Terminata ieri la mostra di Laet alla Riccardo Crespi

Dall’11 novembre all’11dicembre 2010
Maria Laet – Gesto Minimo
a cura di Federica Bueti
Galleria Riccardo Crespi
Via Mellerio, 1 (zona Cadorna) – Milano

info@riccardocrespi.comwww.riccardocrespi.com

Articolo di Francesco Sala
mostra visitata il 14 novembre 2010

Se il Fiato d’Artista di Manzoni poteva passare per il ruggito di un leone, ecco oggi i sospiri di sirena di Maria Laet. Morbidi e avvolgenti come una canzone di Marissa Nadler…
 

pubblicato venerdì 10 dicembre 2010 

Ne ha fatta di strada l’aria, da quel bacio tra un Giove vaporoso e la ninfa Io scovato dal Correggio fino ai giorni nostri. Venti e correnti labili e imponderabili, soffi sfuggenti: esorcizzati come strumenti di un’arte che si fa fragile e nuda come foglia; si fa polvere, si fa particella instabile, in balia di un movimento calcolato con rituale semplicità. Gesto Minimo, giusta definizione per raccogliere questi lavori di Maria Laet (Rio de Janeiro, 1982), azioni costruite con incedere quasi zen, in una matura combinazione di gestuale e concettuale.
Dalla particella zero, la goccia, fino alla forma più ricca possibile: nelle Dialogue Series. Blowing, il soffio dell’artista guida sulle porose leggerezze della carta giapponese tracce di inchiostro nero, nella cucina di forme imprevedibili. È la riaffermazione del valore simbolico del segno quale testimonianza, radiografia del momento; ma è anche il ricondurre a unità il segno stesso con la profondità minimale del gesto.
Maria Laet - Balloon and Body - 2007 - courtesy Galleria Riccardo Crespi, Milano - photo Delfino Sisto Legnani
Quasi a smitizzare attraverso una parabola anti-ironica, e per questo a suo modo dissacrante e convincente, la parabola del Fiato d’artista di Manzoni, arriva poiUntitled, video con primissimo piano della campana di una tuba ostruita da una membrana che vibra, sorda, sotto l’incessante spinta del soffio del musicista. Il suono, proprio perché castrato, è un mantra di avvolgente sensualità. Pervade seduttivo, si allinea al battere placido delle vene.
L’aria ingabbiata nella plastica di palloncini ora turgidi ora avvizziti – proprio come seni – è oggetto di un’analisi continua, che ricorre anche in altre serie, conquistandosi spazi narrativi sempre diversi, media formali che contribuiscono alla definizione coerente di un intenso processo creativo.
Maria Laet - Untitled (Dialogue Series. Blowing) - 2008 - fotografia bianco e nero - courtesy Galleria Riccardo Crespi, Milano
Ripensi alla serie Bubblegum portata a termine da Zoe Leonard nei primi Anni Zero, dettagli di marciapiedi come quadri astratti: campiture antracite e le note di colore – quasi forme alla Miró – date dalle gomme da masticare, spiaccicate casuali. Processo analogo di orchestrazione del caso nel Milk on pavement di Laet, che immortala la precisione con cui sbuffi di latte caduto riempiono gli interstizi di pavimenti sconnessi. Quasi una volontà di dare dignità plastica al taglio, al vuoto, al buco; modellazione cromatica che riassesta l’ordine gerarchico tra gli elementi dell’immagine finale.
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