IL VAGONE DI TERZA CLASSE DI HONORE’ DAUMIER

IL VAGONE DI TERZA CLASSE

articolo di Carol Gianotti

 

Il vagone di terza classe, Honorè Daumier

Realizzata tra il 1863 e il 1865

Olio su tela

Misure 65,4×90,2 cm.

National Gallery of Canada, Ottawa

Honorè Victorin Daumier fa parte dei veristi francesi. Dipingendo il Vagone ci ha lasciato una delle più alte e sincere testimonianze veriste. Di lui si può enunciare quanto fosse in grado di coglier intuitivamente la realtà, in modo umano e disincantato. La versione di questa tela è la migliore di tutta una serie del medesimo soggetto che realizzò tra il 1863 e il 1865.
Sotto molti aspetti è innovativa. I treni adibiti al trasporto di persone erano in funzione da appena un trentennio. Ma la vera innovazione sta nel fatto che Daumier fu il primo a ritrarre (schizzando) soggetti umani direttamente sul vagone in movimento.
Anche gli espressionisti tedeschi e austriaci nutrirono grande interesse per le locomotive e le stazioni, ma Daumier non dipinse mai gli esterni, ma gli interni dei vagoni. Realtà e introspezione. La scena è ambientata nella penombra del vagone.
Il punto di vista basso ci indica che il pittore disegnò anch’esso seduto. La luce proviene dai finestrini sulla sinistra.
Lo schema compositivo vuole le figure costruite sulle due diagonali che s’incontrano in corrispondenza della testa della donna con mantello e cesto. Il realismo con cui riproduce i viaggiatori stipati è inclemente. Percepiamo lo spazio angusto, l’odore di umanità, di fiato, di polvere, di abiti sporchi, di legno e di cuoio. Daumier precede a livello concettuale (non formale) l’ideale vangoghiano di quadro che racconta una storia umana e che deve sapere di fumo e di unto.
I passeggeri del Vagone sono povera gente, contadini, disoccupati, operai, madri, lavoratori stanchi e ragazzini. Ciò che colpisce in primis è la loro triste tranquillità, un silenzio sommesso pervade lo spazio, alcuni pensano, altri, troppo stanchi, dormono. Una mamma (sulla sinistra) allatta, qualcuno ha lo sguardo perso nel vuoto. Il silenzio mesto di queste persone stride con le sguaiate risa borghesi.
La tecnica pittorica è piuttosto insolita, molto velata e poco materica, la vasta gamma dei grigi e degli ocra, dei verdi, dei gialli, desaturati in molte tonalità esprime l’efficace e fedele lavoro d’osservazione e riproduzione della realtà. I suoi colori sono “sordi e asciutti”. Tutte le tinte che compongono questa tela armonizzano il una “penombra sociale”. Daumier vuole esprimere il disagio della povertà ingrigendo fisicamente l’ultima fra le classi, quella più soggetta alle privazioni e all’anonimato.
In particolar modo con l’impiego di un bruno azzurro che “allude in modo simbolico alla miseria dell’ambiente, allo stesso modo di come avverrà nelle prime pitture di Van Gogh.”

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