Bernini, il trionfo del Barocco

Gian Lorenzo Bernini e il trionfo del Barocco

articolo di Carol Gianotti

fonti Zanichelli Maior

Figlio di un modesto scultore toscano, Gian Lorenzo Bernini, nasce a Napoli nel 1598, ma la sua formazione artistica avviene perlopiù nella Capitale.
Nel 1681, il Baldinucci scrive “grazie al Bernini abbiamo visto le tre grandi arti nel pieno possesso della loro antica dignità”, attribuendo all’artista la straordinaria poliedricità propria del suo operato. La sua carriera si svolge interamente alla corte papale, della quale finisce per diventare il principale rappresentante artistico ed il portatore ideologico. L’adesione dell’arte berniniana alle teorie della controriforma della Chiesa di Roma è così totale da formare con essa un tutt’uno che non ha precedenti nella storia dell’arte.

Bernini porta al massimo splendore il barocco, dando concreta attuazione ai piani urbanistici con i quali i pontefici romani, (primo fra tutti Alessandro VII), volevano rilanciare la grandiosità e la potenza della Chiesa.

Egli non percepisce la arti (pittura, scultura, architettura) quali unità separate, come avveniva nel Rinascimento, ma le vive come un’unica forma espressiva integrata.

In questo modo l’architettura delle facciate prende in prestito dalla scultura un molteplice repertorio decorativo, sostituendo alle rigide geometrie architettoniche le morbide e sinuose forme delle statue. La scultura, dal canto suo, si appropria di giochi di luce e ombra propri della pittura, mentre questa “contraffacendo sia la scultura sia l’architettura, arriva a dei risultati illusori talmente realistici da rendere difficile percepire dove finisce lo spazio reale e dove inizia quello dipinto.” Questa interazione tra le arti si inserisce scenograficamente nel contesto urbano di Roma, facendo apparire ogni piazza, ogni via, ogni scorcio come fantasiosi allestimenti teatrali. La teatralità è, infatti, uno dei punti chiave del barocco italiano, insieme alla ricercatezza delle opere e allo stupore dello spettatore. Ciò incarna lo spirito dell’epoca: papi, re, signori, ceto medio, tutti volevano vivere nello sfarzo e nella fantasia, come se la vita stessa potesse essere ridotta ad un magico palcoscenico.

Queste considerazioni non devono, però, indurci a ridurre le caratteristiche dell’arte barocca a puro fatto formale. “La ricchezza degli spunti”, spesso tratti da uno studio dell’antico e da una reinterpretazione eccellente, “la raffinatezza delle invenzioni e la qualità dei risultati, determinano il definitivo tramonto del concetto rinascimentale.” Con Bernini si gettano le fondamenta di un’arte completamente nuova e, per certi versi, rivoluzionaria. In essa la fantasia e la libertà espressiva trasgrediscono le regole classiciste, conservandone l’idea di armonia.

Si guardi al gruppo marmoreo di Apollo e Dafne (1622-1625)


Apollo, il dio greco della musica, sta per agguantare la ninfa Dafne, di cui si era innamorato per via di una freccia lanciatagli da Eros. La sventurata, per sottrarsi all’amore di Apollo, chiede al padre Penèo, di tramutarla in pianta. Lui la cinge mentre in lei si compie la mutazione.  Bernini riesce a conferire ai due personaggi che compongono la scultura un senso di movimento prima di allora sconosciuto alla tradizione scultorea. La gamba di Apollo è alzata, nell’atto della corsa. Il corpo di Dafne si torce, nel tentativo di sottrarsi all’abbraccio, si inarca in avanti dando un colpo di reni. Ella urla, toccata sul ventre dalla mano sinistra del dio, mentre le mani e i capelli si sfrangiano in foglie di alloro. le unghie dei piedi terminano in radici.
Si tratta di una scena di commossa drammaticità che il Bernini riesce a rendere in perfetta armonia. Il marmo è levigato, liscio sui muscoli e ruvido nelle diverse zone vegetali , fatto che evidenzia i nuovi espedienti “rubati” alla pittura. Le membra di Dafne che si trasformano in alloro ci appaiono come un prodigio così naturale da superare i limiti del marmo stesso.

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2 thoughts on “Bernini, il trionfo del Barocco

  1. munir ha detto:

    è straordinario, è sublime, è universale, è trascendentale, è vibrazionale
    grazie davvero con il cuore colmo di gratitudine e amore

  2. rita cagnolati ha detto:

    e’ favoloso sembra impossibile che sia marmo e’ talmente “morbido…” da far venire la voglia di accarezzarlo sembra che palpiti

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