GLI SCAPIGLIATI part.2

1880-1894

Grandi e il Monumento alle Cinque Giornate

articolo di Carol Gianotti

Monumento alle Cinque Giornate, G. Grandi

 

“Che importa se il mio progetto e’ bello

e sentito dal pubblico scultorio,

o architettonico,

si imporrà.”

Particolare (il leone ai piedi della ridda)

Giuseppe Grandi nel 1881 vince il Concorso per la Realizzazione del Monimento alle Cinque Giornate per il Comune di Milano.
E’ un’opera bronzea, classificabile come scultura commemorativa, nello specifico un obelisco detto ridda, con figure allegoriche scolpite sul basamento.
Dalla visione frontale ne scorgiamo tre: la vittoria, il leone ruggente e l’aquila.
La scultura ottenne garnde successo all’inaugurazione: il 15 marzo 1895.
Oltre che per l’indubbia capacità e sensibiltà scultorea e plastica, anche per l’applicazione di sottilissime lastre di granito rosso di Svezia, granito giallo di Baveno e foglie in bronzo.
Tale efficace effetto policromo dato dall’interazione della luce sulla materia oggi risulta non più percepibile.

I DUE CUGINI, Tranquillo Cremona, 1873

I due cugini, T. Cremona

Tela appartenuta a V. Pisa

Con quest’opera introduciamo un concetto importante della pittura del Cremona: l’estetica e gli idilli amorosi.

L’abbraccio dei cugini è intimo e naturale, le vesti pastose e gli incarnati sfumati, (caratteristica che riscontriamo in molte tele del movimento). E’ presentata a Vienna nel 1873 dove viene accolta con partecipazione. Cremona usava firmare in rosso come molti suoi compagni, ma con le iniziali maiuscole e sovrapposte (che ricordano un logo).
E’ forse il più famoso degli Scapigliati, che sono anche detti, appunto, i Cremoniani.

 

I RAGAZZI TROUBEZKOY COL CANE, Daniele Ranzoni

I ragazzi trubetzkoy col cane, D. Ranzoni

Parliamo un pò di Daniele Ranzoni. Ripudia e critica aspramente la borghesia. Negli anni di Accademia (Brera) si sente schiacciare dal conformormismo borghese.
Usa la pittura per liberarsi e per affrontare direttamente temi attraverso l’iconologia (che all’epoca era, probabilmente, più forte della retorica; anche se in periodo post risorgimentale le funzioni linguistiche e comunicative avevano avuto grande slancio).
Lavora per un po’, disordinatamente, i risultati ci sono, ma la critica è dura, in fondo la carne al fuoco era molta. Per lavorare alla grande, si sa, si può scendere a compromessi. Il compromesso si chiama precettore.
Questo è il lavoro offertogli dall’Ambasciatore russo in Italia che si rivelò prezioso e importante. Si trasferisce a Villa Ada, assumendo egli stesso i comportamenti borghesi ai quali era avverso. Insegna tutte le materie ai figli dell’Ambasciatore e, proprio grazie alla sua intimità con la famiglia, realizza un bellissimo quadro dei tre bambini col cane. Tratta il lato psicologico, ne emergono le personlità, la dolcezza, è un inno alla gioia dei bambini, alla fedeltà del cane, al pathos più che alla forma.
Il modo in cui tratta la vegetazione della serra è a dir poco interpretativo, non è reale eppure con tocchi veloci ci da il senso del contesto. Il quadro racconta un episodio del diario di famiglia. La leggenda vuole che il Ranzoni lasci villa Ada nel 1870 poiché la sua relazione segreta con Ada (la moglie di Trobezkoy) diventa di dominio pubblico, uno scandalo per le menti dell’epoca. Ada, cantante lirica, invita il pittore a lasciare la villa di Intra. La cronaca, differentemente, vuole i bambini cresciuti ed il suo compito di insegnamento della precettistica generale terminato. Uno dei bambini diventerà pittore.

LA PICCOLA FIORAIA, Filippo Carcano 1862

Tela di pregiate fattezze, di attitudine realista.
Esposta a Brera nel 1864 col titolo Cortile a giardino con figure. Effetto di sole, rappresenta la prima opera in cui i contorni tendono a smaterializzarsi e le figure a sfilacciarsi (visione in dissolvenza delle forme).

Filippo Carcano studia a Brera, è allievo di Hayez è considerato il caposcuola del realismo lombardo. Divide con Ranzoni, Cremona e Faruffini lo studio a San Primo, Milano. Nel 1856 si dedica alla pittura di paesaggi applicando un cromatismo molto reale e una sublime ricerca luministica. E’ punto di riferimento per gli artisti di fine secolo.

La piccola fioraia, F. Carcano

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