BIOGRAFIA DI OTTO DIX

Otto Dix

Skat di Otto Dix, 1920

(Gera, 2 dicembre 1892 – Singen, 25 luglio 1969) pittore tedesco, esponente di spicco della “Neue Sachlichkeit” (Nuova oggettività), dipinse le sue opere più note durante gli anni della fragile Repubblica di Weimar, incentrate su tematiche forti e disegnate con crudezza, come la guerra e la morte al fronte, i reduci storpi nelle città del dopoguerra, le deformità della bruttezza, il rapporto tra eros e morte, oltre a numerosi ritratti e gli autoritratti che realizzerà con costanza per tutta la vita.

Gli esordi

Di origini proletarie (il padre era operaio in fonderia), nel 1910 entrò alla Scuola d’arti decorative di Dresda, specializzandosi come ritrattista; la frequentazione di gallerie e mostre di pittura (sempre a Dresda, nel 1912, visitò una mostra di Vincent Van Gogh, restandone fortemente colpito) fu determinante per il suo perfezionamento anche come autodidatta.

Il trauma della guerra

Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, Dix si arruolò entusiasticamente volontario nell’esercito tedesco. In qualità di sottufficiale combatté sia sul fronte occidentale, contro gli eserciti inglese e francese, che sul Fronte Orientale, contro l’esercito russo; nel corso della guerra fu ferito e decorato più volte.
L’esperienza della guerra scioccò profondamente Dix, trasformandolo in un convinto pacifista: una parte importante dell’opera di Dix rifletterà proprio quel tragico periodo. Solo dopo molti anni arriverà a mettere su tela un documento di valore eccezionale come il “trittico sulla guerra”, realizzato a Dresda nei primi anni trenta, dopo un lungo periodo di incubazione, ad appena un anno dalla salita al potere di Hitler. Nel pannello centrale, tra corpi maciullati ed in decomposizione, emerge una unica figura viva, uno spettrale soldato con maschera antigas; sovrasta il tutto uno scheletro impigliato in delle travi d’acciaio, che sembra puntare l’indice della mano destra verso qualcuno o qualcosa.
Addirittura successivo cronologicamente è “Le Fiandre”, dipinto nel 1936, ultima opera sulla grande guerra, una drammatica esemplificazione della vita dei soldati in trincea.

Tra espressionismo e dadaismo

Al termine della Prima Guerra Mondiale, Dix tornò a Dresda.
Nel 1919 aderì al gruppo espressionista della Secessione di Dresda ma ben presto, con George Grosz, Rudolf Schlichter e John Heartfield, diede vita al gruppo dadaista tedesco,che prendeva ispirazione da quello di Zurigo, organizzando nel 1920 a Berlino la Prima fiera internazionale dada.
Nel 1922 si trasferì a Dusseldorf, dove nella locale accademia perfezionò il suo tipico stile: un realismo acuto, narrativo e morale, pieno di significati simbolici.

Pregnant di Otto Dix

È di questo periodo la serie dei dipinti con mendicanti, mutilati, marinai, prostitute e scene di violenza sessuale, tecnicamente eseguiti tramite una pittura volutamente antiartistica e infantile, tipica del dadaismo.

Suleika di Otto Dix

Dix fu estremamente critico nei confronti della società tedesca del tempo e le sue opere ne espressero gli aspetti più squallidi; tra questi, particolare enfasi venne data al tema della guerra e alla conseguente emarginazione sociale dei reduci (questo concetto fu sviluppato anche in ambito letterario da scrittori come Erich Maria Remarque).

Prager di Otto Dix, 1920

Come modelli usò spesso immagini reali di soldati sfigurati, raffigurando corpi squartati e decomposti in trincee e in campi di battaglia, servendosi di un realismo crudo e tragicamente impietoso per lanciare un violento atto d’accusa antimilitarista.
Nella Germania del tempo, queste tele causarono un tale turbamento che spesso furono rimosse dai musei e dalle gallerie d’arte dove erano esposte. Esemplare in tal proposito il caso del dipinto “La trincea”, acquistato da un Museo di Colonia nel 1923, ma restituito dal Direttore nel 1925 a seguito del giudizio scandalizzato dei critici. I Nazisti nel 1933 la esposero come opera degenerata con l’indicazione “Sabotaggio alla difesa dipinto dal pittore Otto Dix”; il quadro finirà per scomparire, probabilmente bruciato.

Nel 1925 Dix partecipò alla mostra della Nuova oggettività a Mannheim e nel 1927, dopo due anni di soggiorno a Berlino, fu chiamato a insegnare all’Accademia di Dresda.

L’emarginazione col nazismo
Nel 1933, con la presa di potere nazista, Dix fu considerato un artista degenerato, perse l’incarico di professore all’Accademia di Dresda e gli venne proibito di esporre le proprie opere, alcune delle quali furono esibite nell’esposizione nazista d’arte degenerata e furono poi bruciate.
Trasferitosi sul lago di Costanza, fu costretto a dedicarsi esclusivamente alla pittura di paesaggio, evitando i temi sociali.

Sins di Otto Dix, 1933

In quanto veterano pluridecorato della Prima Guerra Mondiale, allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale Dix fu nuovamente richiamato nell’esercito tedesco; catturato dalle truppe francesi, fu rilasciato nel 1946.

Nel dopoguerra riprese l’attività artistica realizzando soprattutto allegorie religiose e scene di sofferenze legate alla guerra.
Otto Dix morì a Singen, in Germania, il 25 luglio 1969.

In breve:
Otto Dix nasce nel 1892 a Untermhaus presso Gera da una famiglia proletaria. Dal 1909 al 1914 studia alla Scuola di Arti Figurative a Dresda.

Volontario nella Prima Guerra Mondiale, combatte nella campagna delle Fiandre, in Francia, in Polonia e in Russia.
Le atroci esperienze sul fronte lasceranno tracce indelebili nella sua vita e lo renderanno particolarmente sensibile alle ingiustizie e all’ipocrisia della società borghese del dopoguerra. Il fatto che la guerra diventi uno dei temi principali del suo lavoro va interpretato come bisogno di rappresentare la sofferenza in quanto tragica ed estrema esperienza umana più ancora che come segno di protesta e di coinvolgimento diretto nell’attività politica.
Dal 1919 al ’22 è assistente all’Accademia e co-fondatore della “Nuova Secessione di Dresda, Gruppo 1919”, nonché membro della “Novembergruppe”. Di questo periodo sono le sue opere dadaiste.
Tra il 1922 e il 1925 è a Düsseldorf dove frequenta il Circolo di Johanna Ey. Esegue un ciclo di incisioni di decisa condanna agli orrori della guerra, descritta in tutta la sua brutalità. Passa dal Dadaismo a un realismo proletario e a un verismo di critica sociale. Partecipa alla mostra della Nuova Oggettività a Mannheim.
Entra nel “Gruppo Rosso” e con gli altri artisti che ne fanno parte espone in una mostra itinerante nell’Unione Sovietica.
Nel 1927 è professore all’Accademia di Dresda e membro dell’Accademia Prussiana.
1933-37: il Nazismo è al potere. Dix viene rimosso dalle cariche pubbliche e, nel 1934, la sua arte è dichiarata “degenerata”: gli viene vietato di esporre e 260 sue opere sono sequestrate dalle collezioni pubbliche.
Nel 1939, dopo un breve periodo di carcere, si trasferisce nel sud della Germania, rifiutandosi di lasciare il paese nonostante il pericolo.
Richiamato sotto le armi con la mobilitazione generale, malgrado l’età, nel 1945 viene fatto prigioniero dall’esercito francese. Nel 1946 si stabilisce sul lago di Costanza.
Nel 1955 è nominato membro ufficiale dell’Akademie der Künste di Berlino Est.
Nello stesso anno partecipa a Dokumenta I di Kassel.
Muore a Singenhonentwiel nel 1969.

Ey di Otto Dix, 1924

Otto Dix, ovvero le atrocità della guerra e le aberrazioni della società attraverso gli occhi della pittura.

Testimone in prima linea del conflitto che sconvolse il mondo (trascorse molti anni al fronte), la sensibilità di Otto Dix esce violentata dalla tragicità degli eventi, dai corpi mutilati ma anche dalla degradazione di certi ambienti in cui la società si esprime in tutto il suo più avvilente squallore.

Harden di otto Dix, 1926

La pittura dell’artista tedesco, che fondò a Dusseldorf la corrente chiamata emblematicamente “Nuova oggettività” , è violenta denuncia, satira tagliente come il segno della sua pittura, dei suoi disegni, delle sue acquaforti, delle sue xilografie.

Composizione di grandi dimensioni (come il Trittico della guerra esposto alla Dresda Gemaldegalerie Neue Meister o il Trittico La grande città custodito alla Stadtgalerie): campi di battaglia farciti di distruzione ed orrore, colori drammatici, tragici se vogliamo, toni di morte e sofferenza, volti cupi, prostitute disgustose, donne volutamente sgradevoli, feste da ballo, cabaret, locali su cui aleggia immanente ed opprimente un senso di morte, di tragica premonizione.

Berber di Otto Dix, 1925

Accuse manifeste di otto Dix al regime di Hitler ( la caricatura del Fuhrer campeggia in alcuni dipinti), satira e denuncia che non poteva restare inosservata e così l’arte di Dix divenne arte degenerata ed i suoi dipinti finirono in gran parte bruciati; l’arte arma terribile da cui difendersi per il regime totalitario, un male da estirpare.

Un’ umanità rappresentata come caricatura, personaggi quasi da fumetto, perversi e ridicoli, un’umanità abbrutita, in disfacimento: l’orrore della guerra passando dal sangue dei campi da battaglia ai vizi ed al cinismo di bordelli e cabaret.

Mirror di Otto Dix, 1921

L’orrore di un’epoca ritratto da Dix con segni taglienti, immagini lancinanti, una guerra che dietro di sè lascia un segno di devastazione in ogni struttura sociale, in ogni essere umano.

Certamente personaggio scomodo Dix, tanto da essere imprigionato dai nazisti con l’accusa di voler attentare alla vita di Hitler: uscirà vivo da questa esperienza e lascierà gli orrori della sua Germania per approdare al porto tranquillo della Svizzera dove il suo cuore e la sua arte troveranno maggiore serenità e religioso affidamento.

Otto Dix ovvero quando l’ arte risponde con la violenza del segno e delle immagini alla violenza della guerra e della società: l’orrore vissuto in prima linea trasposto in tele, disegni ed incisioni e su tutto un grido di dolore di un’umanità “mutilata” e inorridita.

Beauty di otto Dix, 1922

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

5 thoughts on “BIOGRAFIA DI OTTO DIX

  1. Ottimo lavoro , con una piena rispondenza fra contenuto e immagini scelte…grazie !

  2. antonietta pirola ha detto:

    Gentile Signora, mi permetto di scriverLe perchè sto impazzendo per ritrovare un’immagine dell’autoritratto di Dix, autoritratto da soldato durante la prima guerra mondiale. Tutto questo perchè mio marito è in possesso di un autoritratto firmato Dix del 1915. Nella pagina dedicata alle opere di questo pittore, la foto dell’autoritratto è stata rimossa anche se rimane la descrizione dell’opera e dove si trova. Non sappiamo dove e a chi rivolgerci per avere informazioni su questa tela che abbiamo. Potrei inviarLe una foto dell’opera e, ove ritenesse interessante un approfondimento, gradiremmo conoscere dove poter portare il quadro per saperne di più. Mi chiamo Antonietta Pirola ho 65 anni e sto a Roma. Mi scuso se dovessi averLe recato disturbo e Le porgo i migliori saluti.
    Antonietta Pirola

    • Carol Gianotti ha detto:

      Signora Antonietta, non mi ha recato nessun disturbo, non si preoccupi. Mi lusinga la fiducia accordatami, anche se, onestamente, credo di non esser in grado di svolgere un lavoro di autenticazione di un’opera. Se ha piacere può inviarmi la foto dell’opera al mio indirizzo mail: loudandproud@hotmail.it, posso compararla con quelle in mio possesso (che andrò a ricercare nel materiale che riguarda questo artista), farne un’analisi visiva (che le farò pervenire via mail) e mostrarla ad alcuni dei docenti dell’Accademia di Belle Arti di Novara (dove mi sono diplomata), che mi indirizzeranno verso gli addetti ai lavori. Così lei potrà recarsi presso un esperto in materia che si occuperà della procedura di autentificazione dell’opera. Intanto le consiglio di leggere il testo di Federico Zeri “Dietro l’immagine”. Nella quarta conversazione Federico Zeri parla del problema dei “falsi”: che cosa fa un falsario per realizzare il suo prodotto? E quali implicazione e conseguenze ha tale presupposto sull’opera da lui realizzata?
      Il falsario ha come obiettivo l’immedesimazione in un’epoca storica del passato e la creazione di un’opera d’arte propria di quell’epoca.
      Anche se questa idea appare utopica; primo perché un momento che non esiste più non può esser ricreato. Secondo perché, nonostante gli sforzi che il falsario possa fare nella realizzazione della sua opera, ci sarà sempre un dato che smaschererà il falso. Come la palma nel falso attribuito a Raffaello o la piuma appoggiata sulle labbra nell’affresco del falsario del calcinaccio. Oppure l’architettura nel falso attribuito a Bernardo Daddi. Parlando solo dei lavori meglio riusciti.
      In ultimo definirei la copia ed il falso: si dice copia un’opera che contiene gli stessi elementi visivi dell’originale.
      Si dice falso un’opera che contiene elementi visivi unici, a guisa di epoche passate.
      Detto questo, la saluto e aspetto di risentirla, augurandole che l’opera possa presto essere riconosciuta come originale. Resto a sua disposizione e le auguro buona giornata. Carol Gianotti per Artista Goloso

  3. enrico ha detto:

    salve per caso può consigliarmi un testo in ita che approfonda lo stile e la tecnica incisoria del ciclo di incisioni della guerra? grazie

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: