I tre gloriosi enigmi di Gala, Salvador Dalì

I tre gloriosi enigmi di Gala (1982)

Olio su tela, 100 x 100 cm

Figueres, Fundaciò Gala-Salvador Dalì

I tre enigmi si riferiscono ai tre periodi cardine della carriera di Dalì, legati alla figura di Gala, quando cioè la ritrasse nelle vesti della Donna visibile, della Leda Platonica e della Madonna di Port Lligat. E’ il tributo alla donna che rappresentò l’ispirazione per eccellenza dell’artista catalano.  La moglie di Dalì, che compare sotto molteplici vesti in tutta la carriera del pittore, in questo dipinto non ha il ruolo di modella, ma di motore primo. Il quadro è stato realizzato negli ultimi mesi di vita della donna. Terminata in maggio, (Gala muore il 10 giugno 1982) l’opera viene successivamente donata alla Stato spagnolo, che, nel mese di luglio aveva già acquistato Arlecchino e Cencitas.

In quest’opera il tema dell’enigma riacquista un ruolo centrale, in forma esplicita. Le personali riflessioni mistiche portano la concezione di questa triade di immagini, dai significati sempre nuovi, mai conclusi una volta per tutte. Tornano le libere associazioni tra immagini e parole; nello specifico “ludere”, “alludere”, “illudere”. I giochi di parole sono un bisturi al pari della matita e del pennello per investigare la realtà, a patto che si rimanga consapevoli del fatto che l’enigma è un indovinello che rimane all’indovino, con la sconfitta prestabilita dello spettatore (da Teoria Estetica, Adorno, 1970). Il dipinto presenta una struttura ascensionale, piramidale, che conferisce al soggetto una gravitas consona al tributo di un uomo innamorato alla moglie morente, facendo quasi da cassa di risonanza alla cripta con sarcofago di cristallo fatta costruire nel castello di Pùbol.

Il profilo scorciato e tagliato, dal quale emergono solo i tratti del viso appoggiati di sbieco, viene ripetuto tre volte, con una numerologia non casuale, che si rifà alla cabala, all’esoterismo e alla mistica. Gala è per sempre simbolo di bellezza perfetta, femminilità e magia.

Il paesaggio dell’anima è visto a volo d’uccello da un occhio onniscente che non appartiene alla natura terrestre. I grigi dalle varie tonalità enfatizzano un’atmosfera raccolta, di assoluto silenzio, meditazione, trascendenza. Ciò preannuncia l’assenza, sentimento col quale Dalì sarà costretto a vivere dopo la morte di Gala.

(potete prendere visione di quest’opera alla mostra “Il sogno si avvicina“, che si terrà a Palazzo Reale -Milano- fino alla fine di gennaio 2011. Catalogo a cura di V. Trione, 24 ore cultura, 35.00 euro)

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