FAUVES

I FAUVES (articolo di Carol Gianotti)
Movimento pittorico francese degli inizi del Novecento.

MATISSE

Il termine fauvisme fu introdotto dal critico d’arte e giornalista  Louis Vauxcelles, visitando l’ottava sala del Salon D’ Automne di Parigi (1905).

Entrando nella sala si trovò circondato da dipinti dai colori talmente violenti da fargli esclamare “Dontello chetz les fauves!”, talmente gli apparve classica la statua in mezzo a tanta novità. Come altre volte era capitato (Si ricordi l’analogo caso della prima mostra degli Impressionisti) il dispregiativo  Fauve, Belve, venne accolto dagli stessi artisti che avevano esposto nell’ ottava sala del Salon quale segno di riconoscimento,un termine che li raggruppava sotto un’unica bandiera.

Il gruppo dei fauve, pur non essendo sorto come movimento- nè divenne mai tale, si riconosceva in alcune comuni convinzioni.

Il dipinto deve dare spazio essenzialmente al colore, non bisogna dipingere secondo l’impressione, ma in relazione al proprio sentire interiore. Si deve cioè esprimere se stessi e rappresentare le cose dopo averle fatte proprie;

la pittura, dando corpo alle sensazioni dell’artista di fronte all’oggetto da riprodurre, deve essere istintiva e immediata.

Il colore va svincolato dalla realtà che rappresenta. Ciò ne consegue che l’interesse dell’artista non deve mai essere indirizzato verso la riproduzione naturalistica della natura.

VLAMINICK

Siamo di fronte alla prima vera rottura con l’impressionismo.

E della prima esperienza pittorica moderna.

Si modifica il rapporto d’identità tra colore reale dell’oggetto e colore impiegato per la sua rappresentazione pittorica. Avviene così la prima vera decontestualizzazione dell’immagine.

Grandi punti di riferimento e veri presupposti della nuova formazione artistica erano Cézanne, Gaugin, Van Gogh.

Il primo per la smaterializzazione e ricomposizione delle forme, il secondo e il terzo per i colori impiegati puri con violenza, e per il loro voler sempre esprimere stessi.

Promotore del movimento e punto di collegamento tra i vari esponenti fu Matisse, la cui ricerca costituì una sorta di orizzonte comune cui aderirono diversi gruppi: gli allievi di G. Moreau, e Derain e De Vlaminick che tra il 1900 e il 1901 condivisero lo studio di Chatou e la fiera opposizione all’uso del colore, così come lo si insegnava alla Scuola di Belle Arti.

La rivoluziose Fauvista ha luogo innanzi tutto,come già detto, attraverso l’inedita lettura del ruolo del colore, al cui utilizzo libero erano stati autorizzati sia dalla frequentazione dell’atelier di Moreau, sia dall’ammirazione per l’opera di Vincent Van Gogh. Lo studio dell’impasto di colore denso e la pennellata violenta e intensa dell’artista olandese, incontrati nel corso di una retrospettiva allestita presso la galleria Bernheiem-Jeune di Parigi (1901), indirizzarono De Vlaminick verso una concezione del colore come elemento indipendente. La possibilità di costruire uno spazio utilizzando esclusivamente elementi cromatici, soprattutto il verde e il rosso, stesi a campiture piatte, senza il concorso del chiaroscuro, costituirono un elemento comune fondamentale per i fauve. L’importanza della teoria del colore era giunta a Matisse e Derain per via neoimpressionista: il soggiorno a Saint Tropez del 1904 a casa di P.Signac completò la riflessione sull’elemento cromatico con le considerazioni sulla linea.

Il tratto fauvista denuncia anche l’influenza di Paul Gaugin e della sua linea di contorno,impiegata per delimitare le figure che popolano i suoi paradisi nostalgici. Così come nel colore si ricercava l’essenzialità dell’effetto antinaturalistico, lontano da ogni forma di illusionismo pittorico, allo stesso modo la linea contribuiva alla sintassi di base impiegata nella rappresentazione dei corpi e degli oggetti.

I soggetti di Matisse nascevano, per sua stessa ammissione, dalla grazia d’impronta classica coniugata alla ricostruzione delle sue linee essenziali. In questo ricorso a forme semplificate, condiviso anche dagli altri fauve, Matisse mirava a realizzare un ordine interiore attraverso la pittura, come traspare in la joie de vivre (1905-1906), gli spunti tecnici provenivano dalla scultura africana e oceanica esposta nei musei etnografici, che avrebbe influenzato anche l’espressionismo tedesco, ma anche dalla pittura del Quattrocento francese, presentata nella retrospettiva primifs francais del Pavillon de Marsan a Parigi nel 1904. Il repertorio di temi del fauvismo, soprattutto nella grafica, include momenti e soggetti della “vita moderna”, ritraendo anche gli aspetti più squallidi della società contemporanea. Tuttavia, rispetto all’espressionismo tedesco, esso manifesta una minore carica satirica e valenze politiche meno esplicite.

MATISSE

La nascita del cubismo, favorita dalla mostra postuma su Cézanne del 1907, contribuì a sgretolare il movimento, spostando la rappresentazione della “bellezza naturale” su questioni di “massa, volume e pesi”, come ebbe modo di affermare G. Braque a proposito dell’opera di Matisse

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