Paul Verlaine 1844-1896

Paul Verlaine

1844-1896


Di una bruttezza intensa ma con uno sguardo singolarmente limpido e innocente, collerico e insieme ironico, cinico e ingenuo, Verlaine è celebre per la sua splendida penna e per le sue sregolatezze: per il suo “furore di bere” che lo rendeva sfrontato e miserabile; per le violenze perpetrate alla madre, alla quale rubava i soldi; per l’abbandono della moglie e del figlio che gli procurava acuti rimorsi; per l’equivoca amicizia col giovane Rimbaud, che tentò anche di uccidere e per cui conobbe lungamente il carcere; infine per la cruda morte cui andò incontro; abbandonato e nudo, sul freddo pavimento dello squallido tugurio in cui viveva gli ultimi anni di vita.

Questi misfatti interessano solo per capire la sua poetica, le composizioni di un poeta maledetto (definizione che lo stesso Verlaine trovò per se e gli amici Rimbaud e Corbière); di un poeta che, segnato dalla diversità, irride ai valori sociali, morali e civili della società in cui vive, e, addirittura, esprime di non avere alcuna affinità coi suoi contemporanei.

Eppure, malgrado le ironie e gli insulti che la sua orgogliosa e dolorosadiversità gli fa scagliare contro gli uomini normali, Verlaine sognava la tranquillità della vita borghese (“mio Dio, mio Dio. la vita è là, semplice e tranquilla”) e il confronto dei valori rassicuranti come quelli religiosi del cristianesimo.

Da questo dissidio interno, tra il richiamo alla sregolatezza (cui lo spingeva il fascino irresistibile della trasgressione) e il rimpianto di una vita ordinata e tranquilla nascono i libri di Verlaine e nasce il tono più vero della sua poesia in cui non domina la violenza della dissacrazione ma la malinconia, o, piuttosto, il “languore” dell’animo che, come testimonia una profonda infelicità, così addolcisce la disperazione e la stempera in nostalgia.

E’ questa la cifra più autentica di Verlaine, la cui poesia vive di sfumature dove “l’incerto s’unisce al preciso” e dove l’inquietudine che agita il poeta diventa “musica”, sublimando al tempo stesso nominando l’angoscia del suo animo, e, insieme, i sogni nascosti della sua esistenza.

Paul Verlaine

Biografia letteraria:
Paul Verlaine nasce a Metz il 30 marzo 1844, da genitori propietari terrieri. Poco dopo si trasferiscono a Parigi dove il timido Paul si diploma al Liceo Classico. La sua acuta intelligenza diventa avida; muore il padre, il giovane comincia a lavorare come impiegato, disprezzando presto la professione. Frequenta i circoli letterari d’avanguardia e i caffè letterari.

Nel 1866 pubblica la sua prima raccolta di poesie, i Poemi Saturnini.

Nel 1896 pubblica il libro di versi Le feste galanti.

Nel 1870 si sposa con Mathilde Mauté, dalla quale avrà il piccolo Giorgio.

Scrive il libro di versi La buona canzone.

Lo stesso anno Verlaine viene arruolato dalla Comune, il governo rivoluzionario francese, per combattere contro l’esercito prussiano; la Francia ne esce perdente e Verlaine perde il suo impiego, iniziano a vagabondare con Arthur Rimbaud, “l’angelo nero” per cui abbandona la famiglia e che segue in Inghilterra e in Belgio.

Arthur Rimbaud

A Bruxelles, durante un aspro litigio, Verlaine spara a Rimbaud, ferendolo. Viene arrestato e incarcerato per diciotto mesi.

Durante la prigionia scrive vari versi, che assembla nel 1874, dando luce alle Romanze senza parole.

Nel 1875 esce dal carcere e inizia ad insegnare; sei anni dopo pubblica il libercolo in versi Saggezza. Sembra godere di qualche anno di tranquillità. Tornato a Parigi nel 1882 ricominicia la vita di sregolatezze, contrassegnata dalle grandi battaglie culturali in favore della poesia decadente e simbolista e da continue ricadute nel vizio del bere.

Per dieci anni Verlaine vede crescere la sua fama, e, contemporanemente, degradare la sua vita privata.

Pubblica i versi di Allora e ora (1884),

Parallelamente (1889);

favorisce il movimento del Decadentismo e del Simbolismo collaborando alle riviste d’avanguardia; pubblica l’anatologia dei Poeti maledetti.

E parallelamente conosce l’abbruttimento della vita negli squallidi ambienti del Quartiere Latino, la malattia e i numerosi ricoveri. Verlaine viene trovato morto sul pavimento della sua camera, nudo, la fredda mattina dell’ 8 gennaio 1896

Da Poemi Saturnini

CANZONE D’AUTUNNO

Questa celebre lirica  ha per argomento la malinconia del ricordo o, più concretamente, il rimpianto dell’innocenza del passato.

Ciò è significativo per almeno due aspetti: 1-perchè questo tema compare precocemente nella poesia del giovanissimo ma vissuto autore a correggerne l’immagine maledetta.

2-perchè il tema permette a Verlaine di offrire uno splendido esempio della sua poetica, secondo cui la poesia è “musica prima di tutto”.

Infatti, la semplice e ardita metafora con cui Velaine rappresenta il suo stato d’animo (languore del poeta-suono languido dei violini-singhiozzi-languore del poeta) si struttura in una metrica semplice e ripetuta, ad indicare la “monotonia” dello stato malinconico, tutta musicata, però, dal docile gioco dei versi e delle rime (che, occorre dire, nessuna traduzione è in grado di riprodurre).

I SINGHIOZZI LUNGHI
DEI VIOLINI
DELL’AUTUNNO
FERISCONO IL MIO CUORE
D’UN LANGUORE
MONOTONO.
TUTTO SOFFOCANTE
E SMORTO, QUANDO
SUONA L’ORA,
IO MI RICORDO,
DEI VECCHI GIORNI
E PIANGO;
E ME NE VO
AL TRISTO VENTO
CHE MI PORTA,
DI QUA, DI LA’,
SIMILE A LA
FOGLIA MORTA

(da i Poeti Maledetti, a cura di C. Fusero, Dall’Oglio, Milano, 1959)

articolo di C. Gianotti

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