ALTARE

ALTARE

articolo di Carol Gianotti

Con il termine altare si indica una superficie piana, solitamente sopraelevata, sulla quale si compiono sacrifici o rituali e si depositano le offerte alla divinità.
E’ un elemento architettonico presente in molti templi o chiese del mondo. Tutte le religioni hanno il loro altare.
Nella variante più semplice è a forma di tavola ed è attestato fin dal neolitico.
Per le religioni hinduiste e precolombiane l’altare occupa, nel contesto, una posizione decisamente elevata. Tra le religioni del culto greco e romano era diffuso sia l’altare  domestico, sia l’altare pubblico, collocato nel Tempio (per le offerte) e nel Recinto Sacro (per i sacrifici).
Nel corso della Storia l’altare aumentò progressivamente il suo aspetto monumentale.
Da citare due esempi su tutti: l’ ALTARE DI ZEUS a Pergamo del II secolo a.C. e l’ARA PACIS AUGUSTAE a Roma del 13 a.C.
L’altare per gli ebrei era costituito da un unico blocco di nuda pietra.  Nel Tempio di Re Salomone c’erano due altari: uno di bronzo per gli olocausti, sul quale ardeva un fuoco perenne, l’altro d’oro per gli incensi.
I cattolici sull’altare celebrano il rito dell’Eucarestia.
Le primissime testimonianze sulla conformazione esterna ce lo riportano come una lastra di pietra addossata ad una parete o appoggiata a mò di tavola su due basamenti.
Che poi si tramuta nel parallelepipedo in muratura che tutti visivamente conosciamo.
Dopo il IX sec. l’altare realizzato in un unico blocco di pietra diviene una tipologia costruttiva largamente diffusa.
E’ sormontato da un CIBORIO, che si trasformerà nel baldacchino in epoca barocca.
Dal XIII sec. si afferma l’uso di collocare una PALA sopra l’altare, raffigurante il Cristo, la Madonna e il Santo dedicatario.
In una Chiesa sono comunemente presenti più altari: l’ altare maggiore, che si trova in posizione centrale e sopraelevato, e gli altari laterali.
Dopo il Concilio di Trento diventa uso comune porre il Tabernacolo contenente l’Eucarestia sull’ altare, prima di allora concepito come elemento indipendente.
La rinnovata centralità eucaristica promossa dalla controriforma e il gusto artistico proprio del Barocco contribuiscono all’affermazione della concezione scenografica dell’altare.
Vediamo la costruzione di altari particolarmente sontuosi, articolati in più REGISTRI (o gradi), sopra la MENSA, a parallelepipedo o a vasca. La faccia frontale della mensa è rivestita da un pannello scolpito o dipinto, il PALIOTTO.
Nella struttura verticale alle spalle dell’altare addossato alla parete, detta ALZATA, la pala è solitamente racchiusa da un’elaborata cornice, arricchita talvolta di erme e semicolonne, mentre la cimasa è generalmente costituita da un FRONTONE a sua volta abbellito di statue e volute. Queste macchine sono per lo più in marmo o muratura e stucco, rimpiazzati dal legno dove richiesto dalle condiziono climatiche o dalle regole di povertà di alcuni conventi.
Con altari così impostati il sacerdote celebra la messa volgendo in prevalenza le spalle ai fedeli.
La riforma liturgica scaturita dal Concilio Vaticano II prevede l’uso di altari a mensa, cosicchè il sacerdote offici il rito rivolgendosi all’assemblea.

ARA PACIS AUGUSTAE


Sorge a Roma in Campo Marzio l’ Ara Pacis, iniziata nel 13 a.C. e dedicata nel 9 a.C. per celebrare la pace come la conquista più importante dell’imperatore Ottaviano Augusto.
Un grande altare sopraelevato su alcuni gradini, costituisce il cuore del monumento e intorno ad esso c’è un recinto sacro rettangolare dotato di due accessi; vari rilievi ornano sia l’interno che l’esterno. Sulla parte esterna sono divisi in due fasce: su una ci sono decorazioni di girali d’acanto, sull’altra bellissimi insetti, rettili e volatili.

La fascia superiore presenta uno splendido fregio figurato. Tra i personaggi riconosciamo la rappresentazione del lupercale di Enea sacrificante ai penati, Tellus (la Terra), Roma, la casta imperiale e Ottaviano Augusto nelle vesti di sacerdote.

Tipico della tradizione artistica dell’ Urbe , infatti, è il riferimento a personaggi o vicende realmente accaduti mescolati a miti e leggende.
Anche se nell’ara pacis si verifica una commistione di stili: quello classico latino, con marcate influenze italiche,derivato dalla tradizione artistica etrusca e lievi influenze ellenistiche.

L’impianto del fregio è ispirato alle decorazioni parietali delle tombe etrusche, mentre le foglie d’acanto alle spalle di Enea e il tempietto sono d’ispirazione corinzia.

Nella fascia la processione di personaggi è tipica della tradizione dell’arte augustea. La composizione del rilievo ricorda quello del Partenone, è ordinata, precisa, misurata e armonica. L’ara è la manifestazione della fusione tra il gusto neoattico e italico, dei quali la corte augustea era permeata.

ALTARE DI ZEUS SOTHER E ATHENA NIKEPHOROS

il Pergamonmuseum di Berlin

 

Sorge sull’Acropoli di Pergamo, in Grecia, l’altare dedicato a Zeus Sothèr (Zeus Salvatore) e ad Atena Portatrice di Vittoria. Il complesso architettonico pare sia stato costruito tra il 197 e il 159 a.C.
Particolarissima rispetto alla struttura degli altri altari ellenistici, quella del monumento di Zeus a Pergamo.

Il complesso è formato dall’enorme e imponente altare e da una base, possente, alta 2,5mt. ornata da un unico,fantastico RILIEVO che corre lungo tutta la base, ininterrotto per 120mt. La base sie erge su cinque scalini e sostiene l’ARA, alla quale si eccede tramite una scalinata. Sulla base si alza il recinto sacro dell’altare.
Su di esso vediamo in bassorilevo  le Storie di Telefo, mitico fondatore di Pergamo.

Tutto intorno all’altare e al recinto vi è una teoria di colonne ioniche.(Ovvero colonne così composte, in vista laterale, dall’alto verso il basso: abaco che poggia su  un capitello a volute con ovulo e cuscino; alternanza di scanalature superiore alle 24 canoniche dell’ordine dorico per il fusto, che è rastremato non ha èntasis. Alla base toro,gola,toro.)

Le lastre del FREGIO MAGGIORE compongono una gigantesca GIGANTOMACHIA,scolpita seguendo un progetto complesso e ricercato,al quale collaborarono anche i maestri della scuola filologica di Pergamo.
Protagonisti della lotta, oltre ai giganti e agli atleti olimpici, anche divinità minori dell’ Olimpo: particolare che denuncia l’atteggiamento sempre più aperto ed erudito della produzione artistica ellenistica.

Nella parete orientale ci sono i titani che lottano con gli dei, a nord  contro gli dei della notte,a sud contro quelli della luce, a ovest contro le divinità marine e Dioniso.
Il fregio è stato realizzato per mezzo di lastre di marmo locale, alte 228mt. e larghe dai 70 ai 100mt.
Oggi non esiste più, ma al Museo Pergamonmuseum di Berlino c’è la copia in marmo e calcare dell’originale.

Nelle decorazioni vari particolari riprendono il gusto, le tendenze e i modi della scultura greca dei decenni appena precedenti: il reprise di Fidia e Skopas è evidente. Tuttavia tale ispirazione è stata stimolo a sviluppare una tendenza artistica nuova e diversa: i corpi sono spesso dinamici, l’effetto chiaroscurale dei pieni e dei vuoti è impattante per chi guarda. Pergamo,in effetti, supera nel caso dell’altare di Zeus, Skopas, dal quale trae ispirazione. le figure del rilievo sono più drammatiche, enfatizzate, più ricche di pàthos. Tale valenza è stata definita “barocca” alludendo  all’amplificazione magniloquente delle figure e alle conseguenze delle esperienze artistiche precedenti, che sono quanto di meno classico ci si possa aspettare.

Secondo una recente ipotesi, ideatore delle sculture dell’altare sarebbe l’ateniese Firòmaco,che risulta uno dei setti più rinomati scultori greci dell’epoca, insieme a Mirone, Policleto, Fidia, Prassitele, Skopas e Lisippo.

Le sculture in altorilievo sono realizzate con il massimo naturalismo, specie nella realizzazione dell’anatomia che descrive tutto il pàthos e le emozioni dei belligeranti: dolore, fierezza, vittoria, sgomento.

Nel rappresentare Zeus e Athena che combattono Firòmaco si rifà all’impostazione di Athena e Poseidon (parte centrale del frontone del Partenone). La citazione non è solo artistica, ma assume anche contorni politici, sociologici e culturali, accomunando i Pergameni agli  Ateniesi, entrambi esempi della forza bellica e della forza culturale.
Con ciò Firòmaco elogia l’appartenenza di entrambe le città ad un’unica stirpe, dagli stessi valori e dalle stesse tradizioni.

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