la Gioconda senza fine

ROMA (11 dicembre) – Un altro mistero avvolge la Gioconda. Nei suoi occhi il segno di Leonardo. La scoperta arriva da alcune ricerche del Comitato Nazionale per la Valorizzazione dei Beni Storici Culturali e Ambientali. Il Comitato, dopo il recente recupero e studio delle spoglie del Caravaggio, procede con l’analisi del famoso dipinto, detto anche Monna Lisa, sul quale tanto si è ipotizzato sulla data di realizzazione e sulla identità della modella.
Ora, secondo Silvano Vinceti presidente del Comitato, sul dipinto conservato al Louvre, si apre una nuova pagina.

Nel retro del quadro, in basso a sinistra della tavola di pioppo secondo lo studioso si legge il numero 149: ciò testimonierebbe che l’opera sarebbe stata realizzata tra il 1490 ed il 1499.

La la vera scoperta, avvenuta del tutto casualmente, è un’altra: negli occhi di Monna Lisa Leonardo avrebbe nascosto due simboli. Ad accorgersi del celato tratto del genio del Rinascimento è Luigi Borgia, uno dei soci del Comitato che per la passione verso lo scienziato studia tutto ciò che lo riguarda.

E quindi acquista, in un mercatino di libri antichi, un testo del 1960 dove l’autore francese fa cenno ad alcuni particolari degli occhi della Gioconda. Inizia allora a fare ricerche sempre più sofisticate fino ad individuare ‘qualcosa’ che «va ancora studiato e approfondito – dice Borgia – anche se una idea ce la siamo fatta».

Il dubbio scatena subito la curiosità dello storico Vinceti che vola a Parigi e nonostante la ritrosia dei francesi riesce a verificare, indagare: «è bastata una lente d’ingrandimento per capire che era tutto vero», spiega il presidente che non vuole ancora rivelare i particolari della sua scoperta: «stiamo studiando i dettagli – afferma – appena avremo sicurezza di quanto abbiamo visto ne daremo notizia». Ma alcune indiscrezioni parlano chiaramente di due coppie di cifre o sigle che potrebbero svelare nuovi “segreti” su Leonardo o sulla vera identità di Monna Lisa.

Intanto anticipa l’uscita di un libro su «Il segreto degli occhi della Gioconda», ma la sua vera soddisfazione è un’altra: «è la prima volta – sottolinea – che un gruppo di italiani si stanno conquistando a livello mondiale la leadership di questi studi scientifici e antropologici su personaggi storici di risonanza internazionale».

Articolo tratto da Il Mattino, 11 dicembre 2010.

Ancora, dopo cinque secoli, parliamo della Gioconda. E stiamo a scercevellarci, facendo supposizioni, perdendo essenzialmente tempo. Simbolosimi, arcaicismi, magia, mistero. Per me non c’è nulla di tutto ciò. Bisogna osservare i quadri di Leonardo, questo è vero, non basta un’occhiata per dialogare con essi. Ma ciò che è importante, ancor più della sterile osservazione è l’individuazione di un testo, di un contesto e di un codice. Molto ardua l’impresa cinque secoli dopo, secoli nei quali nulla è rimasto immutato. Quindi ci si può arroventare la testa, ma è improbabile pensare e vedere come vedeva il fruitore allora. E se ne scrive ancora, chilometri e chilometri di parole, libri interi che stanno a metà fra il verosimile ed il fantasioso, con quella narrativa da Codice da Vinci che si adatta più alle signore in pensione che agli amanti dell’arte. Alla domanda chi è realmente? Io, tendenzialmente rispondo chissenefrega. Non tanto perchè sia priva di coscienza storica, ma perchè il gossip in arte mi infastidisce. Nel cinquecento si cercavano soggetti eclettici, metafore visive. Potrebbe esser stata chiunque sua modella per la Gioconda, lui stesso forse.

Come per il “rivale” Michelangelo chi avrà posato per il David? Ma chissenefrega! Il David è diventato un simbolo della coscienza civica della città di Firenze e degli ideali della Repubblica, della forza e dell’ira. Ci interessa davvero sapere se di nome l’uomo al quale si ispirò si chiamasse Alberto o Ferdinando, se facesse il garzone o il macellaio e quanto venisse pagato per posare? Perchè allora tutto questo indaffararci a cercare tesi che supportino le idee bislacche legate a Leonardo e le sue opere?

Certo è che la Gioconda è ambigua. Che lo sfumato leonardesco è misterioso e pervaso di un’atmosfera nebulosa. Ma è anche vero che il quadro non ha subito restauri invasivi o puliture negli ultimi secoli. Per un volere del tutto francese di rispettare l’identità delle grandi opere, che acquisiscono nel tempo delle sfumature e delle saturazioni particolari; sopraintendenza sagace che evita di schoccare un pubblico che va al Louvre aspettandosi qualcosa di ben definito. Chi glielo fa fare di rischiare il tutto e per tutto con le visite e con la critica? Finchè sta insieme….  E il mistero s’infittisce. Non la toccano. Essa muta. Come le opere in generale. Mica solo quella! Infondo fanno bene i francesi a non metterci le mani, qualche restauratore potrebbe tranquillamente combinare l’irreparabile.

La gente ha paura di guardare le opere. Cerca sempre significati reconditi e glieli cuce addosso anche quando non ve ne sono. L’ermafroditismo della Gioconda per me è legato con un filo sottile all’opera di Duchamp. Per mille ragioni che non mi va di raccontarvi. Certo è che, all’alba del 2011, quando leggo libri che ancora cercano di svelare, anche in modo brillante, nuovi capitoli narrativi della storia della Gioconda, non posso fare a meno di pensare quanto sia stato geniale ed attuale quel diavolo di Leo.

Non volendo assolutamente sminuire la bravura dell’autore, né la pubblicazione, ho espresso in questo articolo il mio punto di vista, che può e deve non esser condivisio dai più. E’ il discorso in sé ad essere lunghissimo e pieno di argomentazioni. Spero anche di aprire una discussione in merito ricordandovi che a fondo articolo potete commentare. Se l’argomento vi coinvolge scrivete liberamente.

Febbraio 2011: esce il libro UN MISTERO CHIAMATO GIOCONDA

“Quella che vi apprestate a leggere non è soltanto una storia. Tante sono le storie che ogni giorno vengono raccontate. Storie che trovano nel reale la loro base di partenza. Storie di pura fantasia. Quella scritta da Francesco Saverio Russo è un racconto che affronta uno dei più grandi misteri mai svelati, e pone quesiti per giungere insieme al lettore ad una possibile rivelazione. Chi è realmente quella donna che col suo sorriso “beffardo” sembra voler soggiogare secolari interpretazioni? Chi è realmente quella donna la cui identità è stata associata a decine di persone differenti? Chi è realmente quella donna dipinta dal più grande genio mai esistito? Chi è realmente Monna Lisa? Fino ad oggi solo e soltanto supposizioni. Nulla di concreto. Il romanzo partendo da una semplice intuizione, giunge alla costruzione di un puzzle i cui tasselli combaciando perfettamente, donano nuova luce interpretativa all’identità della donna più “chiacchierata” e conosciuta del mondo.” (Salvatore Russo)

IL LIBRO

Tutto ha inizio da un sogno, una signora in abito scuro dall’aspetto velato. Un Cardinale ed il suo segretario su una carrozza diretta dapprima a Firenze e poi in Francia. La promessa di un Papa. Un nuovo ordine templare che viene fondato ed ancora un re con la sua regina. Un esperto d’arte a cui viene affidato un importante compito. Un viaggio che inizia a Roma e termina a Parigi passando da Coimbra in Portogallo. Un mistero che finalmente sarà svelato. Il volto della donna più conosciuta al mondo finalmente ora ha un nome.

L’AUTORE

Francesco Saverio Russo nasce a Catanzaro il 5 Maggio 1984, trascorre i suoi primi anni a Montepaone successivamente si trasferisce a Roma dove nel 2007 si laurea in Scienze Giuridiche, nel 2010 consegue la laurea Magistrale sempre nella facoltà di Giurisprudenza La Sapienza di Roma.
Sempre nel 2007 fonda una nuova corrente artistica che si può denominare Money Art.

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