David La Chapelle e la foto magica

Articolo di Carol Gianotti 2007

DAVID LA CHAPELLE


in mostra a PALAZZO REALE (Milano)

25/Settembre/2007     6/Gennaio/2008

Curatori: Gianni Mercurio e Fred  Torres

In collaborazione con l’assessorato alla cultura del Comune di Milano

Sindaco, Letizia Moratti

Assessore alla Cultura, Vittorio Sgarbi

Direttore Cultura, Massimo Accarisi

Categoria: FOTOGRAFIA

L’ esposizione , promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, è prodotta da Palazzo Reale in collaborazione con Alphaomega Art e Fine Art Account.

La mostra è la più ampia e completa esposizione dedicata al famoso fotografo americano.

Sono esposte circa 350 opere e per la prima volta sarà presentato Deluge, un ciclo inedito ispirato agli affreschi michelangioleschi della Cappella Sistina.

Conferma l’intenso coinvolgimento da parte di La Chapelle  su tematiche che da sempre inducono l’essere umano alla riflessione, quali la paura, la morte, il senso stesso dell’esistenza, la presenza del divino, l’idea del sublime.

Non a caso David si è ispirato ai temi e alle composizioni di Michelangelo, rinnovandosi in stile e contenuti. Dando vita all’ultima serie di immagini, dalla straordinaria forza evocativa.

La mostra nasce da un’accurata rilettura critica dell’ opera  di La Chapelle. Ecco perchè la scelta da parte dei curatori di suddividere i temi in tredici sezioni principali che consentono una comprensione approfondita dell’iter e del lavoro del fotografo.

Approfondimento sui temi:

DELUGE/DILUVIO

In questa sezione sono esposti gli ultimi lavori di La Chapelle. DELUGE trova ispirazione dal DILUVIO UNIVERSALE dipinto da Michelangelo nella Cappella Sistina.

Nel DILUVIO di La Chapelle vi è una moltitudine in balia di un enorme disastro naturale e vi sono simboli dell’ establishment internazionale, i quali ci permettono di collocare l’ immagine nel nostro contemporaneo. Tra questi marchi riconosciamo il Caesar’s Palace noto casinò di Las Vegas, il marchio Gucci e le due note catene commerciali Burger King e Caffè StarBucks.

La corsa al consumismo, la caduta dei valori universali e l’attaccamento spasmodico ai beni materiali sono l’oggetto dell’incisiva critica sociale di La Chapelle, che inserisce nella scena anche un gruppo di persone intente a portare via del cibo e una ragazza col cellulare in mano che sembra citare l’allegoria della VERITA’ nella calunnia del Botticelli. Un barlume di speranza è simboleggiato dalla colomba che compare sulle macerie del Caesar Palace; ecco un chiaro elemento di iconografia religiosa. In questa opera troviamo un manichino: la metafora di un’ umanità clonata, figlia dell’ epoca che ha sfidato le barriere della  bio-tecnologia.

La salvezza , a questo punto, sembra poter giungere solo attraverso le relazioni umane, le alleanze tra popoli, la solidarietà.

Ne è emblema la figura maschile che regge tra le braccia un giovane abbandonato in posizione verticale e col capo reclinato: un nodo plastico che ricorda la Deposizione di Cristo dell’ Antelami.

Nella serie MUSEUM La Chapelle METTE IN DISCUSSIONE L’INTERO SISTEMA DELL’ ARTE ed il concetto di proprietà. Assistiamo all’inondazione di alcune sale museali nelle quali sono conservate le collezioni storiche.

E  nella serie CATHEDRAL (1999)  DENUNCIA LA PERDITA DEL SENSO DI SPIRITUALITA’, attraverso immagini che evocano un tipo di pittura neomedievale ottocentesca, un fascio di luce soprannaturale( d’effetto come nell’ Estasi di Santa Teresa del Bernini) irrompe dallo squarcio di una vetrata da dietro l’altare, investendo un gruppo di fedeli in preghiera. Lo sgomento estatico sui volti di tutti, immersi nell’acqua fino alla vita, è proporzionale alla loro speranza di salvezza. Tra essi solo una bimba da le spalle all’evento prodigioso, volgendosi con sguardo apatico e privo di emozioni, come i testimoni del tempo, secondo una consuetudine diffusa nella pittura rinascimentale.

Ed infine nella  serie degli AWAKENED (Risvegliati)  L’ARTISTA AFFERMA CHE LA POSSIBILITA’ DI UNA RINASCITA UNIVERSALE PASSA  ATTRAVERSO I DESTINI INDIVIDUALI.

Qui ritrae persone comuni nei propri abiti abituali, immerse in apnea in una vasca d’acqua.

 

HEAVEN TO HELL/DAL PARADISO ALL’INFERNO

La sezione trae il nome  dall’ultima pubblicazione dell’artista (ed. Taschen) che conclude la trilogia HEAVEN TO HELL (2007)

LACHAPELLE LAND (1996) e HOTEL LACHAPELLE (1999) e presenta una serie di tre fotografie  nelle quali si affronta il tema della morte, qualcosa che ci sfiora e ci coglie di sorpresa. Due delle immagini mostrano un incendio che divampa, devastando una stanza e incenerendola; nelle terza, una contemporanea Pietà interpretata da Courtney Love, sostiene il corpo di un giovane eroinomane coi buchi nelle braccia, in overdose.
Il set fotografico, costruito con quinte tridimensionali dipinte, diviene, nelle prime due immagini, teatro di un rogo reale, a cui La Chapelle assiste proteggendosi il corpo con una lastra munita di foro attraverso il quale può scattare le fotografie.
I cubi-giocattolo di plastica in primo piano che compongono il nome La Chapelle prendono fuoco.
Esse alludono alla fugacità della sua stessa fama, ma in quanto metafora di un processo di purificazione, rappresentano l’aspirazione a una renovatio personale. La figura del vigile del fuoco visto di spalle intento a spegnere l’incendio,riporta alla memoria collettiva la tragedia dell’ 11/09/2001.
Sulla divisa campeggia la scritta HEAVEN TO HELL.

Il dramma della perdita di una persona, condensato nell’iconografia della Pietà, estende i suoi confini all’umanità intera dando forma a un sentimento di empatia che deriva dal profondo interesse di La Chapelle per la storia dell’arte.

Come risulta evidente in Pietà, ad averlo influenzato, è il preraffaellismo inglese, in particolare quello di Holman Hunt.

Delle tre della serie quella che mi ha colpito di più è stata la PIETA’ WITH COURTNEY LOVE, 2006, una monumentale e barocca Pietà di impianto michelangiolesco anch’essa, con contaminazioni del solito kitch contemporaneo che è proprio di La Chapelle.
I colori utilizzati per  gli abiti e per  le scenografie hanno una prima matrice che attinge dall’iconografia della religione cristiana, e una seconda che attinge alle ambientazioni e ai colori del contemporaneo gusto per lo street style. L’effeto è forte, immediato. La revisitazione di temi e soggetti tratti dall’ arte antica e di cui anche il bambino in primo piano è testimone, ed è presente in buona parte della produzione del fotografo.

MEDITATION/MEDITAZIONE

La propensione di La Chapelle per i temi trascendentali, quali la presenza del divino fra gli spazi del quotidiano o l’ineludibile momento della morte che tutti attende, è ben rappresentata da questa sezione, cui appartengono le serie JESUS IS MY HOMEBOY e WHAT WILL YOU WEAR WHEN YOU’RE DEAD.

Jesus is my homeboy, realizzata da La Chapelle nel settembre 2003 per la rivista di moda L.D., mette in scena gruppi di ragazzi/e che indossano abiti della stilista Patty Wilson.

Fra essi appare un Gesù tratto dall’ iconografia tradizionale e avvolto da un’aura luminosa. I giovani che lo circondano hanno visi sgomenti e increduli, rapiti dalla forza catalizzante che lui emana. Le scenografie descrivono luoghi comuni, la strada, i punti di ritrovo urbano giovanili, le vetrine dei fast food, ambienti domestici fatiscenti e degradanti.
I riferimenti sono agli episodi dei vangeli: L’Ultima Cena, La Resurrezione, La Lapidazione dell’ Adultera, La Lavanda dei Piedi.


Tra i personaggi che popolano le scene si stabilisce una profonda relazione empatica che recupera, ricucendolo, il tessuto delle relazioni umane e le sottrae  a indifferenza, solitudine, alienazione metropolitana. E’ questo per La Chapelle il senso più profondo del rapporto col divino, in un clima di Revival Religioso, incentivato dalle icone e dagli articoli articoli sacri, propagandati in televisione. La Teen Age e  la Gsus Indusrtry diffondono indumenti stampati con l’effige di Gesù, che sta a significare Gesù, il mio ragazzo della porta accanto.

Altrettanto surreali sono le atmosfere della serie What’ll you wear when you’re dead.

In esse il tema della morte viene declinato attraverso immagino di trapassi, tutte contrassegnate dalla presenza di un bellissima, giovane, diafana ragazza vestiti di bianco, che appare ogni volta nelle vicinanze di chi è sul punto di spirare. La Chapelle, che ha impresso nella memoria lo spettro dell’ AIDS, apre con questa serie fotografica un varco alla speranza, distogliendo  l’attenzione dai particolari cruenti e dal distacco traumatico della morte e dirottandola verso pensieri futili. Come: Cosa indosserò quando sarò morto?

Segnalo:

  • – SERMON, 2003
  • – LOAVES AND FISHES, 2003
  • – LAST SUPPER, 2003
  • – INTERVENTION, 2003
  • – ANOINTING, 2003

 

RECOLLECTIONS IN AMERICA/RICORDI AMERICANI

Le immagini appartenenti a questa sezione sono state acquistate di seconda mano. Si tratta di fotografie risalenti agli anni Settanta che ritraggono gruppi di amici riuniti in casa in occasione di feste di famiglia e commemorazione varie. La Chapelle che le ha manipolate mediante l’inserimento di oggetti e personaggi estranei al contesto originale, analizza con ironia la CRISI della MIDDLE CLASS  AMERICANA e dei suoi valori.

Segnalo:

  • – CAMPING, 2006
  • – LAUGHTER DECANTER, 2006

 

AFTER POP/DOPO LA POP


Per La Chapelle la cultura pop trova un’immediata corrispondenza con un linguaggio indirizzato al largo pubblico.

In alcuni dei suoi lavori qui presentati la relazione con la Pop Art è esplicita e ripropone in maniera diretta le iconografie di James Rosenquist, Claes Oldenburg, Tom Wessellmann, Allen Jones, Richard H. Hamilton, Wayne Thiebaud e naturalmente, ANDY WARHOL.
Aggiungendo al pop una carica ironica, che ha le sue radici nei processi di ridefinizione della realtà tipici del Surrealismo (cioè il sovradimensionamento degli oggetti comuni o la loro decontestualizzazione), La Chapelle rivisita opere celebri, disseminandole di spunti sarcastici,che diventano oggetto di nuove riflessioni.

La celebre sedia elettrica riprodotta da Warhol è riproposta con l’inserimento di un paio di scarpe da donna sul pavimento. Evidente risulta l’assonanza tra le foto Celebrity Gleam e le radici inglesi della pop art, con particolare riferimento allo stile di Richard Hamilton, sia per i colori che per il montaggio compositivo dei soggetti.

Altri riferimenti famosi si riscontrano nelle foto: Cellphone life a Great American Nude di Tom Wesselmann e Women whit Coffee Table ad Allen Jones.

Death By Hamburger mostra un gigantesco panino, degno di uno dei capolavori di Claes Oldenburg, che piomba, schiacciandolo, sul corpo di una giovane donna. La foto sembra un’anticipazione sul tema dell’abuso di cibi preconfezionati affrontato qualche anno dopo dal film documentario di Morgan Spurlock Super Size Me (2004).

A J. Rosenquist di richiama il ritratto di Gwenn Stefani allo specchio, il cui sguardo trasognato si perde nel contemplare grandi rossetti dipinti sulla parete, o nella foto che ritrae la bellissima modella asiatica Devon Aoki tenta a ricoprire con degli spaghetti in bianco un corpo nudo sdraiato in una vasca rossa.

Segnalo:

  • – CELL PHONE LIFE, 2002
  • – WOMAN WITH COFFEE TABLE, 2002
  • – BAYWATCH, Pamela Anderson, 2000
  • – DEATH BY HAMBURGER, 2001
  • – SPAGHETTI DRAMA, Devon Aoki, 1998
  • – WHERE’D YOU GO, Gwen Stefani, 2000

 

 

ACCUMULATION/ ACCUMULAZIONE


La spinta verso il benessere, indotta dalle culture occidentali e dal capitalismo avanzato, il facile accesso ad ogni genere di consumo creano le condizioni per le nevrosi compulsive volte all’ accumulo. Acquistare, collezionare, condividere un’ illimitata rete di contatti e di scambi interpersonali sono comportamenti tipici delle società occidentali che La Chapelle ritrae con occhio impietoso e ironico. Nelle sue fotografie l’ horror vacui riflette la crisi delle certezze che mescola dramma e glamour nel patinato mondo dello star system e si proietta negli atteggiamenti eccentrici e nelle attitudini smisurate di quanti quel mondo desiderano emulare in un impulso di auto identificazione. Accumulo sembra essere la parola d’ordine. La reiterazione dell’ oggetto di consumo e la sua riproduzione seriale attraverso il meccanismo di cui l’ arte pop è stata antesignana, diviene, in questa serie il simbolo di un Feticismo Kitsch alimentato dall’ OVERDOSE mass-mediale e sfocia in un paradiso artificiale contemporaneo.

La Chapelle, che ha una lunga esperienza nel campo della fotografia di moda e ne conosce a fondo regole e meccanismi, sa che accostando al viso di una modella un marchio commerciale crea un’ associazione basata su un’ allusione erotica dal forte richiamo pubblicitario, sollevando al contempo una PROBLEMATICA LEGATA ALLA MERCIFICAZIONE DEL CORPO FEMMINILE. Il tema risulta particolarmente evidente nelle serie delle modelle/manichini. Nella foto PLAYMATES La Chapelle cita il lavoro di Jeff Koons e mostra una donna/bambola attorniata da giocattoli e articoli mare per bambini. E nella foto BUFFET FLAT raffigura Hugh Hefner con le sue Playmate, svelando sotto la patina erotica e giocosa della scena una REALTA’ DOMINATA DALL’ UTILITARISMO.

Il mercato cui da vita lo star system da vita ad un ingranaggio intorno al quale ruotano immagini, gadgets, memorie e feticci da collezionare. La Chapelle ce lo svela, mostrandoci le star rimpicciolite nelle loro manie, nei loro ego smisurati, nelle loro dipendenze.

Segnalo:

–    PRIZE DOLL, Dolly Parton, 1997

  • – WORLD SHE ONCE KNEW, Britney Spears,1999
  • – -COLLAGE, Milla Jovovich,1995
  • – -NATURE’S NACKED LOVELINESS,2003
  • – -DAY OF THE LOCUSTE, Faye Dunaway, 1996
  • – -AMOROUS ENTERING, Outkast, 2003
  • – – BUFFET FLAT, Hugh Hefner with girls, 2003
  • – -A WAITRESS, Drew Barrymore,1995.

 

 

DREAM EVOCATES SURREALISM/ IL SOGNO EVOCA IL SURREALISMO


L’inclinazione verso L’ ONIRICO  e L’EVASIONE DALLA REALTA’, caratterizza gran parte del lavoro di David La Chapelle, ma questa sezione raccoglie alcune delle immagini più marcatamente IRREALI, nelle quali il fantastico si coniuga con il paradosso poetico. Il riferimento al SURREALISMO si riflette anche nelle SCELTE COMPOSITIVE dell’artista. Il taglio di alcune foto ricorda gli secnari di Dalì e Magritte: Escapism è un eccentrica celebrazione del DESIDERIO DI FUGA e mostra una pin-up/astronauta sovrastata da un macroscopico intreccio architettonico di rampe.

Da segnalare:

-.   LIVE IN A BUBBLE, Billy Corgan 1996

  • – BELL YAR, Kristen Dunst 2001
  • – STRIPED FARCE , 1995
  • – il dittico: DOLL HOUSE DISASTER LOVE SCORNED, Ewan McGregror, 1997 e DOLL HOUSE DISASTER, HOME INVASION, Cameron Diaz 1997
  • – SELFISH PLEASURE Christina Ricci 2002
  • – STANDING EGO, CROUCKING FEAR 1998
  • – A MIDSUMMER’S DAYDREAM 1994
  • – CUNNILINGUS REX 2004 –     SPIRAL JETTY, 1997

 

 

DESTRUCTION AND DISASTER / DISTRUZIONE E DISASTRO


La sezione  raccoglie una serie di opere che mettono in scena VISIONI DI DISTRUZIONI APOCALITTICHE.
Realtà ed immaginazione si intrecciano in paesaggi devastati da calamità naturali o da catastrofi tecnologiche, dal rapido diffondersi di pandemie, ma anche dalla furia di raptus individuali rivolti contro oggetti e persone.
La Chapelle, che ha vissuto a lungo nel North Carolina, costella i suoi scenari di case scoperchiate ed edifici divelti, detriti, frammenti mentre eteree figure femminili si aggirano come superstiti, come apparizioni visionarie sempre vestite d’alta moda e spesso con valigie griffate.
Particolare atto a creare un forte disagio emotivo nello spettatore.
Le foto puntano l’ attenzione su una classe alto borghese incarnata da donne snob.
La presenza fuori luogo dei personaggi collocati ambiguamente su fondi distrutti e abbandonati, li pone in bilico tra due oppeste prospettive: l’approdo o l’esodo. In The house at the end of the world una bellissima modella in primo piano indossa zeppe bianche e vestaglia rosso porpora con la fierezza e la dignità che conferiremmo a una papessa.


Alle sue spalle una fila di abitazioni residenziali completamente sradicate testimonia il passaggio di un tornado. La donna che regge tra le braccia un bambino ostenta attraverso la vertiginosa apertura della veste la lingerie di lusso.

Un’ ambientazione simile fa da cornice a CAN YOU HELP US?
Che mostra due impassibili gemelle vestite con costumi di scena, in una posa innaturale e statica, assieme a loro due bambini giocano tra le macerie. Il demone nascosto tra le pieghe della psiche che all’ improvviso esplode e genera panico e rappresentato in opere come CHAINSAW TO DESK, che allude al film horror Non aprite quella porta (Texas chainsaw massacre, 1974), che ritrae una bellissima donna di colore con shorts gialli in preda alla furia distruttiva, che imbraccia una motosega e fa a pezzi il tavolo dell’ ufficio. In IMMINENT PANDEMIC La Chapelle gioca ad esorcizzare la paura della malattia sconosciuta.

Da Segnalare:

–    WHEN THE WORLD IS THROUGH, 2005

  • – WORLD IS GONE, 2005
  • – WHAT WAS PARIDISE IS NOW HELL, 2005
  • – MOORNING AFTER, 1999
  • – BURNING DOWN THE HOUSE, Alexander McQuinn and Isabella Blow, 1996
  • – il trittico composto da MAIDEN UNMEEK, CONDEMNED

 

 

VIOLENCE AS ENTERTAINMENT / VIOLENZA COME INTRATTENIMENTO

In questa serie ricostruisce liberamente, reinterpretando, alcune delle sequenze più famose tratte da due film cult: TAXI DRIVER,di Martin Scorzese 1976 e SCARFACE di Brian De Palma 1983. Le immagini sono specchio di una SOCIETA’ VIOLENTA E IN CRISI nella quale emarginazione e frustrazione procedono su piani paralleli. Ci mostra scene malavitose, di prostituzione, di sfruttamento e droga confrontando invenzione e citazione cinematografica, cronaca vera e fiction. In queste immagini ogni effetto di realismo è annullato dall’ atmosfera artificiosa dalla ridondanza del kitsch e dalla saturazione estrema dei colori, motivi ispirati alla cartellonistica del CINEMA DEGLI ANNI SETTANTA.

La serie dedicata a Scarface invece viene realizzata nel 2003 per una campagna promozionale

della ditta di abbigliamento Iceberg e mostra il VOLTO PIU’ DANDY della malavita.
Temi: FASCINO PERVERSO DEL LUSSO, DEL SESSO E DELLE DROGHE. In un clima algido, pervaso da un’atmosfera cristallizzata, dove i personaggi non comunicano e appaiono rigidi nei movimenti e con lo sguardo perso.

Da segnalare:

serie TAXY DRIVER:

  • – TAKE THIS CITY AND FLUSH IT DOWN THE FUCKING TOILET, 2002
  • – YOU TALKING TO ME? ,2002
  • – IT’S CLEAN LIKE MY CONCIENCE, 2002

serie SCARFACE:

  • – IN THIS COUNTRY YOU GOT TO MAKE THE MONEY FIRST, 2002
  • – WHEN YOU GET THE MONEY THEN YOU GET THE POWER, 2002
  • – WE’RE NOT WINNERS, WE’RE LOSERS, 2002
  • – I ALWAYS TELL THE TRUTH, EVEN WHEN I LIE, 2002

E anche:

  • – PIMP DREAMS 2: SUCH SIN, 2003
  • – PIMP DREAMS 1: THE NIGHT CAME ON, 2003

 

 

PLASTIC PEOPLE / GENTE DI PLASTICA


Fisici gonfiati in modo abnorme, fino alla deformazione, muscolature ipertrofiche, che hanno perduto la loro connotazione naturale e sembrano prodotti in serie, fanno da motivo conduttore a questo ciclo di opere che presenta personaggi noti al al grande pubblico. Lil’ Kim o Pamela Anderson nella pubblicità per Iceberg. Il tema è la PASSIONE PER IL FITNESS, IL BODY-BUILDING e ogni PRATICA VOLTA  A OTTENERE UN FISICO MODELLATO E PRESTANTE,CHIRURGIA PLASTICA COMPRESA. Una passione che, portata all’eccesso, DEGENERA IN SINDROME OSSESSIVA.

Il culto e la cura per il corpo, che ha radici antiche nella saggezza filosofica e nel modus vivendi del mondo greco-romano, hanno subito un progressivo svuotamento di contenuti: l’INDUSTRIA DEL CULTURISMO ha scisso i termini della famosa massima “mens sana in corpore sano”, immettendoli in una spirale narcisistica folle che porta alla PERDITA DI IDENTITA’ e all’ AUTODISTRUZIONE. Una dimostrazione di come l’effetto di sostanze anabolizzanti o di protesi al silocone produce risultati che trasformano il bello in grottesco.
La Chapelle evidenzia, attraverso queste foto, come la ricerca spasmodica del risultato estetico, oltre a scadere nel kitsch possa assumere risvolti drammatici.

Segnalo:

–     ANY WAY YOU SLICE IT A WOMAN,A. Lepore, 1998

–     MIRACLE TAN, Pamela Anderson, 2004

  • – SILICON INJECTION IN AMANDA’S APARTMENT, A. Lepore, 1998
  • – THE SUPER-POWER, 1993
  • – IN PINK, VENICE BEACH, Red Hot Chilli Pappers, 2001
  • – SLAVERY 2, 2003
  • – REPLACE YOUR FACE, 1997

 

 

CONSUPTION/CONSUMO


Se uno dei motori della vita è il DESIDERIO, il suo appagamento sembra recare con sé il germe della DISSOLUZIONE, che progressivamente svuota di senso,depauperandolo, tanto l’oggetto DESIDERATO, quanto il soggetto DESIDERANTE.

Il “consumo” è anche sinonimo di “consunzione”, è dunque principio e fine di una dinamica sociale che rende l’individuo sempre più incline all’acquisizione di beni materiali.

E al tempo stesso, divorato dalla sua stessa ossessione di possesso.

Questa DINAMICA è BASATA su una ASPETTATIVA, sempre disattesa, di FELICITA’ .

L’obsolescenza dei beni, e di rimando quella dei desideri, non riguarda solo i fenomeni della collettività, ma si può riflettere anche nella sfera intima del singolo individuo.

Segnalo:

  • – HAVE YOU SEEN ME? Naomi Campbell, 1999
  • – MAIL ORDER BRIDE, 2006
  • – FLESH MARKET, 2006
  • – THE MONEY SHOT, 2001
  • – WE CAN’T WAIT TO TAKE HER SHOPPING, 1995
  • – YOU’RE MY HOLIDAY, 2004
  • – DEAR AND DYING, 1999
  • – LIVESTOCK, 1999
  • – REDEEMING PARADISE, 1999
  • – FIGURE WITH FROZEN FISH, 2005
  • – ALL YOU CAN EAT, 2002
  • – I BUY A BIG CAR FOR SHOPPING, 2002

 

 

EXCESS/ECCESSO


La sezione presenta VIZI e OSSESSIONI che affliggono il rutilante MONDO DELLE CELEBRITA’, reinterpretandoli in CHIAVE GLAMOUR. La Chapelle, nelle sue opere, non esprime mai giudizi, posizioni moraliste ma mette in scena FANTASIE e INCLINAZIONI SESSUALI, ESIBIZIONISMI e ATTITUDINI VIOLENTE, indicando come gli eccessi siano strettamente legati al DESIDERIO DI AUTO-AFFERMAZIONE.

Anche il LUSSO e il DESIDERIO indomabile di RICCHEZZA spingono a una forma di dipendenza, che può degenerare in manifestazioni maniacali.

Un’ esempio molto forte di questo intreccio si riscontra nel  primo piano di Amanda Lepore che sniffa diamanti anziché cocaina.

Il bisogno di riscatto sociale è all’origine della passione smodata per i gioielli da parte di Tupac Shakur, rapper americano, ucciso a 25 anni e fotografato dentro una vasca da bagno ricoperto d’oro.

Il SESSO fa da tema conduttore ed è esibito attraverso PERFORMANCE che scelgono spesso contesti inverosimili: una serie di scatti ha per protagoniste porno-star americane, impegnate in acrobatici amplessi su un materasso collocato per le vie di una tranquilla periferia urbana.

Ironia e trasgressione sono gli ingredienti che alimentano il gioco a cui si presentano gli stessi editori di La Chapelle, Benedict e Angela Taschen, che si lasciano ritrarre in atteggiamenti FETISH, così come la coppia lesbica in Secrets of the Bourgeoisie e quella SADOMASO in Aristocrats.

L’ incontro fra eccessi opposti viene emblematicamente rappresentato da La Chapelle nella fotografia Miss Anna don’t like fat people ispirandosi ad una celebre dichiarazione rilasciata da Anna Wintour, direttrice di Vogue, e dal suo redattore capo. La notizia in America ha scatenato un polverone mediatico e le forti reazioni delle associazioni per i diritti morali delle persone grasse.
La Chapelle sembra quasi voler rappresentare il sentimento comune attraverso questa fotografia di passerella dove sfilano una donna obesa nuda e una donna anoressica in abito lungo. Gli spettatori, ancora più grotteschi delle modelle,ricordano i dipinti del primo espressionismo kirkneriano e munchiano.

Da segnalare:

–     MILK MAIDENS, 1996

  • – SHRIMP WITH A SIDE OF FRIES, 1998

– FUCKED BY A BEAR, 2003

– THE NEIGHBORS ARE PIG, 2002

– SOLITARY, Tupac Shakur, 1996

– DEAR DOCTOR, I’VE READ YOUR PLAY,2005

– THIS IS MY HOUSE, 1997

– MISS ANNA DON’T LIKE FAT PEOPLE, 1997

– EXPOSSURE OF LUXURY, 1997

– la serie di quattro:  VIDEO PORN STARS FROM SAN FERNANDO, California

–                             posing in a 4 locatio on a blue mattress #1, #2, #3, #4, 2002

– BUT I’M VEGETARIAN, P. Anderson, 2005

– AT HOME AT CHEMOSPHERE HOUSE, B. e A. Taschen, 2001

– ARISTOCRATIC, 2002

– PERNAL REFORM, 2000

– ANDERSON AND TOMMY LEE POSED NACKED WITH GAULT’S FAMILY, 1999

 

 

STAR SYSTEM

L’immagine pubblica costruisce per ogni personaggio famoso il più importante contrassegno di identità. La Chapelle lo sa e punta a cogliere quegli aspetti della personalità che descrivono in modo esuberante e incisivo la NATURA NARCISITA, l’ ATTITUDINE ESIBIZIONISTA di chi appartiene allo star-system.

La normalità è out, ogni forma di eccesso è la vera attrattiva.  Ne è  esempio emblematico l’ inquietante immagine dello shock-rocker MARYLIN MANSON, la cui dichiarata perversità prende a modello il maniaco omicida di Il Silenzio degli Innocenti: la testa cucita al corpo è una cinica allusione alle devianze necrofile.

Pose ammiccanti ed esibizioni divertenti mescolano sensualità e gusto kitsch: fra tutti ricordo: Manson, Madonna, Christina Aguilera, Paris Hilton, Tricky, Eminem, Matt Dillon, David Beckham.

Le foto esprimono un tratto dell’identità dei personaggi in modo NON CONVENZIONALE, e in perfetta sintonia con le scelte formali di La Chapelle.

Molto ironica  la fotografia che ritrae EMINEM con un candelotto di dinamite tra le gambe. Elemento che contrassegna anche la foto dei Red Hot Chilli Peppers nei panni di sbirri di quartiere.

L’ accentuazione degli atteggiamenti autolesionistici connotano i ritratti della vedova Cobain (Courtney Love), una delle modelle preferite da La Chapelle, o del musicista John Mayer, fotografato per la rivista Rolling Stone mentre, in piedi, immerge un asciugacapelli collegato alla presa in una vasca piena d’ acqua. La malizia adolescenziale traspare dalle immagini di una Lil’ Kim mestruata in lingerie bianca e dagli scatti di Devon Aoki, la più conturbante delle modelle di La Chapelle, dalla sensualità esotica e dall’ aspetto infantile. Una serie di primi piani, tra i quali spiccano i ritratti di Bowie e delle Thurman gioca sui tratti del volto, enfatizzandoli e trasponendoli su un piano irreale, di ispirazione dadaista o simbolista. Questi ritratti attribuiscono un carattere preponderante all’  immagine pubblica rispetto a quella privata, esprimendo come le persone comuni  si riflettano negli alter ego delle star.

Ecco le analogie che ho riscontrato tra le opere di La Chapelle e altre opere di artisti famosi:

● VENUS FLY TRAP, foto  di  D. la Chapelle- tela OLYMPIA di E. Manet

● EYES THAT CANNOT SEE, foto di La Chapelle  -tela RITRATTO DI SILVIA VAN HARDEN di Otto Dix

● ANGELINA JOLIE, LUSTY SPRING, foto di La Chapelle – palchetto architettonico con gruppo scultoreo ESTASI DI S.TERESA di Lorenzo Bernini – azione ESTASI di Orlan  – installazione EXTASI di W. Kun

● ROOM OF NATURALISM, foto di La  Chapelle   -gruppo scultoreo BATTAGLIA DEI CENTAURI, di Michelangelo Buonarroti

● PIETA’ WITH COURTNEY LOVE, foto di La Chapelle  -PIETA’,tela di Giovanni Bellini  – PIETA’, scultura di Michelangelo Buonarroti  -PIETA’, performance di M.Abramovic con Ulay

● C.AGULERA, MY VOICE AND MORE, foto di La Chapelle  -scultura PAOLINA BORGHESE di Antonio Canova

● STANDING EGO, foto di La Chapelle  -tela LA VESTIZIONE DELLA SPOSA di Max Ernst

● CAMERON DIAZ,DOLLSHOUSE DISASTER, foto di La Chapelle  -tela RITRATTO DI STEPHY LANGUI, di Renè Magritte

“Nella fotografia e nell’arte detesto l’idea del buongusto. Non c’è niente di più banale.”

David La Chapelle


Questa affermazione traspare da tutto il suo percorso artistico, fatto di pose eccessive, enfatizzate, in ambientazioni stranissime e sgargianti. Non solo gioca con i cardini della pop-art, ma illustra con classe estrema gli elementi del brutto.

Ed ecco l’estrema bruttezza diventare chic, portando all’ esasperazione gli elementi convenzionali di bellezza e ad un’estremizzazione della sua essenza.

“Quel che m’interessa è trovare la bellezza dove uno non se l’aspetterebbe.”

David La Chapelle

Evita il modo consueto di guardare le cose.

Nel suo lavoro il tema centrale è la crisi del concetto estetico, la crisi del “vero”, del “bello”.

La Chapelle sfida il luogo comune insito nella storia dell’arte del bello ideale, ma rimane attinente, facendo moltissimi riferimenti formali e di contenuti ad opere di artisti famosi e mostri sacri dell’arte.

Nell’opera VENUS FLY TRAP il richiamo è palesemente legato all’ OLYMPIA di Edouard Manet, del 1863.

Nella foto di La Chapelle, il fiore carnivoro, gigante, semiaperto, accoglie il corpo semi sdraiato, con vestitino di seta rosa, della bionda Shakira. La posa classica e la fragrante sensualità mi ricordano le Veneri del 1800, ma l’Olympia in particolare per l’espressione di entrambe, intensa, ammiccante, erotica.

Olympia con la mano premuta sul pube e lo sguardo conturbante, Shakira col capo reclinato, i capelli platino mossi dal vento, i grandi occhi languidi e le gambe leggermente divaricate.

Altri indizi erotici nella foto sono la sfumatura rosa all’interno della pianta, che ricorda una vulva, e le goccioline sui tentacoli.

I vari rosa creano uno splendido contrasto, molto luminescente col verde acido, ma è il “brutto” a riecheggiare in una bellissima distonia cromartica.

L’intensità estrema del colore crea una presenza soprannaturale di cui l’atmosfera appare satura.

Il “bello” ci giunge ma non ci sembra imprigionato da una natura ostile. Ci appare come una splendida sirena ammiccante, in un tutt’uno con la pianta, ampliando l’effetto erotico e seduttivo.

Guardando la foto LUSTY SPRING mi hanno colpito innanzitutto il taglio (anomalo) e poi l’espressione oppiacea e  pervasa di piacere sessuale della Jolie, in un orgasmo che ci giunge attraverso le sua bocca  aperta.

E’ un centro sensuale dell’universo, una divinità penetrata dalla bellezza di Dio.
La sua espressione mi ricorda molto quella della “blasfema”  ESTASI DI S.TERESA del Bernini, così piena di mistico trasporto da sembrare nel pieno dell’estasi della carne. Ho sempre pensato alla difficoltà estrema incontrata nella realizzazione, rendere così vivo il marmo…così pieno di estasi da farsi carne e spirito…

Con ciò non dico che La Chapelle sia un attivista religioso, neanche dopo la serie Meditation, anzi penso che sia  un fantastico inventore di immagini, di sogni e di incubi. Dove nessun particolare è trascurabile e dove i significati non si trovano , ma, si creano.

Tra le Estasi contemporanee ricordo quella di Orlan, una body performance realizzata con il corpo dell’artista che interagisce con dei drappeggi sporchi di umori corporali di varia natura. E l’ Extasy di Wilma  Kun, un’ installazione del 2007 realizzata con  latex, plexiglas e il corpo dell’artista.

Ma “l’estasi” di La Chapelle appare profondamente diversa dalle sopracitate, poiché sussiste sempre fortemente legata ad una arteria-glamour, dal quale non si stacca mai.

Trovare un senso in Lusty Spring, come in tutto il lavoro di La Chapelle, significa trovare un senso in noi stessi. Arrivare ad una conoscenza che è pari a quella dell’artista, poiché questo è l’effetto dell’arte.

Mettendo in chiaro gli artifici barocchi e decadenti si dissipano le nubi. Il glamour resta.

La Chapelle e Newton “figli” di Warhol

Nonostante la stima per il collega Newton,  La Chapelle non gli somiglia in nulla,  salvo che nella padronanza della macchina fotografica.

Newton era un maestro del bianco/nero, legato a luminosità austere. La Chapelle lavora col colore. O meglio, gioca col colore, come il d. j. gioca col suono e il l. j. gioca con le luci.

Più ce n’è meglio è, più è vivido più il risultato migliora.

Una delle tonalità preferite da La Chapelle è un rosso “caramella alla ciliegia”, dolce e succoso, tutto da assaporare.

Le creature che popolano il suo mondo artistico sono eroine-bambine, e riecheggiano di trascorsi infantili. Pongono dubbi sul presente. Quanto al futuro si domandano se ci sarà o se sia già arrivato.

La Chapelle ha trovato i suoi mezzi espressivi nei media e proprio in essi trova i suoi motivi, il suo stile ricercato, dove mescola, accosta, rivitalizza radicalmente mentre crea propri capolavori.

Osservando la foto del 1995 ROOM OF NATURALISM, il raffronto col bassorilievo scultoreo  La Battaglia dei Centauri di Michelangelo Buonarroti è imperativo.

L’opera di la Chapelle inserisce in una stanza completamente colorata di rosa carnicino pastello, un’unica figura umana eretta e due solidi di latex trasparenti che contengono un cospicuo numero di personaggi compressi gli uni addosso agli altri, nudi e di razze diverse.

L’uomo in piedi è vestito con smoking nero e ha l’atteggiamento accogliente, sembra invitarci a partecipare .

Le persone inserite nei solidi, nonostante le posizioni artificiose e innaturali, sembrano impassibili. Irrigidite ma accondiscendenti. La torsione dei corpi evidenzia la muscolatura, esattamente come nell’opera michelangiolesca, dove in uno spazio esiguo si avvicendano i corpi plastici, tra loro legati in un ritmo incalzante, di moltissimi kouros e centauri.

“ Ho iniziato facendo foto ed esponendole in gallerie. All’inizio non lavoravo per le riviste, volevo solo esporre nelle gallerie. La mia prima mostra fu in una galleria che si chiamava 303, che con me aprì, era il 1984. pochi mesi dopo feci la seconda mostra. Per fare un’altra mostra non dovevo aspettare un anno. Sai giocavamo a lavorare, a produrre arte. Allora una foto mi costava 400 dollari, e non la comprava nessuno. Non si poteva vivere solo di quello.”

David La Chapelle

Il primo incontro con Andy Warhol

“Ho incontrato Andy ad un concerto degli Psychedelic Furs al Ritz (locale notturno di N.Y.). Mi disse:  <vieni  a trovarmi e portami i tuoi lavori.> intanto mi contattarono quelli della rivista Interview, che erano venuti a vedere la mostra alla 303. Mi invitarono a lavorare per loro. Andai alla sede con Mark Ballet, art-director, Paige Powell e Wilfredo Rosado ed ero assunto.”

David La Chapelle

Il lavoro di reporter e collaboratore per INTERVIEW

“Interview era la rivista con la R maiuscola. L’ unica che mi interessasse. Era lo Zeitgeist, lo spirito del tempo, il giornale su cui uno doveva apparire. Se uno voleva sapere quello che succedeva nel mondo dell’arte e della cultura pop, guardava Interview. Era il centro del mondo, lavorare per quella rivista era il massimo.

All’improvviso le gallerie non m’interessavano più. Non guadagnavo più soldi vendendo le foto. Tutto era diventato più spazioso.

Mi misi in testa che le riviste fossero gallerie e che se uno strappava la pagina del giornale sul quale stava la foto e l’attaccava sul frigo, ecco, quello era  Il Museo, il museo privato di qualcuno.

Lavorai per chi potevo, quanto più potevo, lavoravo giorno e notte. Con questo stile esasperato. Ma di stile non sapevo un bel niente, non ci pensavo. Erano le cose che mi attraevano.

Facevo quello che mi interessava e m’interessavano il colore, il senso dell’umorismo, la sessualità e la spontaneità. Tutto era molto intuitivo. Non pensavo mai dopo uno scatto <ecco! Questo è lo stile…>

Uno fa quel che gli piace, ed ecco che spunta lo stile.

La gente mette insieme tutto quanto e decide che quello è il tuo stile.

Ma un giorno ti alzi e sei felice, uno ti alzi e sei arrabbiato, un altro sei triste.. se sai tradurre  nel tuo lavoro tutto questo ed esprimere i tuoi sentimenti, allora sei un’artista.

Io non vedo nessuna differenza tra fare il fotografo e fare l’artista. Non traccio confini. Se qualcuno pensa alle mie foto come opere d’arte, benissimo.

Ma io lascio che sia la storia a decidere.

Infondo le mie foto sono state fatte per delle riviste, non so se mi spiego…! Sono state fatte perchè chi sfoglia centinaia di immagini si fermi e SBAM!   Io m’immaginavo una pagina bianca sulla quale potevo fare quel che più mi piaceva, e in questo ho trovato la mia ispirazione. Così mi venivano le idee.  Cosa ci voglio mettere qui, ora? E venivano fuori le mie ossessioni, le cose a cui pensavo, le cose che avevo in mente. Riuscire a tirarle fuori e a metterle su una pagina per me era una liberazione. Era un successo. Anche perchè se altri ci si ritrovavano, si veniva  a creare una rete di rapporti.

Tutto cominciò così.

E poi, tutto a un tratto, il mio scopo era fotografare quanta più gente potevo per ricostruire l’intero mondo della CULTURA POPOLARE e il MONDO IN CUI VIVEVAMO. Per registrarlo e vedere fino a che punto potevo spingere la gente, le situazioni, la libido collettiva.”

David La Chapelle

Diluvio 2007

DELUGE, ispirato dagli affreschi michelangioleschi del Diluvio Universale, Cappella Sistina,   Basilica di San Pietro a Roma.

Mercurio:“ Perchè questo riferimento all’arte classica? La narrazione e la figurazione in chiave contemporanea si sono inaridite?”

La Chapelle: “Mi ha sempre affascinato l’idea del sublime.

Per lo più il momento sublime si trova in natura. Molto raramente un’opera d’arte ci fa sentire la presenza di Dio, molto raramente si sente l’impatto profondo che fa esclamare: < Oh Dio! Ci dev’essere qualcos’altro oltre questo mondo!>

A me, per esempio, succede quando mi trovo nella Sistina.

Al giorno d’oggi è difficile perchè al suo interno c’è sempre folla e rumore. C’è troppa confusione ma se si riesce a prescindere da ciò, è un momento che ispira ad un “timore reverenziale”. Nell’arte è molto difficile esprimere il sublime. Ma a volte, momenti così si verificano. Quando si spalancano le porte al concetto di ETERNITA’. Per esempio, quando ci muore una persona cara, quando viene diagnosticato il cancro,o la s.i.d.a. A qualcuno, quando nasce un bambino nel bel mezzo di una calamità naturale, la gente si chiede:      <Ma esiste un dio?>. Quando ci si pongono queste domande è un’occasione di illuminazione.

Tale illuminazione ci si può manifestare attraverso un brano, una sinfonia meravigliosa o un’opera d’arte. Fin da bambino ero affascinato da Michelangelo. Si parla di pop. Ecco l’artista pop per definizione. L’unico artista riconosciuto in tutto il mondo. Davanti alla “mano di Adamo” TUTTI sanno chi l’ha dipinta. E questo è molto vicino alla definizione di pop, che è popolare e, quindi, conosciuto.

In qualche modo l’opera di Michelangelo è così ampia da arrivare all’intelletto di tutti, anche ai bambini, che uno faccia parte del mondo dell’arte oppure no.

Mette in comunicazione l’idea di mondo-arte con quella di mondo. Le mette in comunicazione davvero,perchè guardando la Cappella Sistina si ha la sensazione di guardare il mondo.

Non è più il mondo dell’arte,  ma l’umanità intera.

Penso che l’intento di Michelangelo fosse questo: rappresentare come meglio ha potuto la bellezza dell’uomo, perchè era la prova dell’esistenza di Dio. Credo che nella sua pittura volesse rappresentare questo. C’è il “bello” di Raffaello e c’è il “sublime” di Michelangelo. E toglie il  fiato.”

Tornando alle comparazioni vorrei ora porre l’attenzione su una foto del 2003, AGULERA: MY VOICE AND MORE. Nella quale troviamo una speculiarità a livello compositivo con la scultura in marmo di Antonio Canova PAOLINA BORGHESE (1805-1808). La posizione è, in entrambi i casi, semi sdraiata sulla lettiga, le membra  sono fisse, in una posa che vuol sembrare rilassata, ma che in realtà è legata al canone classico, in effetti  scomoda e antianatomica. Ha un qualcosa di tardo-romano, di altezzoso, di ricco e di potente nell’iconografia questa postura.

Nella foto di La Chapelle la Aguilera (che ne è il soggetto), si trova in un ambiente in stile Liberty, con decorazioni proprie art  nouveau, semi sdraiata e abbigliata come una moderna regina d’ Egitto, con copricapo in pietre dure  e metalli, calze verde smeraldo, sottilissima maglia verde acido, unghie finte verde perlato e flute di cristallo in mano.

In  STANDIN’ EGO, CROUCHING FEAR, foto del 1998, il richiamo è al tema dell’onirico, e nel caso specifico alla tela di Ernst, LA VESTIZIONE DELLA SPOSA, del 1940.

In entrambi le figure oniriche sono inserite in un interno ( nel caso di Ernst la pavimentazione è a quadri bianchi e neri e le pareti sono formate da mattoni biancastri, in quello di La Chapelle sia il pavimento che le pareti sono blu, ma il mattone è identico).

Nel quadro di Ernst le figure umanoidi sono due, speculari, entrambe nude.

Una di loro, la figura pregnante, indossa uno stranissimo mantello di sostanza indecifrabile rosso carminio. Esso le copre completamente il volto e le spalle, ricadendo, lunghissimo, sui fianchi e lasciando il corpo interamente nudo

Ai loro piedi vi sono due mostriciattoli accovacciati, entrambi di un colore simile alla terra; quello di sinistra ha testa di volatile e in mano una lancia, quella di sinistra è genuflessa, testa piccolissima, corpo sgraziato e due coppie di seni.

Nel caso di La Chapelle le figure che compongono la foto rimangono due soltanto, una femminile eretta sulla sinistra, il vestito rosso carminio da spettacolo,ha un cappuccio tipo completo feticista da slave (schiavo) che  cinge la faccia e la testa della donna senza nessun foro, né aperture; anche nel suo caso il viso del personaggio è celato. Ed un’altra accovacciata ai suoi piedi, femminile ma con una maschera in gomma gigantesca  di Sly ( Silvester Stallone ), le sembianze mostruose  ricadono ancora una volta sulla celebrity,della quale abbiamo immagazzinato mentalmente l’icona e per la quale riusciamo a provare avversione in quanto inserita in questo contesto. (meccanismo della decontestualizzazione dell’immagine).

La similitudine è palese.

Un’ altra foto nella quale il soggetto riconduce simultaneamente ad un luogo comune nell’arte è sicuramente la PIETA WITH COURTNEY LOVE.

Il soggetto è chiaramente quello di una PIETA’, ricordando obbligatoriamente la Pietà in marmo bianco con la Madonna che sorregge il corpo morente di Gesù Cristo di Michelangelo in Vaticano e la Pietà con il medesimo soggetto realizzata su tela da Giovanni Bellini nel 1505.

Omettendo tutte le innumerevoli altre opere realizzate sul tema nel corso della storia dell’arte.

Tornando a La Chapelle possiamo notare come la sua Pietà interpreti correttamente e fedelmente la costruzione classica, arricchendola, però, di particolari del tutto contemporanei. Anche in questo caso assistiamo alla sua particolare e privata rivisitazione del tema.

La sua Madonna è una cotonatissima e strafatta Courteny Love, che è un po’ la Madonna malata dei nostri giorni. Vedova ricchissima dell’icona grunge Kurt Cobain(leader dei Nirvana di Seattle),americana, rockstar decadente, dedita ad alcol, droghe, pratiche disinibite e vita da border liner, sempre in bilico tra storie di sesso estremo e crisi depressive, a volte autolesionistiche.

Sta giocando ad interpretare questo ruolo, e come di consuetudine ci riesce benissimo, perchè, in fondo, forse è un po’ così, deve recitare ma solo fino a un  certo punto.

Sorregge col suo corpo quello di un esanime Gesù contemporaneo in mutande grigie, che ricorda macabramente quello di suo marito. Ha il braccio destro mollemente penzolante, il buco del chiodo della croce gocciola di sangue. Sull’ avanbraccio tre ematomi venosi dovuti alle iniezioni di eroina campeggiano, l’attenzione ci cade inevitabilmente.

La foto ci denuncia e ci rappresenta  il calvario personale, la Passione personale, la  morte dell’icona che rende Angeli, Dei, Miti, che si tratti di Cristo o di Cobain. La luce divina che Courtney sembra emanare come una stella mi ha suggerito addirittura il tema della Resurrezione, in un azzurro presagio-pulp.

Il sepolcro classico è sostituito da una barella. Le campiture di colore latitudinali del soffitto e del pavimento inseriscono la Pietà in un contesto prospettico ampio, l’effetto è forte e spazioso.

Il bambino imparruccato ai piedi del Cristo più che rimandarmi a Francis Beam Cobain, mi lascia perplessa. Mi sembra estraneo, per niente pervaso di “divinità” come la coppia, il suo sorriso è malizioso e poco infantile. Con dei cubi di gomma colorata compone la frase HAEVEN TO HELL.

E’ un’immagine forte, particolarissima ma estremamente adattabile alla comune coscienza iconografica contemporanea. Forse una tardiva denuncia. E’ malinconica e decadente, ma anche  coinvolgente.

La trovo un’opera importante, decisiva, se si analizza il percorso dell’artista dagli albori, questa Pietà per me ha la sostanza per celebrarlo.

Altre pietà contemporanee che  hanno attinenza con quella di La Chapelle e che mi hanno colpita positivamente sono state la performance di M. Abramovic con Ulay ANIMA MUNDI,PIETA’, dove la performer si esibisce al pubblico vestita di rosso, il fondo è totalmente nero, sorregge il corpo di Ulay per ore, muovendosi pochissimo, assumendo un’espressione sofferta ed Ispirata. La performance è stata realizzata al Carrè  Theatre di Amsterdam nel 1983.

E la forte opera del 1995 dell’artista turca Sukran Moral  DIFFIDATE DALLA STORIA DELL’ARTE, dove inverte  il soggetto della madonna con quello del cristo, in quanto è lui a sorregge una lei per nulla morente, anzi dallo sguardo indagatore e penetrante. Anche la solita posizione del cristo è sdraiata da destra verso sinistra, in quanto la madonna lo cinge dalla sua destra, mentre in questa pietà l’uomo sorregge la Moral dalla sua sinistra ed il corpo si stende da sinistra verso destra. Tutto attorno è bianco. In realtà la Moral dice di aver realizzato quest’opera come un’opera di accusa, poiché l’arte occidentale non contempla mai l’arte e le culture delle altre civiltà, se non come decorazione, un qualcosa di esotico,naif,una medicina contro la noia. Ed ecco  questa strana Pietà, nata per enunciare che la cultura europea è razzista.

Relazione C. Gianotti 2007

Fotogallery C. Gianotti (scan e web)

Bibliografia Catalogo Giunti  Editore di Gianni Mercurio e Fred Torres

settembre 2007

Prima Edizione

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3 thoughts on “David La Chapelle e la foto magica

  1. com.bb ha detto:

    It’s going to be end of mine day, but before ending I am reading this fantastic piece of writing to improve my know-how.

  2. This has been a really fantastic read. It fascinated me, which is very rare.

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