Anticipazioni Biennale Venezia 2011

BIENNALE VENEZIA 2011: percome, perché, per ora ci piace Kounellis (di S. Dellera)

Vittorio Sgarbi

 

Il Ministro Sandro Bondi, nel corso della presentazione a Roma dell’ultimo libro di Sgarbi edito da Bompiani: “L’Italia delle meraviglie”, annuncia la notizia della nomina di Vittorio Sgarbi come curatore del Padiglione Italia alla prossima Biennale di Venezia. Una scelta forse inattesa per tutti, addirittura per lo stesso Sgarbi. Ha invece ben previsto, come dichiara in articolo autografo pubblicato su Il Giornale che qualcuno si starà chiedendo, forse anche in tono un po’ polemico: “Ma Sgarbi non si occupava di arte antica?”. Evidentemente non solo…  Ha anche accettato l’incarico di vigilare sulle acquisizioni del MAXXI, il nuovo e attesissimo museo di arte contemporanea di Roma. Considerando che quando era al governo aveva ritenuto opportuno rinunciare ad un’opera di Gilbert & George per acquistare un dipinto storico quanto universale di Paolo Uccello, non ci sono dubbi che le scelte della direzione dal MAXXI saranno  attente. Si dovrà “evitare la pressione di un mercato univoco e modaiolo”, per usare una sua espressione,  Nell’articolo pubblicato su Il Giornale, di cui accennato sopra, Sgarbi sottolinea innanzitutto il significato di curare il Padiglione Italia proprio nel 2011, l’anno in cui verrà celebrato il centocinquantesimo anno dell’unione del Paese. Una ricorrenza che deve stargli particolarmente a cuore, ricoprendo la carica di Sindaco di Salemi, la celebre cittadina nella provincia di Trapani che può vantare di essere stata la prima capitale d’Italia, anche se per poche ore. Il suo impegno è dunque di “esibire gli artisti che, con il loro valore, meglio illustrino il prestigio nell’arte della nostra nazione”. Ma chi sono questi artisti? Scherzando, ma forse poi non così tanto, Sgarbi ipotizza di esporre solo, al centro della sala, il “Cristo morto” di Andrea Mantegna. Certo la scelta aprirebbe nuove prospettive nel dibattito sull’arte contemporanea, perché è proprio di violente prospettive che dovremmo discutere se davvero ci trovassimo davanti la celebre tela. Parlando più realisticamente, le linee del progetto per la Biennale presentato sul quotidiano di Feltri, si fondano sul principio che tutta l’arte è contemporanea, e dunque i nomi dei suoi protagonisti saranno legati da un “et-et” piuttosto che da un “aut-aut” che esclude ed elegge. E Sgarbi, ufficialmente chiamato a decidere secondo il suo gusto personale, sembra che voglia vedere una volta tanto l’Italia rappresentata da artisti per lo più “rifiutati” e “amati da una nicchia di celebri letterati”, non certo dagli onnipresenti protagonisti della potente macchina del mercato dell’arte. Una sorta di Salon des Réfuses all’italiana forse con talenti del calibro di quelli parigini passati alla storia. I nomi abbozzati da Sgarbi ci potrebbero far sospettare la presenza di Alberto Sughi o di Lino Frongia, ma nulla è ancora sicuro, almeno tanto quanto la totale esclusione degli artisti dell’Arte Povera, che Sgarbi ritiene rappresentativi ma invecchiati. ” Sone 43 anni che si porta avanti l’arte povera. Basta.”  Questa tesi  potrebbe sollevare un bel dibattito, se si considera che Ida Gianelli, ex storica curatrice del Castello di Rivoli, aveva scelto Giuseppe Penone tra i protagonisti del Padiglione Italia curato da lei nel 2007. Dopo le polemiche riportate sui maggiori quatidiani gra Sgarbi e Celant, Curatore della mostra “2001 Arte Povera in Italia” e alcune velenose frecciate,  interessante e fresco è  l’intevento di Kounellis, che rifiutando facili strumentazioni politiche, afferma che dell’arte povera se ne dovrebbe cogliere soprattutto il principio ispiratore, la vocazione alla libertà d’espressione. Per citare le sue parole riportate dal giornalista  Rocco Moliterni “…. Mi sembra che oggi sia tutto sia diventato una operazione ideologica e si dimentichi l’apetto libertario dell’arte povera”  Per dirla alla Carmelo Bene, l’atto  non è  l’azione. L’aspetto libertario di un movimento non è solo dentro le sue opere. E Anselmo infatti sottolinea in modo poetico questa viva, e ancora fresca contemporaneità. Ma il dibattito non finirà così presto!  Durante un’intervista rilasciata a Antonio Gnoli di La Repubblica, Sgarbi ha poi avanzato un’altra ipotesi: quella di valorizzare il rapporto tra pittura e grande letteratura, sottolineando che scrittori e letterati non modaioli  hanno scoperto “pittori che reputo straordinari”. Con questa espressione il critico ferrarese si riferisce a Enrico d’Assia, autore di alcune copertine di Roberto Calasso, o a Luigi Serafini scoperto da Franco Maria Ricci, o ancora a Fabrizio Clerici amato da Sciascia, ma questi non sono che alcuni esempi. A questo proposito conclude: “L’arte italiana è presidiata da critici che non sanno scrivere e che hanno un occhio rivolto quasi esclusivamente al mercato”. L’articolo pubblicato su Il Giornale termina con uno sguardo al passato, al Padiglione Italia della Biennale 2009, curato da Luca Beatrice e Beatrice Buscaroli, scelta che tra l’altro Sgarbi ha condiviso e sostenuto, anche con la sua solita ironia: “Quest’anno il Padiglione Italia è stato criticato in modo feroce, se possibile più di ogni altra volta. Eppure la Biennale e anche quel Padiglione non ha mai avuto tanti visitatori. Bisogna quindi sperare di farla particolarmente brutta perché sia molto vista. Proverò a farla bella perché non ci vada nessuno.” Ma nonostante le sue provocatorie speranze, immagino che andremo in molti e sarà ancora polemica. Ma cosa sarebbe l’arte senza polemica?

Articolo di Silvana Dellera

Aggiornamenti Flash: Il Tintoretto e Jackson Pollock
confronto sull’asse passato remoto, passato prossimo (che fanno il contemporaneo)

Tutti vogliono Tintoretto alla Biennale e si annuncia uno stimolante confronto a distanza tra quelli che la direttrice della Mostra di Arti Visive 2011, Bice Curiger, vuole portare ai Giardini, per farli “dialogare” con le opere di altri artisti contemporanei e quelli che invece il commissario del padiglione italiano – e nuovo soprintendente del polo museale veneziano – Vittorio Sgarbi, vuole invece mantenere nella Scuola Grande di San Rocco per contrapporli alle opere dell’espressionista astratto americano Jackson Pollock. Ed è giallo su quali saranno le opere di Tintoretto che, con il placet di Sgarbi, la Biennale potrà esporre. «I due teleri del Tintoretto di Santa Maria Egiziaca e Santa Maria Elisabetta che sono al piano terra della Scuola Grande di San Rocco – spiega Sgarbi – li ho “prenotati” da tempo per il confronto con Pollock e non si sposteranno di qui. Sarà anzi la stessa Soprintendenza a finanziare il restauro delle opere, che necessitano di un intervento nei prossimi mesi. Questo confronto di Tintoretto, con il contemporaneo è una mia vecchia idea, e se anche la Biennale è interessata a realizzarlo nella mostra di Bice Curiger, dovrà farlo con altre opere, non certo con queste».  Da parte della Biennale, nessuna intenzione di polemizzare con il curatore del padiglione italiano e presto di nuovo soprintendente, ma anzi una sostanziale smentita rispetto al fatto che proprio «quei» Tintoretto siano quelli che interessino alla Curiger, che pure li ha naturalmente visti nella sua ricognizione sulle opere veneziane del grande artista rinascimentale, di cui vuole portare almeno tre tele del periodo tardo nell’esposizione dei Giardini per la loro straordinaria ricerca sulla luce.  In mezzo, il Guardian Grando della Scuola Grande di San Rocco, l’architetto Franco Posocco, lusingato per l’attenzione verso i «suoi» Tintoretto, ma allo stesso tempo bene attento a non favorire alcun conflitto tra istituzioni.  «Effettivamente la Soprintendenza per il Polo Museale Veneziano è stata la prima a chiederci, con Sgarbi, questi due teleri di Tintoretto per un confronto con l’arte contemporanea nel periodo della Biennale – spiega l’architetto Posocco – e a manifestarci anche l’intenzione di restaurarli, come ci è stato confermato anche in questi giorni. Successivamente, abbiamo appreso che anche la Biennale aveva manifestato con il suo direttore delle Arti Visive Bice Curiger l’interesse a esporre nella mostra Illuminazioni alcuni Tintoretto del periodo veneziano e per questo ci siamo resi disponibili, senza però che per ora si siano concretizzate altre iniziative».  Le due iniziative tintorettiane alla Biennale – quella della Curiger e quella di Sgarbi – correranno parallele e possibilmente senza intoppi. Tranne uno: a dare il proprio placet sulle opere veneziane di Tintoretto da esporre alla Biennale, sarà proprio Sgarbi, come soprintendente per il polo museale veneziano (oltre che commissario del padiglione italiano). Per questo la speranza, per la buona riuscita della Biennale e della Mostra è che il critico – visto anche il suo doppio ruolo di “arbitro” e “giocatore” in questa partita su Tintoretto – favorisca il confronto e non faccia ostruzionismo.

da La Nuova, Venezia e Mestre

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