Tiepolo al Palazzo Patriarcale di Udine (1726-1729)

Giambattista Tiepolo

Ciclo pittorico (1726-1729)

Palazzo Patriarcale, Udine

Giambattista Tiepolo non aveva neanche trent’anni quando, nel 1726, venne chiamato ad Udine dall’allora patriarca Dionisio Delfino (1699-1734) per affrescare alcune sale del suo Palazzo. Si trattava della prima commissione d’alto livello propostagli fuori Venezia. Ragion per cui, il Tiepolo, l’affrontò con grande impegno ed entusiasmo; da essa dipendeva il suo futuro successo. A lui spettò un complesso ciclo di affreschi, distribuiti tra lo Scalone d’onore, la Galleria degli ospiti e la Sala rossa. Sul soffitto dello Scalone compare il soffitto scenografico, nella Galleria un ciclo pittorico dalla prospettiva illusionistica. Nella Sala rossa, invece, sono dipinte scena tratte dall’ Antico Testamento.

La cacciata degli angeli ribelli (soffitto dello Scalone d’onore)

La grandiosa composizione sul soffitto, a marcato sviluppo verticale, è inserita all’interno di un’ornamentazione in stucco di Abbondio Stazio, uno dei più raffinati decoratori del settecento veneto.
Le ricche cornici barocche delimitano otto  figurazioni minori, monocrome, che alludono alle prime storie della Genesi: dalla Creazione di Adamo alla Cacciata dal Paradiso Terrestre.
Nella parte centrale dell’affresco vediamo l’ Arcangelo Michele, con la spada in mano e le ali spiegate appoggiato su una nuvola, che caccia  gli angeli ribelli nell’abisso. La luce alle sue spalle è meravigliosa e risplende come idealmente farebbe la luce divina. Alcuni particolari anatomici di un angelo ribelle strabordano (volutamente) sulla parte di stucco ornamentale, dandoci una sensazione di assoluto realismo. Il contrasto complementare fra la luce aranciata ed il cielo azzurro è tipica del colore  veronesiano. Questo affresco del Tiepolo è stupefacente.

La Galleria degli Ospiti

E’ comunque nella Galleria degli ospiti che il giovane Tiepolo raggiunge il vertice più alto di tutta la produzione udinese. La decorazione di questa galleria (destinata alla sosta degli ospiti prima di essere introdotti presso il patriarca Delfino, nell’attigua sala del Trono), pose all’artista non pochi problemi realizzativi. Di pianta irregolare, quattro volte più lunga che larga, con un’intero lato finestrato, questa galleria si rivelò difficile da affrescare.

Così, il lato delle finestre, venne affidato a Gerolamo Menegozzi Colonna, un maestro scultore, che realizzò nicchie architettoniche ed una finta inquadratura architettonica dipinta sull’alto lato, che delimitò le porzioni di muro destinate al Tiepolo.

Al centro del ciclo di affreschi campeggia la scena con Labano che incontra Rachele e Giacobbe. Si autoritrae nelle vesti di Giacobbe, mentre Rachele è la moglie, Cecilia Guardi. Nel complesso la narrazione del Tiepolo non ha nulla di sacrale né simbolico e si dipana con naturalezza sullo sfondo luminoso di una scena più attenta a colori e atmosfere che al racconto originale.


Ciò è più che mai evidente nel Sacrificio di Isacco, sul soffitto, dove un cielo splendido, di infinite tonalità di azzurro, occupa gran parte dell’affresco. La prospettiva “dal sotto in su” è a dir poco ardita. Sbalza, infatti, Isacco in avanti; è legato all’altare sacrificale, ai piedi del padre Abramo che brandisce la spada che deve ucciderlo, ma si gira, di scatto, guardando l’angelo che appare dall’altro lato del dipinto, in un turbinio di aria e di luce. La nuvola ha una consistenza così ovattata da sembrare cotone. I contrasti complementari sapientemente utilizzati alla maniera dei coloristi veneti, enfatizzano la “naturalità” di carni e panneggi.

La Sala Rossa

La prospettiva dal sotto in su, torna nella Sala rossa, nella grandiosa visione decorativa che decora il soffitto della sala, con il sorprendente Giudizio di Salomone. La scena racconta il momento in cui, il saggio re, per scoprire quale fosse la vera madre di un bambino conteso, ordinò che fosse tagliato a metà. La vera madre, allora, affinchè non fosse eseguita la sentenza, avrebbe dichiarato di aver mentito e che il figlio apparteneva all’altra; in questo modo se ne sarebbe separata per tutta la vita, consolandosi, però, sapendolo vivo.
Salomone, intuendo con delicatezza psicologica il sentimento materno, smascherò, così, la madre fasulla, riconfermando la sua proverbiale saggezza di giudizio.
L’affresco si compone di due parti: a destra la corte e Salomone, siedono sotto tendaggi decorati e statue bianche.  A sinistra una piramide minore, contrapposta alla prima, è formata dal soldato che regge per una gamba il neonato conteso e le due madri. Il gesto disperato della vera madre, la faccia arcigna di quella falsa, il viso avvinazzato del boia, non fanno che confermare la straordinaria attenzione dell’artista al vero. Come sempre la luce dorata e azzurra, conferisce una serenità ed una solennità inimmaginabili se non ci si è mai trovati al cospetto dei suoi dipinti raffinatissimi.

Articolo di Carol Gianotti
fonti: Zanichelli Maior
visita al Palazzo Patriarcale nel settembre 2010

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