Scopriamo l’architettura di Vigevano

6 maggio 2010

Visita Guidata a Vigevano

appunti di Carol Gianotti

fonti: La storia dell’Arte Zanichelli ed. major

http://www.wikipedia.it

IL CASTELLO SFORZESCO

Il Castello Sforzesco di Vigevano è un complesso di edifici, inseriti in un perimetro comune, che occupano un’area di più di due ettari sul terrazzo naturale della valle del Ticino, nel punto più alto della città, dove la conformazione orografica del luogo, di altura modesta ma egualmente dominante nella pianura lombarda, ne ha favorito la fondazione.

 

Il Maschio

 

Visibile esternamente solo in alcune parti, totalmente separato dalla città e occultato alla vista dalle case che vi si addossano, appare nel suo insieme grandioso e molto suggestivo solo salendo lo scalone, posto sotto il porticato sud della piazza, e passando oltre l’arco d’ingresso principale della torre visibile dalla piazza, oppure entrando dal portone d’ingresso carraio di corso della Repubblica.

È costituito dalla torre d’ingresso detta del Bramante, tre grandi scuderie di cui quella vicina alla torre detta di Ludovico, un atrio d’ingresso neogotico, un corpo con loggiato detto falconiera, un ponte con loggia aerea, l’edificio principale detto maschio, due corpi ottocenteschi posti tra il maschio e la torre, il grande edificio della strada sopraelevata coperta e la rocca vecchia posta ad est che racchiude una grandiosa cavallerizza; edifici tutti legati tra di loro in modo tale da apparire come una struttura unica con molte articolazioni.

 

Il castello

 

Veduta aerea del centro di Vigevano; si notano: la Piazza Ducale, il Castello, la Torre del Bramante, il Duomo, la chiesa di S. Maria del Popolo e la ex chiesa di S. Dionigi (ora auditorium)

La storia del castello collima per alcuni secoli con quella del borgo di Vigevano, chiamato anticamente “Vicogebuin”. Fino alla metà del Quattrocento infatti l’area del promontorio, racchiusa dagli edifici che compongono l’attuale castello, era il sito dove sorgevano le case dell’antico borgo con il primo palazzo comunale e le primitive chiese.

Il borgo circondato in origine da un rudimentale impianto di difesa in terra e legno, sostituito poi da una muraglia, aveva sul lato est un castello o recetto di forma quadrata, costituito inizialmente da una struttura in legno sostituita prima del X secolo da mura in mattoni e separato dall’abitato da un fossato. Tale struttura, corrispondente all’attuale maschio, all’inizio svolse le funzioni di ricovero di foraggi e animali e di estrema difesa in caso di pericolo, ma con il passare del tempo e con i continui ritocchi e trasformazioni divenne, tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo, sede e dimora signorile dei Visconti, i quali cominciarono a prendere possesso anche delle case dell’antico borgo, iniziandone la demolizione. Svuotamento e demolizione proseguiti e conclusi poi dagli Sforza nella seconda metà del XV secolo, quando il maschio, ulteriormente ampliato e abbellito, diventa un palazzo ducale circondato da scuderie ed edifici di servizio.

Luchino Visconti, podestà di Vigevano nel 1319 e nel 1337, inserisce il villaggio nel suo piano di dominio territoriale, decidendo di farne una roccaforte difensiva inserita nello scacchiere territoriale dei castelli posti lungo l’Adda e il Ticino a difesa del ducato di Milano. In quest’ottica, nel 1341, realizza una rocca di difesa (in origine detta inferiore, prende l’attuale nome di rocca vecchia in contrapposizione alla rocca nuova edificata alla fine del XV sec.), posta ad una certa distanza dal castello, sul limite est del borgo che si stava ormai allargando fuori dal perimetro originale. Nel contempo inizia l’opera di trasformazione del vecchio castello in nuovo fortilizio sede e dimora ducale, edificio che nella nuova conformazione si presenta con pianta quadrangolare formata da muri merlati con tre corpi di fabbrica, torri agli angoli e una torre d’ingresso al centro della cortina anteriore. I lavori di ampliamento ed abbellimento del maschio proseguono poi per tutto il dominio visconteo. Nel 1347 i due fortilizi vengono uniti dalla cosiddetta “strada coperta“, un grande edificio fortificato lungo 164 metri e largo 7,50 che, stagliandosi nel panorama cittadino, permetteva un rapido collegamento tra il castello e le campagne circostanti.

Nel 1447, alla fine del dominio visconteo, la stessa popolazione di Vigevano, conquista la libertà comunale e distrugge la rocca esterna. Libertà che finisce già nel 1449, quando Vigevano viene cinta d’assedio da Bartolomeo Colleoni e Francesco I Sforza, marito di Bianca Maria figlia di Filippo Maria Visconti, e nuovo signore di Milano. Dopo la conquista lo Sforza ripara i danni dell’assedio e raddoppia la parte centrale del maschio verso l’esterno inglobando i resti della torre di sud-est distrutta proprio durante l’assedio.

Galeazzo Maria Sforza nel 1466, appena succeduto al padre Francesco, ordina nuovi interventi che trasformano definitivamente il maschio in palazzo ducale e, prendendo atto della cessata funzione difensiva delle mura dell’antico borgo, concede la costruzione di case nel fossato esterno, di altezza non superiore al muro. Nel 1472 il nuovo Duca interviene su due antichi edifici, posti lungo la muratura sud dell’antico borgo e utilizzati a stalla, sopralzandoli e modificandone il piano terra con l’inserimento di un doppio colonnato con volte a crociera e nuove finestre. Nel 1475 realizza il ponte con loggiato, posto a sud del maschio, mentre poco prima della morte dà l’inizio alla costruzione dell’edificio della falconiera , completato poi da Ludovico il Moro, reggente il ducato a nome del nipote Gian Galeazzo Maria Sforza.

Con Ludovico il Moro, nato proprio a Vigevano, il progetto sforzesco si attua in interventi di proporzioni e qualità rilevanti, completando il processo di trasformazione del castello in residenza dinastica. Il cortile, occupato in origine dall’antico borgo, viene svuotato dalle residue costruzioni, si costruiscono la terza scuderia, detta per questo di Ludovico, e l’edificio delle cucine, realizzato con la demolizione dell’antica chiesa di S. Ambrogio e collegato al maschio da un edificio a ponte, chiudendo così il circuito di edifici a contorno dell’ampio cortile. Il maschio viene ampliato sul lato est con la realizzazione di un giardino pensile racchiuso da due edifici porticati progettati dal Bramante e aperto verso est. Del complesso bramantesco rimane oggi, dopo il crollo del loggiato addossato alla strada coperta e lo svuotamento del giardino con l’abbassamento al livello attuale, solo l’edificio sud chiamato “loggia delle dame”. Ad opera del Bramante si deve anche parte della decorazione pittorica che abbelliva il complesso di edifici prospiciente il cortile, di cui oggi rimangono tracce sulle pareti della scuderia di Ludovico, e il sopralzo dell’antica torre comunale, che verso il 1476 era già stata rialzata con nuovi merli e beccatelli per ospitare le campane della demolita chiesa di S. Maria, realizzato in tre parti di cui la seconda con una cella campanaria e la terza con un corpo ottagonale coperto da una guglia. I fasti del dominio sforzesco terminano con Francesco II Sforza il quale completa le decorazioni pittoriche del palazzo ducale.

Dalla prima metà dell’Ottocento si compiono le modifiche più consistenti. Prima del 1824 avviene l’interramento del lato ovest del fossato e la demolizione della cortina muraria del maschio con il rivellino, mentre nel 1824 viene chiusa e soppressa la porta che apriva verso la chiesa di S. Pietro Martire. Nel 1855, a seguito di un crollo di parte del corpo centrale del maschio e dell’antico scalone posto a ridosso della manica sinistra (che non fu più ricostruito), viene riedificata, ad opera dell’ing. Inverardi, la parte crollata con la modifica della parte verso la corte che ha comportato il rifacimento della facciata in stile Tudor, lo spostamento dell’accesso ai piani cantinati da destra a sinistra e la realizzazione di un nuovo scalone posto all’interno; lo stesso ingegnere progetta in stile neo-gotico l’ingresso da corso della Repubblica con un atrio che ingloba una campata della scuderia est. Nella seconda metà del secolo si completa l’interramento del fossato e si attua lo sterramento del giardino pensile, oggi chiamato cortile della duchessa con la ricostruzione del corpo a ridosso della strada coperta, ricostruzione che ha determinato la scomparsa della cappella ducale di epoca sforzesca e il trasferimento di nove affreschi (di cui otto attribuiti a Bernardo Ferrari) nel Municipio. Altri interventi vengono compiuti per adattare il complesso alle nuove funzioni militari dotandolo di nuove strutture. Nel 1836 nella parte sud della rocca vecchia viene realizzato un grande edificio ad uso maneggio coperto oggi chiamato “cavallerizza”, una seconda cavallerizza (demolita a seguito di un crollo verificatosi nel 1979) di dimensioni minori venne costruita nella parte nord della rocca alla fine dell’Ottocento. Nel corso della seconda metà del secolo i locali del “prestino” (antico forno comunale situato ad est della torre e acquistato dall’amministrazione militare nel 1837) e quelli delle cucine ducali vengono ristrutturati, sopralzati di un piano e adibiti a circolo ufficiali; vengono interrate le parti rimaste del fossato; totalmente trasformato in portico terrazzato il ponte verso le ex cucine, mentre quello verso la falconiera viene rimaneggiato con la realizzazione di tre arconi al posto della muratura; svuotato fino alla quota attuale il giardino pensile, già parzialmente sterrato all’inizio del secolo; ricostruito il corpo addossato alla strada coperta e rimaneggiati gli interni delle scuderie.

Nel 1980, dopo un decennio di abbandono a seguito del cessato uso da parte dei militari, iniziano i lavori di restauro e recupero del grande complesso di edifici chiamato castello.

La Torre del Bramante

 

Piazza Ducale

 

La Torre del Bramante in un’immagine notturna

L’origine della Torre, situata nel punto più alto della città (45°19’01.53″N, 8°51’24.90″E), presso il castello, risale al 1198 e fu terminata dal Bramante alla fine del XV secolo, mentre nel XVII secolo venne aggiunto il cupolino barocco “a cipolla” in sostituzione dell’originaria guglia conica. La Torre ha una forma originale che, nell’800, fu il modello per la torre del Filarete nel Castello Sforzesco di Milano; è costituita da sezioni graduali che vanno restringendosi avvicinandosi alla cima. Dal primo terrazzo è possibile ammirare un’ottima visuale della Piazza Ducale, del Castello e di tutta la città. La cella campanaria, inaccessibile al pubblico, ospita “il campanone”, una grande campana seicentesca “fessa” per necessità! Ha infatti una storia curiosa: nell’ottocento non esistevano i moderni sistemi elettronici per controllare le campane, e l’orologio della Torre, all’epoca meccanico, batteva ogni mezz’ora anche di notte. Pare che il suono del “campanone” fosse così forte, che gli abitanti delle case addossate al Castello e alla Piazza fossero praticamente impossibilitati a prendere sonno. Così presentarono in Comune una petizione in cui si chiedeva di “zittire” il bronzeo disturbatore! Alla fine si raggiunse un compromesso: dalla campana, con precisione quasi chirurgica, venne asportato uno spicchio in modo da renderla fessa ed attutire il suono. Ed è così che ancora oggi la si può ascoltare battere i rintocchi ogni quarto d’ora.

Alta ben 75 metri dal livello della Piazza, la Torre del Bramante è l’attuale Torre Civica della città di Vigevano, di cui da sempre ne è il simbolo.

Un Duomo “concavo” e una fontana “spirituale”

testimonianza di Emanuela De Fazio

 

facciata del Duomo

 

Il Duomo di Vigevano

Arrivare a Vigevano è semplicissimo perché si trova in una posizione strategica tra Milano, Novara e Pavia. La città è nella provincia di quest’ultima e sicuramente può essere considerata come una realtà urbana ricca e moderna in quanto sede di fiorenti attività industriali.

Sebbene non sia esattamente interessata alle attività industriali, decisi di visitarla e, così, mi diressi nella famosa piazza del Duomo.
Questa è molto caratteristica per via dei molteplici archi che danno origine a un quadro di porticati, i quali si racchiudono ai lati dell’edificio religioso.

Giunta in piazza però, la cosa che più mi colpì fu la facciata del Duomo stesso! A differenza di tutte le altre che si presentano lineari e piatte, questa ha una forma concava. A quanto pare, la scelta non fu casuale. I suoi fondatori la vollero creare proprio così per generare una spiccata simmetria tra la chiesa e il resto della piazza. Trovai molto interessante questa spiegazione, così, mi misi prima nel centro della piazza poi in una posizione più laterale e la sensazione che mi diede fu la medesima, ossia, di un “corpo un po’ curvo che tende le braccia in avanti”.

Scorcio del borgo

Certo l’arte è anche interpretazione personale e molti potrebbero vedere nella piazza qualcosa di totalmente diverso da ciò che vidi io! Per questo consiglio di andarci e di scovare qualcosa di particolarmente significativo negli edifici della città.

Guardando, poi, i vari lati della piazza ho potuto costatare che si dipanano diverse stradine che portano al museo, al castello, alla rocca vecchia e in altri luoghi cittadini. Vigevano, infatti, in origine era un luogo fortificato e da qui la presenza di una fortezza e del castello. Interessata da queste strutture e in particolar modo da quest’ultimo, mi incamminai alla loro scoperta..

La grandiosa torre del castello, presenta tutt’oggi un cortile dalla forma irregolare, lungo il quale sorgono una serie di edifici che costituiscono uno dei maggiori complessi castellani italiani: quello della famosa Piazza Ducale.

Dal Palazzo Ducale, potei notare che parte una lunga via coperta che conduce sino alla Rocca vecchia. Questi luoghi nel passato venivano utilizzati dai nobili come dimora estiva e come posti ideali per svagarsi e abbandonarsi all’ozio. Mi abbandonai anch’io a un pò di ozio, dopodiché ripresi il mio cammino.

 

fontana di San Francesco

 

Lungo il tragitto mi imbattei in diverse fontane e quella che più mi rimase impressa, per la spiritualità che emanava, fu quella di San Francesco, di fronte all’omonima chiesa in stile gotico lombardo che scoprii percorrendo una delle vie del paese.

Il basamento è semplice e l’acqua zampilla dal centro; l’armonia arriva dalla statua del santo che, con le mani aperte, guarda delle statue di uccellini appoggiati anch’essi sulla cornice del basamento. La osservai affascinata dalla varie angolazioni ammirandone l’equilibrio e la grazia che essa effondeva!

Ammaliata dalle bellezze appena viste, proseguii per le strade a pavé del centro, per via V. Emanuele, via Dante, via del Popolo. Era lunedì mattina e non c’era praticamente nessuno in giro.
Girovagare per le vie di Vigevano e trascorrere una mattinata all’insegna della scoperta fu un modo piacevole di iniziare la settimana.

Il Duomo o Cattedrale di Sant’Ambrogio

Cattedrale di Sant’Ambrogio
 

Facciata della chiesa

Città Vigevano
Regione Lombardia
Stato Italia
Religione Chiesa cattolica
Diocesi Diocesi di Vigevano
Inizio della 

costruzione

1532
Completamento 1606

Il Duomo di Vigevano o Cattedrale di Sant’Ambrogio è la principale chiesa di Vigevano.

Storia

L’attuale chiesa fu iniziata da Francesco II Sforza nel 1532, su progetto di Antonio da Lonate, dopo aver demolito in gran parte quella precedente (della quale fu salvata la parte absidale) di antichissima origine. La chiesa fu consacrata il 24 aprile 1612. Sono presenti infatti documenti del 963 e del 967 che parlano della Basilica di Sant’Ambrogio in Vigevano; pertanto la chiesa primitiva risulta risalire a prima dell’anno mille. Nella suddetta sono ancora presenti alcuni frammenti di cornicione di stile lombardo, appartenenti all’antica Basilica. Purtroppo Francesco II morì poco dopo aver intrapreso la costruzione della Cattedrale. Venuta meno la munificenza del Duca, essa poté avere compimento con le offerte dei fedeli, del Comune e dei Vescovi, giungendo al tetto nel 1553 e venendo ultimata solo nel 1606 allo stato rustico, sotto la guida del Venerabile Vescovo Pier Giorgio Odescalchi, per poi essere definitivamente terminata alla fine del seicento, allorché fu compiuta la grandiosa facciata barocca ideata dal grande poligrafo Juan Caramuel y Lobkowitz, che fu Vescovo della città dal 1673 al 1682. Poiché gli assi del Duomo e della Piazza Ducale sono differenti (la Piazza era infatti scenografico ingresso al Castello, e non alla Cattedrale), il Caramuel, caduta la Signoria, fece erigere la nuova facciata in forma concava e fece eliminare l’originale rampa d’accesso al Castello, completando il porticato sotto la Torre del Bramante; un escamotage per rendere simmetrico il Duomo rispetto alla Piazza e cambiare così la “funzione” di quest’ultima. Il campanile sfrutta come base una torre trecentesca (probabilmente l’antica torre civica) su cui è stato realizzato un primo sopralzo nel 1450, e un secondo nel 1818 con la costruzione dell’attuale cella campanaria sormontata da merli. Nel 1716 venne completata la cupola con la copertura in rame e nel 1753 venne terminata la Sacrestia Capitolare. Durante tutto l’Ottocento si susseguirono numerosi lavori di restauro tra cui la costruzione dell’altare maggiore (1828-1830), ad opera di Alessandro Squirico, e la decorazione interna (1857-1858) ad opera di Vitale Sala.

La chiesa conserva al suo grandioso e luminoso interno a tre navate opere di Francesco Gonin, Benvenuto Cellini, Conconi, Gatti, un pregevole altare con quello che viene definito “il Polittico Biffignandi”, attribuito a Bernardino Ferrari (1490c. – 1524c.), ed alcune opere della scuola del Nuvolone. Di grande interesse è anche l’organo a canne che si trova in Presbiterio, nella cantoria di destra, costruito nel 1782 dai Serassi  di Bergamo e recentemente restaurato.

Il tesoro del Duomo

Il Duomo di Vigevano è anche divenuto famoso per il tesoro della Cattedrale, che in parte risale alle donazioni elargite al Capitolo da Francesco II Sforza. Oltre a notevoli calici, pissidi e paramentali, esso conserva anche manoscritti di grande valore miniati da Giovan Giacomo Decio, un Pastorale Vescovile in avorio di narvalo e “La Pace”, una preziosa suppellettile in argento dorato di scuola lombarda. Nella seconda sezione del museo sono conservati una serie di arazzi fiamminghi di Bruxelles (1520) e Auderaarde (seconda metà del XVII secolo) con raffigurazioni sacre e profane, e due splendidi stendardi cinquecenteschi delle antiche Confraternite Di S. Maria del Popolo e dell’Annunziata. Nel tesoro della Cattedrale è conservato inoltre un prezioso paramentale ricamato con fili d’oro, che fu utilizzato da Napoleone Bonaparte per la sua incoronazione a Re d’Italia nel Duomo di Monza nel 1805.

 

Presbiterio e Altare Maggiore

 

Interno della cupola affrescata dal Gonin

 

l’organo Serassi del 1782

 

Veduta della Piazza Ducale

Piazza Ducale verso la Torre del Bramante

Vero gioiello rinascimentale la Piazza Ducale di Vigevano venne costruita per volere di Ludovico Maria Sforza detto il Moro a partire dal maggio 1492, come magnifica anticamera del castello ormai trasformato in palazzo ducale, e terminata nel 1494.

Lunga 138 metri e larga 46, è edificata su tre lati (il quarto è occupato dalla Chiesa Cattedrale di Sant’ Ambrogio) con edifici omogenei con facciata e portici uniformi a contorno di un forum che ricalca il modello romano descritto da Vitruvio.

In origine la zona era caratterizzata da una larga strada contornata dagli edifici in gran parte porticati, tra cui quello del Comune, frutto dell’espansione trecentesca sviluppatasi a nord del promontorio fortificato dell’antico borgo scomparso con le trasformazioni viscontee e sforzesche che hanno portato alla realizzazione dell’attuale “castello”. Al borgo e al primitivo castello annesso, situati in posizione sopraelevata, si accedeva per mezzo di una rampa o forse di una scalinata posta in corrispondenza dell’attuale torre che funge da ingresso al castello.

La nuova piazza venne realizzata sotto la direzione dell’ingegnere ducale Ambrogio da Corte con la demolizione delle case situate verso la scarpata su cui sorge il castello e il riuso degli edifici a nord e ad ovest, allineandoli con il rifacimento delle facciate. La realizzazione sforzesca aveva il lato sud interrotto, in corrispondenza con la torre, da un’ampia rampa di collegamento tra la piazza e il castello; il lato ovest si prolungava fino alla scarpata del castello (alcune arcate con le colonne originali si trovano inserite nel caffè Commercio) ed era diviso in due parti unite da un arco trionfale posto all’imbocco della via del Popolo, mentre sul lato nord, in corrispondenza dell’aggancio con quello ovest, proprio di fronte alla rampa, si apriva un arco trionfale a tre fornici corrispondente all’imbocco di via Giorgio Silva. Le facciate si presentavano totalmente decorate con affreschi.

La forma attuale è frutto dell’intervento del 1680, realizzato dal vescovo Juan Caramuel y Lobkowitz, in cui viene demolita la rampa e costruito uno scalone inserito nel completamento del tratto mancante del lato sud, parte del lato ovest (verso il castello) viene inglobato nel corpo sud. L’assetto della piazza viene definitivamente modificato dal Caramuel con la costruzione della nuova facciata della cattedrale: una facciata concava, addossata alla chiesa come una quinta teatrale, che abbraccia e accoglie il recinto della piazza ribaltando il rapporto sforzesco piazza-castello trasformandolo in piazza-chiesa.

In epoca sconosciuta, forse nella metà del XVIII secolo, si sostituiscono gli archi trionfali, completando il ritmo delle arcate, con nuove colonne di materiale e fattura diversa da quelle quattrocentesche. Nella prima metà del 700 gli occupanti austriaci collocano in piazza la statua di san Giovanni Nepomuceno, che ancora oggi caratterizza il lato occidentale.

La pavimentazione con ciottoli e lastre di serizzo risale alla metà dell’800, quando viene sostituita anche la pavimentazione dei portici, originariamente in mattoni a spina di pesce, con quella attuale. Nel 1911, ad opera dell’architetto Moretti, viene realizzato il disegno con ciottoli bianchi e inseriti i lampioni. Tra il 1905 e il 1910 viene realizzato un ampio restauro che riporta alla luce i lacerti degli affreschi sforzeschi, nascosti dalle pitture settecentesche, a opera del pittore vigevanese Casimiro Ottone, che integra i lacerti con una nuova decorazione pittorica in stile rinascimentale; durante i lavori si rifanno i tetti con la realizzazione degli eclettici camini e vengono installati i lampioni attuali. In occasione del 500° della sua costruzione, tra il 1992 e il 1996, viene fatta la “ripittura” della decorazione di inizio secolo e il restauro di ciò che resta degli affreschi sforzeschi originari.

Sul lato ovest del quadrilatero (quello opposto al Duomo) sorge la statua di San Giovanni Nepomuceno, lì collocata durante l’occupazione austriaca della prima metà del Settecento.

Chiesa di S. Pietro Martire (Vigevano)

Chiesa gotica di Bartolino da Novara (1363), rimaneggiata nel ‘400 e rifatta nel 1918 nella parte anteriore, ha campanile ottagonale; sulla destra due chiostri quattrocenteschi.

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