Madre cieca di Egon Schiele

MADRE CIECA, Egon Schiele, 1914
olio su tela 99x120cm
articolo di C. Gianotti 2009


In una posizione scomoda e strana una donna allatta i due figli. Il corpo è rannicchiato e fortemente inclinato a destra, inserendosi fra le gambe divaricate.

Una posizione diffifcile da assumere e inadatta a sorreggere e nutrire i due bambini. La figura, dalla composizione estremamente avviluppata e complessa, costituisce tuttavia un nucleo formale straoridariamente compatto e serrato che simboleggia al contempo il drammatico destino di una madre cieca: la sua disperazione -cui contribuiscono il vuoto e la morte nei suoi occhi- si riflette nella postura.

Questa appare ispirata ad un bronzo di Rodin, per la spalla sinistra marcatamente alzata rispetto al busto. Essa emerge come un massiccio montuoso in mezzo alle ginocchia, e costituisce il punto più alto e più chiaro di tutta la figura. Per rendere possibile questo effetto, la rotondità della testa delle donna è volutamente sfumata; la sua calvizie rimanda per espressività alle teste dei bambini e per forma alla convessità delle ginocchia.

E’ un approccio geometrico e costruttivo quello da cui scaturisce la composizione estremamente rigida di questa figura; tutta la mollezza femminile del nudo di Rodin, che si esprime anche nella finissima rotondità della nuca, qui scompare.

Una linea netta unisce il collo alla spalla; se prolungate l’una verso l’altra le linee del  collo definiscono un triangolo scaleno, la cui base giace sulle clavicole appena ricurve nel quale è inscritto. In posizione rovesciata, leggiamo, il secondo triangolo: quello del viso, il cui vertice aguzzo è formato dal profilo della guancia destra e della mandibola sinistra.

Con il tipico avvicendarsi di strutture spigolose e dettagli curvi o ellittici, su di esso posa il semicerchio del cranio. Nonostante la forte geometricità delle figure e il fatto che il complesso compositivo, così come i singoli dettagli, siano carichi d’intensità figurativa, il dipinto non suscita alcuna impressione di formalismo. Sui due lati il gruppo è sorretto dai pilastri tettonici delle gambe; l’apice ci è fornito dalla spalla sinistra alzata, e, in basso, dalla direzione contraria data dall’ avanbraccio opposto. La figura femminile appare fortemente protesa verso sinistra rispetto all’osservatore. Tale impostazione (e la tensione che ne deriva) sono però perfettamente compensate dal bambino di destra che tiene il seno fra la piccolissima manina e dall’ inclinazione della culla in stile contadino.

Le teste dei bambini sono realizzate mirabilmente, attraverso l’uso del colore nei toni carnicino, bianco  e azzurro, contrastando con l’incaranto più vecchio della donna.

Il fatto che il blocco di figure appaia leggermente spostato a destra rispetto al centro dell’immagine è una scelta che equilibra, grazie anche all’ampia superficie scura di sinistra. L’area di destra è dominata da un’amorfa oscurita.

Da essa emergono con forza la culla in alto e la gamba sinistra della madre. Insieme alle sporgenze della coperta posta in basso a destra, questi due elementi creano un interessante movimento verso il basso, che, simile ad una cascata, disecende in gradoni per poi concludersi sereno.

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