Abbazia

Ricerca di Carol Gianotti, 2008

L’ Abbazia è un monastero, diretto da un ABATE (Abbazia) o da una BADESSA (Badìa).

A Montecassino c’è un abbazìa, a Dulzago una badìa.

 

abbazia di Chiaravalle

 

Il nome deriva dal latino abbatia, che inizialmente era riferito all’ abate stesso, ma poi  modificò il suo significato estendendosi a tutto il complesso dei suoi beni.

La prima Abbazia di cui abbiamo notizie storiche fu fondata attorno al 320 d.C. dal santo egiziano Paconio, che ne fece il luogo della sua comunità monastica.

Paconio pensò che la comunità si potesse avvicinare maggiormente all’ideale di vita  ascetico del cristiano rispetto alla singola esperienza eremitica.

Alla costruzione della prima Abbazia ne seguirono altre, sia in Oriente che in Occidente, dove però vennero stipulati regolamenti interni, per lo più ispirati alla REGOLA BENEDETTINA, a partire dal 534.

Dal VI secolo la Abbazie divennero luoghi  di fermento economico e culturale, oltre che di potere. Erano grandi centri organizzati in zone rurali. Il rafforzamento e la costituzione di nuove Abbazie fu sostenuto dalle autorità locali del tempo che si servivano di esse per mantenere il controllo sui ceti del volgo, altrimenti difficili da gestire. Il popolo spesso si recava nei campi e all’ Abbazia, mai nelle loro residenze fortificate.

E’ questo il periodo nel quale le  Abbazie costituiscono le fondamenta per la nascita di nuove città.

Erano crocevia dei grandi percorsi commerciali, date le necessità economiche dalle quali la vita monastica non poteva venir meno, soprattutto nel caso delle Abbazie grandi e numerose.

Erano però soggiogate dal potere vescovile e delle autorità civili.

Tra il IX e il X secolo le Abbazie di tutta Europa vennero prese d’assalto e depredate dai Saraceni e dai Magiari.

Tra quelle più colpite in Italia ricordo quella di Montecassino, che riportò ingenti danni (venne distrutto anche il vicino paese di Cassino). I Saraceni erano mercenari islamici che vennero assoldati nel 189 da due principi che guerreggiavano fra loro: Siconolfo di Salerno e Radelchi di Benevento. Sbarcarono in Francia e predarono prima la Francia poi le Alpi e la Pianura Padana per discendere per l’Appennino. Furono scacciati nel 972 da Guglielmo I di Provenza.

Negli anni trenta dei IX secolo arrivarono in Italia anche i Magiari a depredare le Abbazie. Tali incursioni terminarono solo dopo sessant’anni quando gli ungari decisero d’insediarsi in Pannonia tra il 900 e il 901.

Le Abbazie più forti, quelle che ressero il colpo inferto dai Saraceni prima, e dai Magiari poi, decisero di FORTIFICARSI come castelli, aumentando così il loro potere territoriale e la loro autonomia.

Questo fattore si rivelò positivo per il controllo ma negativo perchè finì per accrescere l’influenza dei Signori e dei Vescovi su di esse. Creando malumori fra i religiosi di tutta Europa.

Conseguenza di ciò fu l’istituzione della CONGREGAZIONE DI CLUNY

( 2/Settembre/909 ). La regola di Cluny s’ispirava a Benedetto d’ Aniame.

Mirò a sottrarre Monasteri e Abbazie dal controllo civile e vescovile. Cluny era un PRIORATO, il maggiore, col quale interagivano tutti i priorati minori, autonomi e sottomessi al suo potere centrale.

L’ordine cluniacese godette di un lungo periodo di splendore; fu messo in crisi solo tra il X e l’XI secolo dai nuovi ordini ispirati all’ideale di povertà e austerità, il CISTERCENSE e il CERTOSINO.

I Cistercensi,fondati  da S.Roberto, attuarono la loro istanza riformatrice degli ordini monastici rifacendosi alla Regola di S.Benedetto, contrapponendo al lusso cluniacese la semplicità del lavoro manuale e della meditazione.

Le Abbazie, tra il X  e l’ XI secolo, approntarono un grande contributo all’espansione agricola in Europa: infatti venivano fondate in luoghi solitari e incolti, che, grazie al lavoro dei monaci, venivano disboscati e bonificati, creando nuovi terreni da coltivare.

A partire dal XIII secolo l’affermazione degli ORDINI MENDICANTI si contrappose alla ricchezza ormai dilagante tra il clero e le Abbazie, apportando grandi cambiamenti negli ordini monastici.

Tali ordini si rifacevano all’ideologia di DOMENICO DI GUZMAN e

S. FRANCESCO D’ASSISI basandosi sulla totale mancanza di proprietà, sul voto di povertà e sulla comune gestione dei beni personali.

La predicazione itinerante, prevista da questi ordini, fece sì che molti monaci le intrapresero, determinando la conseguente, drastica, riduzione della popolazione monacale e delle loro ricchezze.

ORGANIZZAZIONE INTERNA

Ogni Abbazia dispone di:

  • – Un Abate o una Badessa a capo della comunità religiosa.

–  Un regolamento interno la Costitutioonis

( COSTITUZIONE ) che regola e disciplina la comunità religiosa.

  • – Il numero minimo di membri per ogni Abbazia è dodici; essi non possono lasciare un’Abbazia per un’altra se non dopo il permesso accordato dalla Santa Sede.

ECONOMIA

Gestendo i patrimoni fondiari degli altri monaci, oltre che ai propri gli Abati devono adottare regole precise che garantiscano la stabilità economica della comunità.

L’economia cluniacese era di tipo feudale.

I monaci producevano all’interno dell’Abbazia la maggior parte dei prodotti che servivano per la vita della comunità, sopperendo alle mancanze attraverso il commercio ed il baratto con le altre Abbazie.

I frutti di questo sistema economico, di cui abbiamo resoconti precisi grazie agli inventari compilati dei religiosi, furono comunque al di sopra delle necessità basilari.

Fu la nuova organizzazione (Francescana e Benedettina) che ristabilì l’economia togliendo le ricchezze attraverso il voto di povertà: era una rigida organizzazione ma si rivelò produttiva e profonda, grazie all’istituzione della regola ORA ET LABORA.

STRUTTURA ARCHITETTONICA

Fin dalle origini le Abbazie furono contraddistinte grazie ad elementi architettonici comuni:

1-LA CHIESA

2-LA BIBLIOTECA

3-IL REFETTORIO

4-IL DORMITORIO CON CELLE

5-IL CHIOSTRO

6-LA FORESTERIA

7-I MAGAZZINI


LA BASILICA DELL’ABBAZIA DI MONTECASSINO

 

Abbazia di Montecassino

 

Una delle chiese romaniche più rinomate e importanti fu la Basilica  di SAN BENEDETTO, che sorge all’interno dell’Abbazia di Montecassino nel Lazio.

In primo luogo per il ruolo di mediatore nelle contese politiche territoriali tra Papa e popolazione normanna ricoperto dagli Abati Benedettini (XI-XII secolo).

In secondo luogo perchè il modello organizzativo dell’abbazia divenne un caposaldo per i successivi ordinamenti ecclesiastici.

Nulla, comunque, ci è rimasto dell’edificio originario. Completamente distrutto dal terremoto del 1349, fu poi ricostruito, con alterne vicende, nei secoli successivi, per essere di nuovo raso al suolo nel 1944 durante la Seconda Guerra Mondiale.

La Basilica di Montecassino fu voluta dall’ Abate Desiderio, che la fece erigere tra il 1066 e il 1071 sul luogo del cenobio che San Benedetto (BENEDETTO DA NORCIA) aveva fondato nel 529.

La costruzione presentava una semplice pianta rettangolare a tre navate, con transetto continuo triabsidato (con tre absidi), alto quasi quanto la navata centrale, ma che non sporgeva oltre le navate laterali.

Il modello di riferimento era quello delle basiliche paleocristiane, (in particolare le basiliche costantiniane di San Pietro e di San Giovanni in Laterano) che Desiderio aveva conosciuto e apprezzato nei suoi viaggi a Roma.

La ripresa delle tipologie cristiane assume, per Montecassino, il significato di riproporre in parallelo alle origini, una moralità cristiana alta e severa, direttamente ispirata ai principi della regola Benedicti.

Le dieci coppie di colonne della navata centrale erano di spoglio. Alla facciata era addossato un quadriportico di chiara ispirazione proveniente da San Pietro a Roma; il nartece aveva quattro grandi archi  sesto acuto, tipologia che preannunciava tale utilizzo nel gotico.

L’imponenza della costruzione, la eterogeneità degli influssi architettonici, la ricchezza degli apparati decorativi resero Montecassino un punto d’incontro tra la cultura  romano-cristiana e quella islamico-orientale.

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