LE DONNE DI ALGERI

Eugène Delacroix

Le donne di Algeri

1834


Olio su tela 180 x 229 cm.

Parigi, Museo del Louvre

Pochi anni dopo aver dipinto la celeberrima Libertà che guida il Popolo, Delacroix, grazie agli scritti e agli schizzi realizzati durante un soggiorno in nord Africa, dipinse Le donne di Algeri.
Un quadro bellissimo e sofisticato, profuso di esostismo e di trascendenza. L’occhio attento del pittore indaga l’harem, il luogo più inviolabile delle abitazioni musulmane. In un ambiente raccolto si stagliano quattro figure femminili: tre accosciate intente a parlare fra loro, sottovoce,  a riposo; e una quarta di colore, in piedi, in semi-torsione di spalle sulla destra. L’atmosfera è intima, il pennello non indulge nel ricreare un interno opulento, di estrazione orientale, tagliato dal sole che penetra da sinistra e che illumina il gruppo, che indossa le vesti tipiche. Scrive Delacroix a proposito dell’ Algeria, il 28 aprile 1832: “l’antico non ha nulla di più bello. L’aspetto di questa contrada mi resterà sempre negli occhi. E gli uomini di questa forte razza si agiteranno sempre, finchè vivrò, nella memoria. In essi io ho veramente trovato la bellezza antica.” L’uso del colore in questo dipinto è eccezionale. Vi sono tinte scurite e schiarite che mantengono percepibile la tinta capostipite, il decoro, le superfici. A seconda di dove la luce incide direttamente o dove si crea la penombra. Tali richiami cromatici hanno la funzione di uniformare l’intonazione complessiva del dipinto. Gli ornati algerini delle ceramiche con fiori di loto, i rasi e i lini delle vesti, i tappeti, i pesanti tendaggi, la luce calda, gli stessi incarnati delle donne concorrono a creare questa magìa trascendente. Il narguileè per l’hashish o l’oppio, le scarpine accantonate che scoprono i piedi nudi in segno di rispetto, la peonia tra i capelli della donna di semi-profilo con camicia bianca sono deliziosi dettagli esotici, nuovi e poetici, che affascinarono l’esigente pubblico parigino che pendeva ora verso il gusto romantico, ora verso il gusto neoclassico.

articolo di Carol Gianotti e Storia dell’Arte Zanichelli

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