.

I conti economici e gli interessi politici

Per il Dipartimento USA dell’Energia, l’elettricità da nuovi impianti nucleari è più costosa non solo del gas e del carbone ma anche dell’eolico. E il costo dei reattori è molto più alto di quanto dichiarato da Enel.

Il nucleare è la scelta più costosa e rischiosa

A. Il costo industriale da nuovi impianti nucleari è più alto dell’eolico

Secondo la stima più recente del Dipartimento USA per l’energia (DOE, novembre 2010), il costo industriale dell’elettricità prodotta dai nuovi impianti nucleari sarà più alto non solo di quello del carbone e del gas naturale, ma anche dell’eolico. In particolare, il costo dell’elettricità da nucleare per gli impianti che andranno in funzione nel 2020 è stimato in oltre 14 centesimi di dollaro (del 2008) contro gli 11 dell’eolico.

B. I costi dei reattori sono più alti di quanto dichiarato.

Le stime più recenti del DOE per il costo di una centrale sono di oltre 5.300 $/kW (5,3 miliardi di dollari per 1000 MW). Sono stime ancora ottimistiche: nel febbraio 2010 gli USA hanno approvato un progetto di due centrali con un costo di oltre 6.000 $/kW. La maggior parte del costo dell’elettricità “nucleare” è legata al costo di costruzione delle centrali: la centrale EPR (lo stesso tipo che si vorrebbe costruire in Italia) in costruzione oggi in Finlandia doveva costare 3,2 miliardi di euro. I costi sono già saliti a 5,7 miliardi e (secondo le stime del 2010, ndr) mancano almeno tre anni al termine della costruzione. Negli USA è stato cancellato un progetto per un EPR – con il rifiuto delle coperture pubbliche per le banche di 7,5 miliardi di dollari – e un costo finanziario del progetto (approvato dal governo) che in euro sfiora i 7 miliardi, ben più alto dei 4 miliardi di cui parla ENEL in Italia.

C. I costi della gestione a lungo termine delle scorie non li conosce nessuno.

Nelle valutazioni ufficiali, lo smantellamento a fine vita dei reattori è stimato in genere pari al 15 per cento dei costi di costruzione (presentati di solito molto più bassi della realtà). Secondo stime più prudenti, e secondo alcune delle poche esperienze di smantellamento effettuate, il costo è lo stesso di quello di costruzione: il 100 per cento, quindi, e non il 15 per cento! Sulla gestione delle scorie a lungo termine, invece, non esiste nessuna stima credibile. L’unico argomento è che siccome si tratta di costi assai differiti nel tempo, incidono poco sul presente.

D. In Inghilterra un buco di 90 miliardi di euro.

In Inghilterra, le stime correnti per lo smantellamento dei reattori di prima generazione e la bonifica dell’impianto di Sellafield sono quelle di un “buco” nei conti pubblici dell’ordine dei 90 miliardi di euro. Inoltre, il piano per effettuare queste opere prevede un orizzonte temporale di centotrent’anni…

E. Un “pacco” avvelenato per le future generazioni.

Un reattore di nuova generazione viene progettato per funzionare per sessant’anni. Ce ne vogliono dieci per la costruzione e almeno venti, dopo la chiusura, per far scendere i livelli di radioattività, in modo da ridurre costi e rischi dello smantellamento. Questo avverrebbe allora ben novant’anni dopo l’inizio dei lavori (10+60+20 anni): quale strumento economico-finanziario sarà in grado di conservare il valore per novant’anni? Negli ultimi ottant’anni nel mondo ci sono state due crisi finanziarie gravissime che hanno bruciato enormi ricchezze: stiamo lasciando un’eredità avvelenata ai nostri nipoti e pronipoti.

F. Chi paga i danni in caso di incidente?

In molti Paesi, ad esempio la Francia, gran parte dei danni in caso di incidente ricade sullo Stato e dunque sui contribuenti. Le aziende nucleari in Francia sono tenute a corrispondere fino a un tetto inferiore ai 100 milioni di euro per reattore. Bisognerebbe invece imporre una copertura totale dei possibili danni.

Speculazioni: Le banche nucleari

Chi c’è dietro il nucleare? Come le banche in segreto fanno affari con l’atomo.

Il nucleare non è solo la fonte di energia più controversa e pericolosa, ma è anche una delle più costose. Per ottenere i molti miliardi di euro necessari per costruire anche un solo reattore nucleare, le aziende elettriche sono costrette a dipendere fortemente dalle banche e dalle società finanziarie. Fino ad ora, molte delle informazioni relative ai finanziamenti delle banche nel settore nucleare non erano note. Mentre, infatti, le banche sono molto propense a fornire dati sugli investimenti in energie rinnovabili, preferiscono non rendere pubblici i miliardi di euro che versano all’industria nucleare. Essendo la maggior parte di questi finanziamenti indiretti, forniti tramite prestiti alle imprese o tramite obbligazioni, le banche riescono a tenere nascosta buona parte di questi investimenti.

Per sollevare questo velo di segretezza, Greenpeace insieme alla coalizione BankTrack, che comprende CRBM (Campagna per la Riforma della Banca Mondiale) e altre organizzazioni (Les Amis de la Terre, Szene Antiatom, WISE), ha commissionato una ricerca per portare alla luce gli investimenti delle banche nel nucleare. Il sito web http://www.nuclearbanks.org esamina gli investimenti nucleari di oltre cento banche commerciali in tutto il mondo, riportando una classifica delle dieci principali banche che finanziano l’industria nucleare, consentendo ai cittadini, alle ONG, agli investitori e alle imprese di valutare quanto siano “radioattivi” i portafogli delle banche e dunque poter scegliere consapevolmente a quale banca rivolgersi.

Secondo la ricerca – realizzata dall’istituto indipendente Profundo e pubblicata nel maggio 2010 – al primo posto della classifica delle banche nucleari c’è BNP Paribas, banca francese presente in Italia attraverso BNL (Banca Nazionale del Lavoro). A seguire, nei primi dieci posti, Barclays (UK), Citi (US), Société Générale (Francia), Crédit Agricole/Calyon (Francia), Royal Bank of Scotland (Regno Unito), Deutsche Bank (Germania), HSBC (UK / Hong Kong), JP Morgan (Stati Uniti) e Bank of China.

Il nucleare e il lavoro

A parte la fase di costruzione, gli addetti a un reattore sono circa trecento. L’eolico a parità di energia prodotta occupa quattro volte di più. Il solare dieci volte di più.
A. Il nucleare occupa a regime poche centinaia di persone.

L’occupazione indotta dal nucleare si concentra nella fase di costruzione, che mediamente dura otto anni. A regime, una centrale occupa circa trecento addetti. Se si traduce l’occupazione indotta (in termini di persone per anno) rispetto all’elettricità prodotta nel ciclo di vita (assumendo che la centrale funzioni per quarant’anni e considerando anche la fase di costruzione), si hanno 75 anni-persona per miliardo di kWh (TWh): un valore tra i più bassi del comparto energetico.

B. Le rinnovabili generano molti più posti di lavoro.

Secondo le analisi correnti, infatti, le fonti rinnovabili occupano molte più persone per unità di energia prodotta. Per produrre un TWh il mini-idroelettrico ha un impatto occupazionale di 120 anni-persona, l’eolico 918, biomasse legnose 1.000 e il solare fotovoltaico 1.383 (stime ISES riportate nel rapporto ISES-Greenpeace, Generazione eolica e solare).

Un’analisi generale dell’impatto occupazionale delle fonti rinnovabili e dell’efficienza è stato elaborato da Greenpeace nel rapporto Working for the climate (2009) di cui è disponibile una sintesi in italiano.

Extra

Greenpeace Italia: Cota il primo voltagabbana, dopo le elezioni sì al nucleare

Comunicato stampa – 25 maggio 2010

E’ veramente singolare che il presidente della Regione Piemonte, Roberto Cota riapra al nucleare. «Nè io, nè Cota, né Formigoni vogliamo il nucleare», aveva annunciato a marzo, durante la campagna elettorale, la collega di coalizione, Renata Polverini tre giorni prima delle elezioni, senza subire alcuna smentita dall’attuale governatore del Piemonte.

Ora, con un colpo di mano Cota vuole ritirare il ricorso presentato nel 2009 dalla Regione Piemonte contro la Legge 99, quella che promuove il ritorno dell’Italia al nucleare e che impedisce alle regioni di opporsi alla localizzazione di una centrale nel proprio territorio. Se ne deduce che Trino Vercellese rientra nei tre siti di cui parlava pochi giorni fa l’Amministratore delegato di Enel, Fulvio Conti, per la localizzazione delle centrali nucleari.

«Cota ripete la tipica storia : fa il voltagabbana dopo le elezioni – accusa Andrea Lepore, responsabile campagna Nucleare di Greenpeace – Prima fa credere ai cittadini che non avranno il nucleare e dopo le elezioni cambia le carte in tavola. A questo punto – continua Lepore – ci chiediamo cosa diranno gli altri due del trio – Formigoni e Polverini – che si erano dichiarati contro il nucleare prima delle elezioni. Siamo curiosi di sapere se hanno già cambiato idea o se continuano a dichiararsi contrari al nucleare».

«Basta con la politica delle chiacchere: i governatori che hanno dichiarato in campagna elettorale di non volere il nucleare adesso ufficializzino la propria posizione in consiglio regionale» conclude Lepore.

Scarso interesse da parte delle persone, scarsa o cattiva pubblicità, che induce al dubbio sull’argomento. Il comunicatore non instaura il giusto rapporto col fruitore perchè non usa un codice corretto di comunicazione.

Considerazioni personali

Viste le mie argomentazioni precedenti, sono a favore dell’abrogazione della Legge 99.

Legge 23 luglio 2009, n. 99

“Disposizioni per lo sviluppo e l’internazionalizzazione delle imprese, nonché in materia di energia”

pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 176 del 31 luglio 2009 – Supplemento ordinario n. 136

Art. 25.

(Delega al Governo in materia nucleare)

1. Il Governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, nel rispetto delle norme in tema di valutazione di impatto ambientale e di pubblicità delle relative procedure, uno o più decreti legislativi di riassetto normativo recanti la disciplina della localizzazione nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare, di impianti di fabbricazione del combustibile nucleare, dei sistemi di stoccaggio del combustibile irraggiato e dei rifiuti radioattivi, nonchè dei sistemi per il deposito definitivo dei materiali e rifiuti radioattivi e per la definizione delle misure compensative da corrispondere e da realizzare in favore delle popolazioni interessate. I decreti sono adottati, secondo le modalità e i princìpi direttivi di cui all’articolo 20 della legge 15 marzo 1997, n. 59, e successive modificazioni, nonchè nel rispetto dei princìpi e criteri direttivi di cui al comma 2 del presente articolo, su proposta del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previa acquisizione del parere della Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, e successivamente delle Commissioni parlamentari competenti per materia e per le conseguenze di carattere finanziario. I pareri delle Commissioni parlamentari sono espressi entro sessanta giorni dalla data di trasmissione degli schemi dei decreti legislativi. Con i medesimi decreti sono altresì stabiliti le procedure autorizzative e i requisiti soggettivi per lo svolgimento delle attività di costruzione, di esercizio e di disattivazione degli impianti di cui al primo periodo.

2. La delega di cui al comma 1 è esercitata nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi:

a) previsione della possibilità di dichiarare i siti aree di interesse strategico nazionale, soggette a speciali forme di vigilanza e di protezione;

b) definizione di elevati livelli di sicurezza dei siti, che soddisfino le esigenze di tutela della salute della popolazione e dell’ambiente;
c) riconoscimento di benefìci diretti alle persone residenti, agli enti locali e alle imprese operanti nel territorio circostante il sito, con oneri a carico delle imprese coinvolte nella costruzione o nell’esercizio degli impianti e delle strutture, alle quali è fatto divieto di trasferire tali oneri a carico degli utenti finali;

  1. d) previsione delle modalità che i titolari di autorizzazioni di attività devono adottare per la sistemazione dei rifiuti radioattivi e dei materiali nucleari irraggiati e per lo smantellamento degli impianti a fine vita;
  2. e) acquisizione di dati tecnico-scientifici predisposti da enti pubblici di ricerca, ivi incluso l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA), e università;

f) determinazione delle modalità di esercizio del potere sostitutivo del Governo in caso di mancato raggiungimento delle necessarie intese con i diversi enti locali coinvolti, secondo quanto previsto dall’articolo 120 della Costituzione;
g) previsione che la costruzione e l’esercizio di impianti per la produzione di energia elettrica nucleare e di impianti per la messa in sicurezza dei rifiuti radioattivi o per lo smantellamento di impianti nucleari a fine vita e tutte le opere connesse siano considerati attività di preminente interesse statale e, come tali, soggette ad autorizzazione unica rilasciata, su istanza del soggetto richiedente e previa intesa con la Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti;

h) previsione che l’autorizzazione unica sia rilasciata a seguito di un procedimento unico al quale partecipano le amministrazioni interessate, svolto nel rispetto dei princìpi di semplificazione e con le modalità di cui alla legge 7 agosto 1990, n. 241; l’autorizzazione deve comprendere la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità e urgenza delle opere, l’eventuale dichiarazione di inamovibilità e l’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio dei beni in essa compresi; l’autorizzazione unica sostituisce ogni provvedimento amministrativo, autorizzazione, concessione, licenza, nulla osta, atto di assenso e atto amministrativo, comunque denominati, ad eccezione delle procedure di valutazione di impatto ambientale (VIA) e di valutazione ambientale strategica (VAS) cui si deve obbligatoriamente ottemperare, previsti dalle norme vigenti, costituendo titolo a costruire ed esercire le infrastrutture in conformità del progetto approvato;
i) previsione che le approvazioni relative ai requisiti e alle specifiche tecniche degli impianti nucleari, già concesse negli ultimi dieci anni dalle Autorità competenti di Paesi membri dell’Agenzia per l’energia nucleare dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico (AEN-OCSE) o dalle autorità competenti di Paesi con i quali siano definiti accordi bilaterali di cooperazione tecnologica e industriale nel settore nucleare, siano considerate valide in Italia, previa approvazione dell’Agenzia per la sicurezza nucleare;

  1. l) previsione che gli oneri relativi ai controlli di sicurezza e di radioprotezione, che devono comunque assicurare la massima trasparenza nei confronti dei cittadini e delle amministrazioni locali, siano a titolo oneroso a carico degli esercenti le attività nucleari e possano essere svolti, in tempi certi e compatibili con la programmazione complessiva delle attività, avvalendosi anche del supporto e della consulenza di esperti di analoghe organizzazioni di sicurezza europee;
  2. m) individuazione degli strumenti di copertura finanziaria e assicurativa contro il rischio di prolungamento dei tempi di costruzione per motivi indipendenti dal titolare dell’autorizzazione unica;
    n) previsione delle modalità attraverso le quali i produttori di energia elettrica nucleare dovranno provvedere alla costituzione di un fondo per il «decommissioning»;
  3. o) previsione di opportune forme di informazione diffusa e capillare per le popolazioni, e in particolare per quelle coinvolte, al fine di creare le condizioni idonee per l’esecuzione degli interventi e per la gestione degli impianti;
  4. p) previsione di sanzioni per la violazione delle norme prescrittive previste nei decreti legislativi;
  5. q) previsione, nell’ambito delle risorse di bilancio disponibili allo scopo, di una opportuna campagna di informazione alla popolazione italiana sull’energia nucleare, con particolare riferimento alla sua sicurezza e alla sua economicità.

3. Nei giudizi davanti agli organi di giustizia amministrativa che comunque riguardino le procedure di progettazione, approvazione e realizzazione delle opere, infrastrutture e insediamenti produttivi concernenti il settore dell’energia nucleare e relative attività di espropriazione, occupazione e asservimento si applicano le disposizioni di cui all’articolo 246 del codice dei contratti pubblici relativi a lavori, servizi e forniture, di cui al decreto legislativo 12 aprile 2006, n. 163.

4. Al comma 4 dell’articolo 11 del decreto legislativo 16 marzo 1999, n. 79, dopo le parole: «fonti energetiche rinnovabili» sono inserite le seguenti: «, energia nucleare prodotta sul territorio nazionale».

  1. 5. Disposizioni correttive e integrative dei decreti legislativi di cui al comma 1 possono essere emanate, nel rispetto delle modalità e dei princìpi e criteri direttivi di cui ai commi 1 e 2, entro un anno dalla data della loro entrata in vigore.

6. Dall’attuazione del presente articolo non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico della finanza pubblica. Ai relativi adempimenti si provvede con le risorse umane, strumentali e finanziarie disponibili a legislazione vigente.

7. All’articolo 3 del decreto legislativo 6 febbraio 2007, n. 52, dopo il comma 2 è inserito il seguente:

«2-bis. Con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, sentito il Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, è regolamentata la garanzia finanziaria di cui al numero 1) della lettera d) del comma 2».

Ai referendum del 12 giugno 2011 voto SI. Per eliminare il ricorso all’energia nucleare.  Perché voglio cancellare la privatizzazione dell’acqua. Perché voglio sbarazzarmi del legittimo impedimento. Il referendum passa se si raggiunge il quorum. Occorre che vadano a votare 25 milioni di italiani. Per questo dobbiamo informare, da subito.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: