ART BRUT

ART BRUT


Espressione coniata da Dubuffet nel 1945, per identificare la creatività spontanea, senza sovrastrutture culturali di quei soggetti che dipingono o disegnano compulsivamente e natuarlmente senza essere inseriti nel mercato dell’arte o in movimenti artistici o tendenze ufficiali.

Dubuffet si riferisce anche al disegno estetico e gestuale dei bambini o ai disegni dei malati mentali, profondamente diversi e compulsivi.

Come già i fauve, gli espressionisti e i cubisti, riscopre il valore estetico delle manifestazioni artistiche primitive. Intese come profondamente differenti rispetto alle nostre codificazioni estetiche e culturali. Riscopre il fare arte. L’espressione artistica liberata dal virtuosismo tecnico. Nel fenomeno definito Art Brut giocano un ruolo fondamentale le ricerche svolte da un gruppo di psichiatri progressisti che, già dai primi del Novecento utilizzano la “libera produzione di disegni” come terapia nella cura di pazienti affetti da patologie mentali e nervose.

Il medico e storico dell’arte Hans Prinzhorn è il primo a riconoscere il valore artistico delle opere di art brut, costituendo la prima collezione di Arte Patologica all’ospedale di Heidelberg, in Germania.
Nel secondo dopoguerra nasce il gruppo Compagnìe de l’Art Brut, ricostituito dopo la tragedia dell’ arte degenerata di Hitler. Le opere della Compagnia si trovano al Museè de l’Art Brut di Losanna.

articolo di Carol Gianotti

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