AUTORITRATTO CON ALCHECHENGI di Egon Schiele

Articolo di Carol Gianotti

L’opera che vediamo stampata sui biglietti della mostra Schiele e il suo tempo, tenutasi a Palazzo Reale (Milano) tra la primavera e l’estate 2010 è il famoso:

AUTORITRATTO CON ALCHECHENGI del 1912

un dipinto su tavola di piccole dimensioni (32.4×40.2cm)

realizzato con olio e vernici opache

Le analisi critiche dell’opera puntano tutte il dito sul gioco di contrapposizioni e di corrispondenze fra gli elementi, la spalla abbassata e quella sollevata, la testa piegata di lato, i fiori, i gambi e le foglie, risolto in maniera brillante. Ciò che, invece, mi ha colpito maggiormente è quello sguardo, che ti fissa dall’alto in basso, non altezzoso, ma sottecchi. I capelli e il corpo, volutamente tagliati fuori dai bordi del quadro, vengono in questo modo messi in relazione. Il collo esile, leggermente piegato, è espressione di una fragilità accentuata anche dalla torsione della testa, con gli occhi rivolti verso il lato opposto, e dello sguardo, già citato, malinconico, con le pupille rosse e le iridi verde muschio (un accostamento di colori che Schiele amava particolarmente). Il sopracciglio è inarcato, segno di dubbio. L’insieme è convincente, per nulla teatrale come gli autoritratti di Kokoschka. L’impostazione è ricca anche nei particolari. Il volto è delicato, sublime, come al solito magro; il cromatismo della pelle è fine e sapientemente costruito, c’è dell’azzurro, blu, terre brune, ocra rossa. La veste è nera. Come al solito non è importante il fuori, ma il dentro. Le pennellate sono grosse, rapide e vibranti. La linea della spalla sinistra prosegue nel contorno della mandibola inferiore e , seguendo la curvatura dell’angolo della mascella, viene messa in rapporto col profilo del collo. L’effetto dell’opera è di grande immediatezza. La pianta dell’alchechengi è rossa, gli steli sottili creano geometrie, mentre le foglie stilizzate della pianta ricordano le lanterne giapponesi o i bordelli dell’epoca. Schiele ha qui rappresentato sé stesso per ciò che era: un uomo, un artista ipersensibile.

Autoritratto con alechechengi, E. Schiele


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