Tre mostre da urlo. I big che non deludono.

Milano-Venezia-Firenze.  Triangolazione d’arte, d’eccellenza.

Shafik alle Stelline, Bosh a Palazzo Grimani e Damien Hirst a Palazzo Vecchio.

Milano, Fondazione Stelline

dal 19 gennaio al 27 febbraio 2011

Medhat Shafik – Archetipi. Le origini del futuro

a cura di Arturo Carlo Quintavalle

Corso Magenta, 61 (zona Magenta-Cadorna) – 20123 Milano
Orario: da martedì a domenica ore 10-20
Ingresso libero
Catalogo Allemandi

Rupestri e cangianti, i dipinti dell’egiziano. Una retrospettiva che regala poche sorprese, ma che mette in luce grammatiche formali originarie. Riflessi di terre da sempre lontane e ora martoriate…

Medhat Shafik (El Badari, 1956; vive a Milano e Il Cairo) ha sempre diretto le sue scelte formali dividendosi tra l’homo faber e l’homo ludens. A Milano, dopo le ultime personali a Palazzo Forti a Verona e alla Rocca di Umbertide e in Sant’Agostino a Pietrasanta, l’artista egiziano risale la corrente, arrivando al di là delle origini. Cercando di oltrepassare, cioè, cognizioni o codifiche apprese, abilità di costruttore e capacità di compositore astratto.

Shafik, negli spazi milanesi di corso Magenta, presenta un percorso artistico prevalentemente pittorico, che mira a tracciare “simboli arcaici e primitivi che conducono alle radici del mondo e dell’umanità”. La breve retrospettiva svela una ricerca determinata di un linguaggio conservativo, senza dar luogo a vere e proprie aperture nei confronti di evoluzioni compositive. Il percorso, sul lato destro della parete d’ingresso, espone un lungo dipinto su carta di oltre 20 metri, che intende dar forma a una sorta di sipario scenografico continuo nel segno dell’artista egiziano.

Grotte brinate, totem ricorsivi, pareti rupestri e segnalazioni criptiche riassumono, sulla superficie di questo lavoro, l’intero repertorio cromatico e compositivo di Shafik. Visivamente ne emerge una trama trasparente di astrattismi mediorientali, uniti gli uni con gli altri come in una sorta di grande papiro. Archetipi – Le origini del futuro rimette al pubblico diversi tentativi di integrazione tra mondo nordafricano ed europeo, innesti che prendono corpo grazie all’uso di sabbie di diversi colori, garze bianche, carte dalla cellulosa materica e pigmenti.

I materiali rimandano allegoricamente alla terra d’origine dell’artista, costituendo anche lo sviluppo dell’installazione ubicata nel chiostro della fondazione: una carrozza-culla realizzata in rame e garze leggere, una struttura a baldacchino all’interno della quale sono state poste stoffe arrotolate, fagotti colorati assieme a calici di vetro sospesi e poi riempiti di pigmenti e di spezie.

Sebbene il tema di questa retrospettiva sia quello di portare a prefigurare “esperienze percettive di un viaggio ideale”, lo spazio, tra la cultura europea e quella mediterranea, viene indagato solo allusivamente. Seppure elegante e sistematica, questa mostra esprime sensibilità tradizionali, ancora poco legate a un panorama contemporaneo (pittorico) di stampo sperimentale o intensamente radicale. Archetipi – Le origini del futuro, nello spazio solenne della fondazione, propone un tracciato di colori e forme d’altri tempi, un telaio ritmico modulato soprattutto dalla perfetta illuminazione artificiale indiretta.

Chiunque scelga di visitare questa personale si troverà a varcare una soglia oltre la quale non registrerà particolari suggestioni percettive. Chiunque entrerà negli spazi si troverà di fronte un sentiero concepito, seppur in maniera eccellente, come un cammino dal timbro etnico che fa dimenticare più che mettere in scena vere e proprie sagome della memoria. Un teatro né fortemente innovativo, né mai completamente decorativo.

articolo di Ginevra Bria, per Exibart

VENEZIA, PALAZZO GRIMANI A SANTA MARIA FORMOSA

Hieronymus Bosch


dal 19 DICEMBRE 2010 – al 20 MARZO 2011

A CURA DI VITTORIO SGARBI

TUTTI I GIORNI 9.00 > 19.00

La biglietteria chiude mezz’ora prima

Prosegue l’esposizione di collezioni statali a Palazzo Grimani, con tre dipinti del pittore più visionario della storia dell’arte: Hieronymus Bosch

Dopo il grande successo della mostra dedicata alle celebri opere di Giorgione, La Vecchia, La Tempesta e la Nuda, che hanno inaugurato l’apertura di Palazzo Grimani, come spazio espositivo permanente a Venezia, in questa magnifica sede, saranno esposti altri tre capolavori assoluti che da anni non si vedono in pubblico.

Protagonista, questa volta, il pittore fiammingo più noto e intrigante della storia dell’arte: Hieronymus Bosch (‘s Hertogenbosch, Olanda 1450 – 1516), di cui si potranno ammirare la Visione dell’Aldilà (1500 – 1503), il Trittico di santa Liberata (1505) e il Trittico degli eremiti (1510), provenienti da Palazzo Ducale di Venezia.

Promossa dalla Soprintendenza Speciale per i Musei e le Gallerie Statali di Venezia, organizzata e prodotta da Arthemisia Group, la mostra sarà aperta a Palazzo Grimani dal 19 dicembre 2010 al 20 marzo 2011.

Il Soprintendente Vittorio Sgarbi ha scelto di rendere accessibili al pubblico tre straordinarie opere di Bosch, due delle quali in deposito da anni a Palazzo Ducale, rendendo omaggio alle opere del sublime artista conservate a Venezia, dove soggiornò con molta probabilità tra il 1499 e il 1502. Per mantenere una linea di continuità tra le collezioni periodicamente esposte a Palazzo Grimani, resterà inoltre allestita la bellissima Nuda (1508) di Giorgione, dalle Gallerie dell’Accademia, e contestualmente, per gennaio, si prepara l’esposizione del Breviario Grimani, volume capolavoro appartente alla Biblioteca Marciana.

Figura molto discussa per la forte carica espressiva nonché per la bizzaria e inquietudine dei suoi dipinti, Jeroen Anthoniszoon van Aken, che si firmava e divenne noto come Bosch, proviene da una famiglia di pittori olandesi e si ditingue per i suoi lavori fantastici, nati per illustrare la morale e i concetti religiosi dell’epoca. Il suo fantasioso immaginario, non sempre di facile interpretazione, si avvale dei Bestiari medioevali e protagonista costante dei suoi dipinti è l’umanità condannata all’inferno per via del peccato. La meditazione sulla vita dei Santi e sulla Passione di Cristo sembrano le uniche vie per riscattare il genere umano dal peccato universale.

Le tre opere esposte a Palazzo Grimani facevano parte della collezione del cardinale Domenico Grimani e giunsero nelle collezioni di Palazzo Ducale dopo la morte del prelato, grazie al suo lascito testamentario alla Serenissima. Il Trittico di santa Liberata e il Trittico degli eremiti passarono per un periodo a Vienna, prima nelle collezioni imperiali fra il 1838 e il 1893, poi al Kunsthistorisches Museum fino al 1919, e fecero poi ritorno a Palazzo Ducale, dove sono attualmente conservate.

FOR THE LOVE OF GOD

IL TESCHIO DI DIAMANTI DI DAMIEN HIRST


A CURA DI FRANCESCO BONAMI

FIRENZE, PALAZZO VECCHIO

dal 6 NOVEMBRE 2010 > al 1 MAGGIO 2011

TUTTI I GIORNI 9.00>19.00
GIOVEDI’ 9.00>14.00
la biglietteria chiude un’ora prima

For the Love of God, il teschio tempestato di diamanti opera dell’artista inglese Damien Hirst diventato leggendario da quando venne esposto per la prima volta nel 2007, verrà esposto a Palazzo Vecchio, a Firenze, dal 26 novembre 2010 al 1 maggio 2011.

Promosso dal Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura e alla Contemporaneità e dai Musei Civici Fiorentini, l’evento è stato ideato da Memoria srl, curato da Francesco Bonami e prodotto e organizzato da Arthemisia Group.

For the Love of God è un calco di platino di un teschio umano in scala reale tempestato di 8.601 diamanti al massimo grado di purezza o con pochissime imperfezioni, per un totale di 1.106,18 carati. Sulla fronte è incastonato un grande diamante rosa a forma di goccia anche noto come “la stella del teschio”. I denti sono stati ricavati da un cranio vero del Settecento acquistato da Hirst a Londra.

Il teschio di diamanti non ha precedenti nella storia dell’arte. Sotto un certo aspetto, l’opera rappresenta un tradizionale “memento mori”, un oggetto che parla della transitorietà dell’esistenza umana. Come scrive lo storico dell’arte olandese Rudi Fuchs: «Il teschio è sovrannaturale, quasi celestiale. Proclama la vittoria sulla decadenza. Al tempo stesso rappresenta la morte come qualcosa di infinitamente più implacabile. Rispetto alla lacrimosa tristezza di una scena di vanitas, il Teschio di Diamanti è gloria pura».

Palazzo Vecchio è la storica sede del governo fiorentino e uno dei grandi capolavori dell’arte e dell’architettura italiana. I sontuosi ambienti decorati su progetto di Vasari, ospitarono la corte del duca Cosimo I de’ Medici. Il pubblico potrà ammirare For the Love of God esposto nella Camera del Duca Cosimo passando attraverso lo Studiolo di Francesco I de’ Medici, solitamente visitabile solo su prenotazione, in un confronto irripetibile fra la wunderkammer di Palazzo de’ Medici – capolavoro del Manierismo fiorentino realizzato fra il 1570 e il 1575 – e For the Love of God, il tour de force dell’artista contemporaneo Damien Hirst.

Da quando è stato creato, For the Love of God è stato esposto solo due volte prima dell’evento fiorentino. Dopo la presentazione inaugurale al White Cube di Londra (la galleria di Damien Hirst) nel 2007, l’opera è stata al Rijksmuseum di Amsterdam nel 2008 attirando più di 250.000 presenze.

Il Comune di Firenze, i Musei Civici Fiorentini e Arthemisia Group ringraziano Pitti Immagine per la collaborazione.

The diamond encrusted skull, For the Love of God, by British artist Damien Hirst, which gained iconic status following its first exhibition in 2007, will be presented at Palazzo Vecchio in Florence from 26 November 2010 to 1 May 2011.

Promoted by the Comune di Firenze, Assessorato alla Cultura e alla Contemporaneità and the Musei Civici Fiorentini, the event was conceived by Memoria srl, is curated by Francesco Bonami and is being produced and organised by Arthemisia Group.

For the Love of God is a life-size cast of a human skull in platinum, entirely covered by 8,601 VVS to flawless pavé-set diamonds, weighing a total of 1,106.18 carats. Set into the forehead is a large pear-shaped pink diamond, known as the Skull Star Diamond. The teeth are those of the original skull, which was purchased by Hirst in London, and dates back to the eighteenth-century.

The work stands in the great tradition of the ‘Memento Mori’, where an image or an object serves to remind us of our mortality. Dutch art historian Rudi Fuchs, writing about the work in 2007, observed: ‘The skull is out of this world, celestial almost. It proclaims victory over decay. At the same time it represents death as something infinitely more relentless. Compared to the tearful sadness of a vanitas scene, the diamond skull is glory itself.’

Palazzo Vecchio is the historic seat of the Florentine government and one of the great masterworks of art and architecture of the Italian Renaissance. Palazzo Vecchio’s lavishly decorated rooms, which were designed by Vasari, hosted the court of Duke Cosimo I de’ Medici. For the Love of God will be displayed in the Camera of Duca Cosimo, which visitors will reach by passing through the Studiolo of Francesco I de’ Medici, usually only viewable by prior arrangement, in a unique encounter between the Medici Palace’s ‘room of wonders’ – a masterpiece of Florentine Mannerism created between 1570 and 1575 – and Hirst’s tour de force, For the Love of God.

Prior to the exhibition in Florence, For the Love of God has only been shown twice. Following its inaugural exhibition at White Cube in London (2007), For the Love of God was exhibited at the Rijksmuseum in Amsterdam (2008), where it attracted over 250,000 visitors.

Comune di Firenze, Musei Civici Fiorentini and Arthemisia Group would like to thank Pitti Immagine for its collaboration.

Non perdetevele! Sono assolutamente da vedere.

 

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