GRAFFITISMO

GRAFFITISMO

O GRAFFITI ART

articolo di Carol Gianotti

Graffito di Melone

Tendenza pittorica di origine spontanea e popolare che si manifesta con la realizzazione, tramite spray, di scritte e figurazioni su pareti di edifici, muri di cinta, mezzi pubblici e tutto ciò che appare “scrivibile” del tessuto architettonico urbano, pubblico e/o privato.
Nata in America, la graffiti art ripropone tecniche e motivi sviluppati nelle aree sociali disagiate delle metropoli, a partire dagli anni Sessanta, specialmente nella cultura afro-americana, come forma di protesta e d’espressione artistica che ricalcava le dinamiche del gruppo.

Graffito di Melone (2008)

Successivamente tale pratica si diffuse anche in Europa, dove si legò alle affermazioni di movimento dell’area della controcultura, diventando un mezzo di diffusione di messaggi di natura politica non più circoscritto alle aree periferiche ed emarginate della città, ma esteso anche a tabelloni pubblicitari ed edifici pubblici considerati simboli di potere (banche, uffici comunali, sedi delle multinazionali) e dove la sua diffusione si accompagnò a un fervido dibattito sulla natura artistica o vandalistica di simili opere.
Parallelamente al suo emergere come fenomeno sociale spontaneo nei ghetti statunitensi, la tecnica del graffito, venne accolta fin dalla metà degli anni Settanta, all’interno dell’ambiente artistico artistico-istituzionale, grazie a Jean Michelle Basquiat e a Keit Haring

graffito di Jean Michelle Basquiat

anche se una presa di coscienza delle potenzialità estetiche si può far risalire ai primi decenni del Novecento, quando artisti come Balla, Hensor, Grosz, subirono il fascino esercitato dalle iscrizioni presenti negli spazi pubblici e ne fecero, occasionalmente, una fonte d’ispirazione per le proprie opere.
Tale appropriazione da parte del mondo dell’arte istituzionale determinò alcuni mutamenti sostanziali in queste produzioni, come la perdita dell’ anonimità.

graffito di Guans (2008)

Il writer del ghetto è riconoscibile per il tratto o per il soggetto, spesso criptico e auto-referenziale,
mentre autori  come Basquiat e Haring presentano un’ identità artistica ben definita.
L’ acquisizione da parte del graffito di una dimensione individuale contrapposta all’esigenza originaria, nonché il cambiamento di supporto dal muro alla tela o alla parete della galleria, che istituzionalizza e ricontestualizza nel sistema dell’arte una pratica “illecita”.

graffito realizzato a Novara (2009)

Haring, ad esempio, determina la legittimazione dei suoi pieces (pezzi), composizioni di figure stilizzate e arrotondate, continue, dalle tinte piatte e piuttosto pure o poco schiarite. Lavora sia sui muri di New York che in abitazioni private o gallerie. La sua arte è stata considerata “decorativa” per molto tempo, prima di esser compresa nella sua peculiarità e genialità.

Tuttomondo di Keith Haring

Ecco un esempio un bellissimo graffito murale realizzato con lo stile personalissimo e caratterizzante di Keith, dall’intricato stile geometrizzante e stilizzato, ricco di intersecazioni e figure.

Keith Haring mentre graffita

Qui a fianco si può vedere Haring mentre esegue un graffito sui cartelloni della Metropolitana di New York.
La velocità di esecuzione è una delle caratteristiche più importanti che determinano il fenomeno della graffiti art. Il writer deve eseguire la sua opera rapidamente, per non esser scoperto dalla gente o inseguito dalla polizia. In Italia le pene per il graffitismo sono severe. Nonostante le battaglie di chi vorrebbe il writing libero e non lo vive assolutamente come vandalismo ma come forma d’arte autonoma. Di recente si è pronunciato in maniera favorevole anche il famoso critico d’arte Vittorio Sgarbi.

graffito di Jean Michelle Basquiat

Questo è un esempio di graffito di Basquiat, la cui produzione è stata vasta, confusionale e meno indirizzata di quella di Haring, che ha cercato un unico stile che lo raccontasse inequivocabilmente.
Basquait viveva l’arte in modo viscerale, primitivo, in maniera assolutamente  priva di regole. Usava “taggare” con lo pseudonimo Samo. Il tag (la “firma”) è quella che usano ancora i writer contemporanei, per lasciare il segno inequivocabile di sé e del proprio lavoro dando visibilità a soggetti artistici che altrimenti rimarrebbero nascosti e sconosciuti, con grafie ermetiche e rapidissime.

tag

Sono molteplici le riflessioni che possiamo fare a proposito. Io personalmente non voglio schierarmi né giudicare l’operato di “colleghi” artisti. Sicuramente apprezzo il graffitismo in tutte le sue forme,  la trovo una forma d’arte piuttosto libera, anche se soggetta a regole e rituali che si sono andati a sviluppare nel tempo. Non è un gioco, ma l’incarnazione di tecniche difficili, nelle quali alla bravura, va aggiunta la gravante del poco tempo a disposizione e, spesso, della scarsità di luce.
Spezzo una lancia a favore dei graffiti e della graffiti art, Arte a tutti gli effetti, e anche di più. Non trovate?

Basquiat

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