Venere di Milo con cassetti (1936-1964) Salvador Dalì

Venere di Milo con cassetti (1936-1964)

Salvador Dalì

Bronzo e pelliccia di ermellino

98 x 32.5 x 34 cm

Rotterdam, Museum Boijmans Van Beuningen

L’unica differenza fra la Grecia classica ed il presente è Freud, che scoprì come il corpo dell’uomo, che al tempo dei greci era puramente neoplatonico, oggi sia pieno di cassetti segreti che solo la psicoanalisi è in grado di aprire.

Nel 1936 Dalì sceglie la Venere come modella del bello ideale e fa una copia della celeberrima Venere di Milo, che si trova al Louvre.

Secondo André Breton (nella sua Introduction to the discourse on the paucity of reality – Introduzione al discorso sulla scarsità della realtà) si tratta, parlando dell’originale, di un prodotto dell’attività onirica e della fantasia erotica privi di una reale finalità ed inseriti nel mondo concreto per far emergere i desideri inconsci a solo turbamento della ragione.

Per Dalì, questi oggetti, che si prestano ad un funzionamento meccanico, sono basati sui fantasmi e possono provocare atti inconsci.

Ecco perché nella sue versione la Venere è dotata di una serie di cassetti (meccanici), posizionati in corrispondenza del seno, del torace, dell’addome e del ginocchio sinistro. Sono semi aperti, dotati di un pomello di pelliccia, che ci invita ad accarezzarlo per rinvigorire la sessualità repressa dalla diffusa morale cristiana. C’è chiaramente lo zampino di Marcel Duchamp in quest’opera, suo grande amico e “rivale”.

Una metafora, questa, già presente nel Secondo Manifesto Surrealista di Breton; l’idea della Venere di Milo con cassetti nasce, secondo C. Maddox, durante un soggiorno di Dalì in Inghilterra presso il magnate Edward James. L’umano si trasforma in oggetto secondo l’ambiguità della traslazione linguistica della parola chest (letteralemente “torace” ma anche “mobile”) che connota il chest of drawers, ovvero un arredamento tipicamente britannico.

Il gioco di parole genera una confusione poetica che Dalì concretizza in quest’opera formidabile, ispirato dalla curiosa analogia linguistica.

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